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augustus 2007 Corrispondenze - Candele e coloriCosa sono le corrispondenze
Un esempio? Queste, in maniera molto succinta, sono le corrispondenze. Sono una parte della "tecnica" dell'Arte, sono basi a cui si deve fare riferimento quando si opera un rituale o un incantesimo. Sono un fondamento tramandato nel tempo. Sono importanti. Non dimenticatelo mai. Ho associato a questa pagina il capitolo sugli elementi, poiche le corrispondenze di questi sono le piu' riassuntive e le piu' utilizzate.
Gli
Elementi
Fuoco, Acqua, Terra e Aria. Sono i 4 elementi che compongono quello che noi chiamiamo Natura. Sono quello a cui noi facciamo riferimento, e che ci aiuta, quando operiamo determinati rituali. Sono basi da conoscere prima di mettersi a praticare, sia in virtu' di un risultato migliore, sia perche' non e' mai bene mettersi a fare qualcosa in maniera approssimativa, senza un minimo di conoscenza. Inserisco qui una tabella riassuntiva dei 4 Elementi, e delle loro corrispondenze piu' strette.
Fuoco Il Fuoco e' l'elemento che corrisponde all'aspetto maschile Punto Cardinale: Sud
Acqua L'Acqua e' l'elemento che corrisponde all'aspetto femminile Punto Cardinale: Ovest
Terra La Terra e' l'elemento che corrisponde all'aspetto femminile Punto Cardinale: Nord
Aria Punto Cardinale: Est
Colori e candele
Ho unito i due argomenti poiche'
ritengo siano strettamente correlati. Ma andiamo con ordine... Tutti sappiamo cosa siano le
candele. Le candele sono simboli, sono strumenti, sono mezzi che utilizziamo nei rituali e nelle celebrazioni, con un preciso significato, in stretta correlazione con i colori. Passiamo ad analizzare la candela in se. La candela simboleggia e rappresenta l'elemento fuoco, ma in base al colore
di cui e' costituita, il suo significato puo' variare, e non di poco. Allora, a cosa servono alla fine? Ma non e' finita qui. Oltre appunto a dar fuoco allo stoppino, come dicevamo prima, vi sono altre cose che si possono fare con le candele. Avete mai sentito parlare di vestizione? Se si, bene, se no, ve lo spiego. La vestizione (si puo' anche chiamare caricamento) e' l'unzione delle candele con olio o con essenze, ovviamente non scelte a caso. Questo consiste nella scelta dell'olio o essenza in base allo scopo, e nell'ungere secondo precisi movimenti la candela che deve venire utilizzata. Esistono due tipologie di vestizione, anch'esse differenziate in base allo
scopo. Oltre alla vestizione, poi, e' anche possibile incidere sulla candela segni e simboli in relazione al rituale e/o allo scopo dello stesso. Ovviamente questa e' una descrizione succinta. Come al solito invito ad
esplorare testi e siti per aumentare la panoramica di conoscenze in merito. Premessa- Libro delle ombrePremessa ![]() In questa sezione sono presentati testi, tabelle e spiegazioni generali riguardanti la pratica nella Stregoneria. Per chi si avvicina a questa via, ricordo che si tratta di nozioni importanti, da conoscere e da comprendere, ma da mettere in pratica solo e quando si e' pronti a farlo, e in piena coscienza di cio' che si compie. E soprattutto (non offendetevi, ma preferisco ribadire l'ovvio, specie a chi viene qui per motivi differenti) non sono giochi, passatempi o metodi per farsi belli davanti agli amici. La magia non è il nucleo essenziale della stregoneria, bensi' un aspetto di un rapporto personale con il divino, che è l'essenza di questa religione. Il Grimorio, o Libro delle Ombre
Il grimorio, o libro delle ombre, questo sconosciuto. Prima di tutto, una precisazione: il termine libro delle ombre (Book of Shadows in inglese) viene introdotto
da Gardner (fondatore della Wicca) ed e' quindi un termine tutto sommato
