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    April, 2007

    triangolo delle bermuda

    Il Triangolo delle Bermuda

    http://www.roswell.it/wp-content/bermuda.jpg

    Il Triangolo delle Bermuda è una zona di mare di forma per l'appunto triangolare, i cui vertici sono:

    In questa zona di mare si sarebbero verificati dal 1800 in poi numerosi episodi di "inspiegabili" sparizioni di navi e aeromobili, per questo motivo il triangolo delle Bermuda è anche soprannominato Triangolo maledetto o Triangolo del diavolo. Nonostante la reputazione "maledetta", derivante soprattutto da opere di divulgazione misteriologica, il numero di incidenti nel Triangolo non è affatto superiore a quello di una qualsiasi altra regione ad alta densità di traffico aeronavale. Come confermato dalla United States Coast Guard l'incidentalità è nella norma per la quantità di traffico e gli incidenti avvenuti sono derivanti da normali cause fisiche e meccaniche.


    Uno schizzo del Triangolo delle Bermuda

    Storia 

    Già Cristoforo Colombo in uno dei suoi viaggi cita alcuni avvistamenti di animali sconosciuti in un' area approssimativamente vicina al triangolo. Alcuni marinai avrebbero osservato anche alcune luci danzanti all'orizzonte e registrato malfunzionamenti della bussola, ma la spiegazione per entrambe le anomalie potrebbe essere la caduta di una meteora nei dintorni della zona.

    La prima citazione documentata di sparizioni risale al 1951, quando E.V.W. Jones della Associated Press telegrafò un articolo in merito alla perdita di alcune navi. L'articolo parlava di misteriose scomparse di navi, aerei e piccole barche nella regione del "Triangolo del diavolo". Le sparizioni vennero poi menzionate nel 1952 in un articolo su Fate Magazine a firma George X. Sand, che raccontò di strane sparizioni marine. Nel 1964, Vincent Gaddis definì l'area "Il triangolo mortale delle Bermuda" in un numero di Argosy, dando fama al nome.

    Nel 1974 Charles Berlitz riprese l'idea, e raccolse in un volume (The Bermuda Triangle) l'elenco delle sparizioni, romanzandone i dettagli e inserendo diverse spiegazioni: traffico eccessivo, tempeste naturali, "buchi temporali", l'impero di Atlantide, interventi extraterrestri, tecnologie aliene, o altre cause soprannaturali.

    Il libro ebbe grande diffusione, e ne venne tratto un film.

    In verità, qualcosa è stato ritrovato al largo di Paradise Point, la punta occidentale dell' isola di Bimini. Il professor J. Manson Valentine, zoologo ed archeologo dell'Istituto Oceanografico della stessa Bimini, in collaborazione con altri studiosi e con sommozzatori scientificamente preparati (tra cui Jacques Mayol) scoprirono verso la fine degli anni sessanta nella zona indicata dal medium Edgar Cayce, una formazione rocciosa sommersa simile ad una scalinata e ad una strada lunga 100 metri, composta da enormi blocchi di pietra disposti ordinatamente uno in fila all'altro, ritenuti una formazione naturale dagli scienziati e vestigia di strade ed edifici collegati con il leggendario "continente sommerso" dagli esoteristi. [2]

    Nonostante la fama dell'area, le statistiche dei Lloyd's di Londra affermano con certezza che il "triangolo" non è né più né meno pericolosa di ogni altra zona dell'oceano, valutando il numero di incidenti e perdite per la quantità di traffico sostenuto: l'area è una delle vie commerciali più affollate al mondo e le percentuali di sparizione sono insignificanti se esaminate nel complesso.

    Il ricercatore e istruttore di volo Larry Kusche pubblicò nel 1975 The Bermuda Triangle Mystery - Solved, una ricerca che metteva in luce gravi imprecisioni e alterazioni nell'opera di Berlitz: spesso il resoconto non coincideva con i racconti di testimoni o di persone coinvolte negli incidenti e sopravvissuti. In molti casi informazioni importanti erano omesse (come ad esempio nella scomparsa di Donald Crowhurst, riportata come mistero nonostante già allora fosse chiaro che Crowhurst aveva inventato i racconti delle sue imprese ed aveva commesso suicidio. Oppure come nel caso del cargo che Berlitz colloca come disperso nei pressi di un porto nell'Atlantico, quando in realtà era andato perso nei pressi di un porto dallo stesso nome ma nel Pacifico). Inoltre, Kusche dimostrò, tramite documentazione, come numerosi incidenti indicati come "vittime del triangolo" si erano in realtà verificati a moltissima distanza e fossero stati inclusi in malafede.

    La ricerca di Kusche portò ad alcune conclusioni:

    • Il numero di navi disperse è paragonabile, percentualmente, a quello di ogni altra zona dell'oceano.
    • In una zona di tempeste tropicali, molte delle scomparse sono facilmente spiegabili, oltre che per nulla misteriose.
    • Il numero di perdite è stato enormemente esagerato da una ricerca falsata.
    • Le circostanze delle scomparse sono state riportate in modo falsato da Berlitz: il caso più comune riguarda navi che sono date per disperse con mare calmo e assenza di vento, quando in realtà le registrazione dell'epoca mostrano tempeste o peggio.
    • "La leggenda del Triangolo delle Bermuda è un mistero fatto ad arte... mantenuto in vita da scrittori che volontariamente o meno fanno uso di dati errati, argomentazioni falsate, ragionamenti svianti e sensazionalismo" (Epilogo, p. 277).

    In seguito alcuni autori, tra cui Gian J. Quasar, hanno sollevato obiezioni al lavoro di Kusche: cita spesso come prove affondamenti che erano già ben noti prima della pubblicazione del libro, non dati nuovi; davanti agli errori di identificazione o posizionamento di Berlitz, in alcuni casi si spinge a dire che alcune navi non siano mai esistite, nonostante vi siano registrazioni in merito; ammette in alcuni casi (come quello dello Star Tiger e del DC-3) di non essere in grado di fornire una spiegazione nonostante dichiari che sia tutto nell'ordinario.

    Una spiegazione per alcune delle sparizioni riguarda la presenza di vaste sacche di metano all'interno della crosta continentale. In un documento del 1981 del United States Geological Survey si parla di emissioni di metano naturali e periodiche che possono diventare una minaccia per la galleggiabilità delle navi (alterando la saturazione di gas nell'acqua e abbassandone la densità o creando bolle di metano in superficie)



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