"recente", e da alcuni considerato "d'importazione". Per chi segue la Vecchia Religione, c'e' anche una piccola polemica in merito all'appartenenza alla tradizione di un libro scritto (che si chiamasse grimorio o libro delle ombre o cos'altro) della strega. Questo perche' nei tempi bui, nel medioevo, a parte l'alta percentuale di analfabetismo, sarebbe stato rischioso lasciare tracce scritte di qualcosa che poteva portare al rogo. Comunque, tornando ai nostri libri, tutto sommato si tratta di due definizioni diverse per lo stesso oggetto, ovvero in parole povere per il "diario di viaggio" della strega. In esso vengono scritti i riti, gli incantesimi, le corrispondenze, le erbe, le pietre che vengono adoperate. E tutto cio' che viene creato (canti, invocazioni, formule). Una nota: nella Wicca, oltre il libro delle ombre, esiste anche un libro specchio. Questo viene usato specificatamente come diario personale del percorso religioso, dove annotare pensieri, sensazioni, errori e successi del proprio cammino, mentre la parte relativa alla pratica magica viene riportata solo sul libro delle ombre. In pratica e' come dividere il diario in due libri differenti... Bisogna comunque dire che molti wiccan ne utilizzano solo uno (il libro delle ombre) in cui mettere tutto quanto insieme. In questi tempi e' comunque piu' facile sentire parlare di libro delle ombre che di grimori, piu' che altro perche' la Wicca tra le tradizioni pagane e' quella maggiormente in vista al momento attuale (con tutti i pro e contro che ne sono derivati), sia in rete, che sui media o tra i libri. Un certo telefilm, poi, ha portato il libro delle ombre a diventare famosissimo... Ad ogni modo, e' mia opinione che sia che si usi il termine italiano, Grimorio, o quello "internazionale" di Libro delle Ombre, l'oggetto in questione non muti il suo significato.
Questa e' tra le domande piu' gettonate, specialmente da chi si e' appena avvicinato (e spesso per i motivi sbagliati, mi spiace doverlo dire) alla Stregoneria o alla Wicca. E la risposta scontata e': non si trova in giro e non si compra bello e
fatto... Potete acquistare il supporto, che puo' essere tanto un quaderno che un diario pergamenato, ma non ne potete acquistare i contenuti. Questo per un semplice motivo: i contenuti sono la vostra esperienza. Non quella di qualcun altro. Non esiste nemmeno un libro delle ombre (e nemmeno un grimorio) "universale", un libro sacro, da cui tutti traggono conoscenza. Non esiste per i motivi sopra citati. L'esperienza della strega e' unica, e unico sara' il suo modo di riportarla per scritto... fino alla sua morte, quando sara' lei a decidere se passare il suo libro a qualcuno, oppure distruggerlo. Per le congreghe e' lievemente differente, nel senso che ogni congrega puo' (non obbligatoriamente) avere un proprio testo di gruppo, accessibile solo ai suoi membri, che contiene la propria tradizione e l'esperienza comune. Valevole comunque solo per quella congrega. Come e' fatto un possibile libro o grimorio? Come lo volete voi. Che scrittura usare? Alcuni scrivono normalmente, altri utilizzano "l'alfabeto delle streghe" in modo che sia decifrabile solo da determinate persone, altri ancora usano alfabeti personali. Attenzione pero'... o avete fatto pratica, o sara' una cosa molto lenta sia da scrivere, che da leggere. Tenetene quindi conto. Con cosa scrivere? Stilografica, pennino, piuma d'oca, semplice biro? Al vostro gusto ed alla
vostra manualita' la risposta. Ricordatevi solo di scegliere anche in base alla carta di cui sono fatte le
vostre pagine. mei 2007 La Sacra SindoneIl mistero della Sacra Sindone
“Notte drammatica, per i Templari di Francia, quella del 13 ottobre
1307. Il mattino di questa funesta giornata ben quindicimila Templari
vengono arrestati, tra cui Jacques de Molay, il Gran Maestro
dell’Ordine. A catturarlo ha provveduto Guillaume Imbert in persona, il
grande inquisitore di Francia. L’arresto è avvenuto nel tempio di
Parigi, che agli occhi di un uomo di Chiesa deve apparire come il covo
dell’Anticristo: decorazioni pagane, squadre, compassi, e in una
scatola di legno, un sudario, un cranio umano e due femori. Nella mente
di Imbert cova una delle più sconcertanti vendette che un uomo possa
architettare. La notte è scesa, e de Molay attende nei sotterranei del tempio parigino, abbigliato come gli imputati di eresia: un camice grezzo, un capestro intorno al collo. Il Gran Maestro ha di fronte un uomo temibile, l’Imbert appunto, ma si rifiuta ugualmente di confessare i suoi delitti. La vendetta sta per cominciare. È scandita da frammenti della Passione di Cristo, e ad essa s’ispira. De Molay è incatenato alla parete, la schiena nuda e le braccia alzate, il viso verso il muro. Due uomini iniziano a fustigarlo con fruste dotate di doppie sfere di metallo. Il più inferocito dei fustigatori è quello di destra, che colpisce il Templare sul dorso e sulle gambe. Terminata la flagellazione, a de Molay viene schiacciata sul capo una corona di spine, che fa sanguinare la fronte e il cuoio capelluto. Dopodiché una croce rudimentale è pronta per accogliere il Gran Maestro dei nemici del Cristianesimo. Questa è la vendetta che la mente acuta e crudele dell’Imbert ha concepito: fare provare a quell’Anticristo le pene subite da Gesù Cristo. Dei chiodi a fusto quadrangolare vengono inseriti all’altezza dei polsi, e così facendo il pollice si schiaccia nel palmo della mano, a causa della slogatura dell’articolazione. Dopo i piedi vengono fissati al legno, sovrapposti in modo da usare un chiodo solo. Il prigioniero è cosciente, e qui inizia la vera sofferenza. Il peso del corpo, tendente verso il basso, costringe de Molay ad incurvarsi, mettendolo così di fronte ad un duplice, atroce dolore: quello delle braccia e delle gambe, trafitti dai chiodi, costretti a sopportare il peso di tutto il corpo, e il tragico terrore di non riuscire a respirare. Il risultato di questa situazione drammatica è l’incremento del tasso metabolico, e una marcata carenza di ossigeno. Al de Molay, stremato, viene dato da bere dell’aceto, per rispettare il canovaccio biblico della vicenda. Sebbene il Templare sia ormai allo stremo, e sia pronto a confessare ogni sorta di delitti, l’Imbert non è soddisfatto. La rappresentazione della Passione non è ancora conclusa: l’inquisitore conficca un pugnale nel torace del crocifisso. È l’ultimo atto: de Molay confessa le sue colpe, cade in uno stato di “acidosi metabolica”, una contrazione dei muscoli dovuta alla sovrabbondanza di acido lattico nel sangue, ed infine è levato dalla croce. Prima che il corpo quasi esanime del Gran Maestro sia portato via, l’Imbert ordina che venga avvolto nello stesso telo requisito alla vittima, che da oggetto di scherno verso Cristo diventa il sudario della sua personale “passione”. Il corpo di de Molay viene portato in una cella sotterranea, fredda ed umida, dove gli umori delle ferite, ovvero sudore mescolato a sangue acidotico, avevano impregnato il tessuto, “dipingendo” l’immagine del Templare sul lenzuolo.” Sarebbe questa la vera origine della Sacra Sindone. L’immagine su quel tessuto, incredibilmente nitida, di un uomo di un metro e ottanta, dal lungo naso, i capelli lunghi, una folta barba, è dunque quella di Jacques de Molay? O è quella, come si sostiene da secoli, di Gesù Cristo? La ricostruzione dell’incredibile vicenda occorsa a Jacques de Molay è stata presa dal libro di Christopher Knight e Robert Lomas “La Chiave di Hiram”, edito da Mondadori qualche anno fa, e che ebbe un clamoroso successo. Sebbene io non sia un esperto della vicenda della Sindone, che tocca questioni ben più profonde di quelle legate al mito e alle leggende, cercherò di analizzare brevemente la vicenda. Il racconto di Knight e Lomas, va detto, è colmo di inesattezze, ricostruzioni di comodo e paradossi. Ad esempio, Jacques De Molay subì l’atroce tortura all’età di 63 anni (essendo nato nel 1244). Si tratta di un’età, per l’epoca, di vecchiaia molto avanzata, e francamente sembra impossibile che una persona anziana possa superare quel genere di sevizie, rimettersi e morire (sul rogo) ben 7 anni dopo! Anche perché, a detta degli autori, la tortura della croce fu inflitta a de Molay per molte ore. L’uomo della Sindone era un uomo in piena forma fisica, di un metro e ottanta circa e di peso tra i settanta e gli ottanta chili: de Molay poteva esserlo, ad una tale età? Un altro elemento che fa vacillare la ricostruzione dei due studiosi britannici è la presenza di monete romane sugli occhi dell’uomo. Nella loro ricostruzione, Knight e Lomas non citano affatto monete romane, che venivano poste sugli occhi dei cadaveri ai tempi di Cristo. Poteva l’Imbert essere in possesso di monete romane? Certo, ma proprio dell’anno della morte di Cristo? Uno dei problemi che è risaltato in questi anni, riguardo alla datazione del telo, è quello dei pollini compatibili o meno con quelli presenti in Terrasanta. Knight e Lomas sostengono che il telo facesse parte della tradizione qmranico /massonica, quindi sarebbe vecchio di due millenni, e fabbricato proprio in Palestina. Il mistero legato alla Sacra Sindone, al suo aver attraversato i secoli, all’essere sopravvissuta a due roghi, tocca i tasti profondi della fede. Benché non è dall’autenticità di un telo che dipende la fede dei credenti (“Nessuno ha mai sognato di portare la Sindone come una prova della verità del Cristianesimo”, ha dichiarato l’Arcivescovo di Torino Giovanni Saltarini), quando l’enigma di questo straordinario sudario sarà finalmente svelato, sarà un momento cruciale per la scienza e per il Cristianesimo. DivinazioneDivinazioneLa divinazione è la pratica di ricavare informazioni da fonti soprannaturali. Va distinta dalla predizione della fortuna, in quanto la divinazione ha caratteristiche formali e rituali e spesso sociali, solitamente in un contesto religioso, mentre la predizione della fortuna è una pratica più quotidiana e a scopo personale. La divinazione è sempre stata scartata dagli scettici come mera superstizione: nel II secolo d.C., Luciano dedicò un arguto saggio alla carriera di un ciarlatano, Alessandro il falso profeta, addestrato da "uno di quelli che pubblicizzano incantesimi, miracoli, amuleti per gli affari di cuore, catastrofi per i vostri nemici, scoperte di tesori sepolti..." [1], anche se molti romani credevano nei sogni e negli incantesimi. I sostenitori dicono che esistono abbondanti prove aneddotiche dell'efficacia della divinazione, ma finora non è stata trovata alcuna prova sperimentale in condizioni di controllo scientifico. Un'altra voce contrastante è sicuramente quella di Cicerone che, nel suo De Divinatione, un'operetta in 2 libri facente parte delle opere filosofiche che completa il De natura deorum, opera maggiore in 3 libri, parla della divinazione come un' arte impossibile e persino inutile. Secondo l'oratore latino non sarebbe né possibile prevedere il futuro, sostenendo quindi la fallacità delle arti divinatorie, nè, anche ammesso fosse possibile, di una qualche utilità. Come fenomeno culturale, la divinazione è stata osservata dagli antropologi in molte religioni e culture, in tutte le epoche fino ai giorni nostri. Comunque, nella Bibbia giudaico-cristiana, la maggior parte delle forme di divinazione erano rigorosamente vietate da Dio.
I VatiNell'antichità, ogni città, esercito o corte reale aveva i suoi vati ossia persone che, esaminando le viscere degli animali sacrificati in onore di un Dio, o studiando il volo degli uccelli, traevano pronostici. In quelle epoche, infatti, era veramente importante conoscere l'avvenire, sapere quel che gli Dei riservavano agli uomini ed avere un guida da seguire in ogni atto della vita umana. Questo atteggiamento derivava dall'immensa ed indiscutibile fede che essi avevano nei loro Dei, che credevano avessero il potere su tutto il mondo e tutti gli uomini. Pensavano, inoltre, che non fosse possibile che questi negassero, a chi cercava di renderli propizi, un consiglio, un cenno che li incoraggiasse ad una impresa già iniziata o li distogliesse da un'altra che volevano intraprendere. Per questa ragione i vati (o sacerdoti o indovini) svolgevano un ruolo centrale sia per le istituzioni che per la quotidianità dei singoli ed erano stimati e rispettati. Teorie sulla divinazioneLa divinazione va distinta dalle previsioni scientifiche. La ricerca ed il metodo scientifico hanno reso possible predire alcuni eventi in modo più o meno preciso: ad esempio, le eclissi, il clima e le eruzioni vulcaniche. Comunque questa non è divinazione. La divinazione, però, presume l'influenza del destino o di forze sovranaturali, mentre le predizioni scientifiche si basano su osservazioni empiriche e sono spiegate da teorie che fanno riferimento esclusivamente a fenomeni naturali. Cosi, come definizione operativa, la divinazione può comprendere tutti i metodi di pronostico che non si sono mostrati efficaci usando la ricerca scientifica. Oltre alle semplici spiegazioni di prove aneddotiche, ci sono alcune teorie pseudoscientifiche su come la divinazione possa funzionare. Una di tali teorie affonda le radici nella natura della mente inconscia, e sostiene di avere alcune basi scientifiche empiriche. Basandosi su questa teoria, la divinazione sarebbe il processo con cui vengono decodificati i messaggi della mente inconscia. Il credo in agenti soprannaturali o in forze occulte come fonte di questi messaggi è ciò che distingue tale teorie da una spiegazione scientifica, insieme all'assenza di prove sperimentali a sostegno. Tipologie di divinazioneJulian Jaynes categorizzò la divinazione secondo le seguenti tipologie:
Uno dei metodi di gran lunga più popolari è l'astrologia, tipicamente categorizzata in astrologia vedica (Jyotish), astrologia occidentale e astrologia cinese, anche se accanto a queste tre branche principali, molte altre culture hanno o hanno avuto le loro forme di astrologia. april 2007 ChakraChakraIl termine Cakra (चक्र), solitamente translitterato in Chakra, proviene dal sanscrito e significa "ruota", ma ha molte accezioni tra le quali quella di "plesso" o vortice. È un termine utilizzato nella filosofia e nella fisiologia tradizionali indiane. IntroduzioneI chakra sono centri simbolici del corpo umano, a volte associati a gangli (granthi) o organi fisici, tra i quali si muoverebbe un'energia variamente definita (prana, o in casi particolari kundalini o avadhuti) e la loro conoscenza è trasmessa da molti sistemi di yoga, nelle diverse tradizioni induiste, buddhiste e jainiste con mappature diverse. Molte tradizioni concordano sul fatto che i chakra agiscano come valvole energetiche. Uno squilibrio a livello di un chakra determinerebbe uno squilibrio d'energia nei determinati organi associati. Molte moderne terapie naturali, soprattutto la Cristalloterapia ed il Reiki, si basano sull'analisi dei chakra; la Riflessologia e l'Aromaterapia lavorano sugli stessi meridiani e la meditazione e visualizzazione basate sui colori, sarebbero strumenti importanti per bilanciare i chakra. Secondo il Vedanta, il corpo fisico e il corpo sottile (Sukṣma Śarira: le emozioni, pensieri, percezioni, stati di coscienza) formano un insieme. Questi due corpi sono collegati a livello dei chakra, quindi agendo sul corpo fisico si produrrà un effetto su quello sottile e viceversa. I chakra vengono assimilati al Loto, questo perché benché esso nasca da acque stagnanti e putrescenti, dà origine ad un fiore bellissimo e candido. Proprio per tale peculiarità è considerato un simbolo di purezza: nato dal fango ma non macchiato da esso. Nella simbologia indiana le acque stagnanti rappresentano l'indistinzione primordiale del caos e il loto che da esse sorge rappresenta l'elevazione spirituale. Ogni "loto", ha un numero particolare di petali, un particolare Yantra (mandala o forma geometrica), un mantra ed è associato ad un elemento (tattva), ad un senso e ad un colore. Gli esseri umani, la maggior parte degli animali ed alcune piante avrebbero sette chakra principali o primari. Secondo alcune tradizioni, ogni chakra assomiglierebbe ad un piccolo vortice con la parte più stretta dell'imbuto orientata verso il corpo ed ogni chakra (con l'eccezione di due) avrebbe due metà o poli, una rivolta verso la parte anteriore e l'altra verso la parte posteriore del corpo. Il secondo gruppo per importanza è composto da chakra minori che si troverebbero nei polpastrelli, al centro del palmo delle mani, in alcune aree dei piedi, nella lingua o altrove. Il terzo gruppo è composto da un numero praticamente incalcolabile di chakra di dimensioni piccole e minuscole; infatti, in ogni punto in cui si incontrano almeno due linee energetiche, anche infinitesimali, si troverebbe un chakra. I sette chakra principaliMuladhara Chakra Il Muladhara o Chakra della Radice.
Ha come simbolo geometrico il triangolo con un vertice in basso
racchiuso in un quadrato, emblemi il primo dell'organo sessuale
femminile e il secondo dell'elemento Terra; in esso dorme Kundalini. Il loto presenta quattro petali. Il suo Mantra-seme è Lam, La divinità preposta a questa ruota è Brahma, la sua energia vitale prende il nome di Savitri o sposa del creatore. Svadhisthana Chakra Il Svadhishthana. Ha come simbolo geometrico la falce di luna racchiusa in un cerchio, emblema dell'elemento Acqua; i petali del loto sono sei. La divinità preposta è Varuna, la sua energia vitale o Shakti è Sarasvati. Manipura Chakra Il Manipura o Chakra del Plesso Solare. Ha come simbolo geometrico il triangolo equilatero, emblema dell'elemento Fuoco. I petali del loto sono dieci. Il Mantra-seme è Rang, la sua energia vitale è Bhadrakali. Anahata Chakra Il Anahata Cakra.
Ha come simbolo geometrico il doppio triangolo incrociato, emblema
dell'armonizzazione di fuoco, acqua, terra e aria. I petali del loto
sono dodici. Il Bija-Mantra è Vam, la divinità è Isana e la sua energia vitale è Bhuvanesvari. Vishudda Chakra Il Vishuddha Cakra o della "purificazione". Ha come simbolo geometrico il triangolo equilatero nel quale è inscritto un cerchio, emblema dell'elemento Etere (Akasa). Il Mantra-seme è Ham. La divinità preposta è Sadasiva e la sua energia vitale è Sakini. Ajna Chakra Il Ajna Chakra. Ajna
è gerarchicamente uno fra i più elevati dei chakra; in
questa ruota è anche contenuto il Manas; sui petali del loto vi sono le lettere Ham e Ksam; esso contiene la rappresentazione della sacra sillaba Om, sintesi di tutti i Mantra. La divinità preposta è Shambhu e la sua Shakti è Siddha-Kali. Sahashrara Chakra Il Sahashrara o "dei Mille Petali". È anche chiamato Chakra della Corona, ha nel suo cuore un loto più piccolo a dodici petali in cui è inscritto il triangolo chiamato Kamakala, che simbolicamente raffigura la sede della Shakti Suprema, cioè la Forza Cosmica non individualizzata. Nei mille petali del loto sono contenute tutte le lettere dell'alfabeto sanscrito. Chakra e colori
AmuletiAmuletiPer amuleto si intende un qualunque oggetto utilizzato per superstizione, credendolo un "difensore" da mali o pericoli o per propiziarsi la fortuna. L'etimologia della parola è incerta. Potrebbe derivare dal latino a-molior (allontanare, tener lungi), o dal greco amulon, un "specie di focaccia" che si soleva offrire sugli altari o sulle tombe per rendersi propizi gli dei e gli spiriti dei trapassati. Sinonimo di "amuleto" è anche la parola talismano, che deriva dall'arabo telsaman (o tilsaman), "figura magica" o "oroscopo", che gli arabi presero dal greco telesmena, "cose consacrate", nome dato alle statue delle divinità pagane consacrate con operazioni di teurgia nel Basso Impero, che furono considerate come malefiche (nel XVI secolo si indicarono "talismani" i sacerdoti idolatri e i mussulmani). Gli amuleti includono: gemme o semplici pietre, statue, monete, illustrazioni, pendenti, anelli, piante, animali, ecc.; anche frasi pronunciate in alcune occasioni: per esempio vade retro Satana (dal latino, "va indietro, Satana"), per cacciare il diavolo o la cattiva sorte. I primi amuleti utilizzati dagli uomini primitivi - per lo più cacciatori - venivano ricavati da ossa, denti o corna di animali, e davano al possessore un senso di sicurezza e fiducia nel proprio destino. Gli amuleti nel mondoGli amuleti variano considerevolmente a seconda del loro periodo storico e posto d'origine. Tuttavia, nei vari tipi di società, gli oggetti religiosi vengono comunemente utilizzati come amuleti, siano questi la figura di un dio o semplicemente alcuni simboli che rappresentano le divinità (quali la croce per i cristiani o "l'occhio di Horus" per gli antichi Egizi). In Thailandia si può vedere la gente comune con più di un Buddha che pende dal collo; in Bolivia e in alcune zone dell'Argentina il dio Ekeko fornisce una "protezione standard", offrendogli almeno una banconota per ottenere fortuna e benessere. Ogni segno zodiacale ha una gemma corrispondente che funge da amuleto, ma queste pietre variano secondo le differenti tradizioni. Un'antica tradizione cinese insegna a catturare un grillo vivo e tenerlo in una scatola di vimini per attirare la buona sorte (questa tradizione si estende anche alle Filippine). Sempre in Cina si possono spargere le monete sul pavimento per "attirare" il denaro; il riso, inoltre, ha una reputazione come elemento portante di buona fortuna. Controversie possono nascere per quanto riguarda le tartarughe e il cactus: alcuni li considerano favorevoli, mentre altri ritengono che siano ostacoli all'interno della casa. Sin dal Medioevo, nella cultura occidentale, il pentagramma, o "stella a cinque punte" (il numero 5 rappresenta l'uomo, il microcosmo) è stato considerato come talismano per attirare soldi o amore, per proteggere contro l'invidia, la sfortuna o altre disgrazie. Anche il pentacolo (dal greco Panta, che significa tutto, universale e Kleos che significa azione gloriosa) è conosciuto come un "potente" amuleto, utilizzato nelle invocazioni e negli scongiuri contro gli spiriti. Altri simboli, come i "quadrati magici" o i segni cabalistici, sono stati utilizzati sia come segni positivi che negativi. Per quanto riguarda la tradizione ebraica, l'uso di amuleti è molto interessante: in molti musei esistono esempi di amuleti dell'era di Salomone. Un amuleto poco conosciuto, ma molto utilizzato nella tradizione ebraica, è il kimiyah o "testo dell'angelo". Si tratta dei nomi degli angeli, o alcune frasi della Torah, scritte su pergamene quadrate da scrivani rabbinici. La pergamena è custodita in un contenitore d'argento ed è portata direttamente sul corpo. È impressionante notare quanto siano simili le tradizioni riguardo gli amuleti, tra ebrei e buddisti. In Africa e nei Caraibi, credenze religiose come Voodoo, Umbanda, Quimbanda e Santería utilizzano spesso disegni come amuleti; queste religioni, inoltre, tengono conto del colore della fiamma delle candele, perché ogni colore caratterizza un effetto differente dell'attrazione o della repulsione. Profumi ed essenze (come incenso, mirra, ecc.) sono utilizzati allo scopo diattrarre o respingere. Le leggende popolari hanno spesso attribuito "poteri magici" a insoliti oggetti, come la placenta o il piede del coniglio; il possesso di questi oggetti rafforzava le abilità magiche dei loro proprietari. In Europa centrale la gente credeva che l'aglio o un crocifisso tenesse lontani i vampiri . Gli antichi egizi avevano molti amuleti che utilizzavano per occasioni e necessità differenti; spesso rappresentavano figura di un dio o l'Ankh, una croce ansata che rappresentava il simbolo della vita eterna, e l'Udjat, l'occhio di Horus simbolo di rigenerazione. Anche la figura dello scarabeo, rappresentante il dio Khepri, è diventata un comune amuleto, e anche nel mondo occidentale ha trovato molti "sostenitori". Per gli antichi scandinavi, anglosassoni e tedeschi (ma anche per alcuni credenti neopagani) il simbolo runico Eoh protegge dalla malvagità e dalla stregoneria; in alcuni paesi il rune non-alfabetico, che rappresenta il martello di Thor, offre protezione contro i ladri. Dagli antichi Celti deriva la credenza che il trovare un trifoglio con quattro foglie, sia segno di buona fortuna. Anche i coralli e il ferro di cavallo sono considerati dei portafortuna. In India, il suono di piccole campane mosse dal vento o appese sopra porte o finestre, fanno fuggire gli spiriti maligni. Il buddismo ha un'antica tradizione di talismani. Nel secondo secolo dopo Cristo, i Greci hanno cominciato ad intagliare le immagini reali del Buddha che venivano vendute ai nativi dell'India. Nel primo periodo del buddismo, poco dopo la morte del Buddha nel 485, erano di uso comune amuleti con simboli buddisti (ad esempio le orme del Buddha). Un altro aspetto degli amuleti si collega con la demonologia e l'idolatria del demonio: l'uso della croce capovolta o del pentagramma invertito sono necessari per mettersi in comunicazione con i demoni. I cristiani copti usavano tatuaggi come amuleti protettivi; i Tuareg li usano ancora, così come gli aborigeni canadesi, che portano il totem del loro clan tatuato sul corpo. La maggior parte dei laici buddisti tailandesi sono tatuati con immagini sacre buddiste, e anche i monaci
utilizzano questa pratica di protezione spirituale. L'unica regola,
come per i talismani ed gli amuleti ebrei, è che tali simboli
possono essere applicati soltanto alla parte superiore del corpo, fra
la parte inferiore del collo ed il girovita. commenti
Cerchi nel Grano La vicenda dei cerchi nel grano comincia sulla fine degli anni 70 nell'Inghilterra
meridionale. Grandi fino a venticinque metri di diametro oppure piccoli come
una ruota, questi misteriosi cerchi comparivano di notte, durante l'estate,
e al loro interno le spighe erano piegate a spirale e non spezzate. Ci si accorse
della loro presenza solo a partire dal 1980. Quando i giornali cominciarono
a parlarne, i cerchi aumentarono progressivamente di numero (da 3 nel 1980 a
700 nel 1990) e cominciarono a presentare forme sempre più complesse.
Non più semplici cerchi, ma cerchi collegati tra di loro, con tratti
rettilinei, corone e appendici varie; triangoli, rettangoli e speroni combinati
in modo da creare degli elaborati e spettacolari "pittogrammi", come
vennero definiti. Nel luglio 1990, diversi gruppi di volontari appartenenti al VECA (Voyage Etude
Cercles Angles), un'associazione di ufologi francesi, si appostarono sulle colline
di Westbury, uno dei luoghi a più alta concentrazione di cerchi, per
vari giorni con la speranza di essere testimoni della nascita di un cerchio.
Una notte si notò del movimento e furono effettuate delle riprese con
una telecamera agli infrarossi. Il giorno dopo si scoprirono nuovi cerchi, ma
la telecamera rivelò che erano stati presenti degli esseri umani nel
campo.
L'esperimento del CICAP
Eppure, fino a poco tempo fa, schiere di ufologi erano pronti a giurare che
nessun uomo avrebbe potuto realizzare simili disegni. Inoltre, costoro sostenevano
che, anche se fosse possibile, realizzare tali disegni ciò richiederebbe
molto tempo; infine, dicevano, eventuali burloni non potrebbero non lasciare
una traccia evidente del loro passaggio nel grano, visto che le spighe crescono
molto fitte e sembrerebbe impossibile non schiacciarle camminandovi in mezzo.
Per costoro, la spiegazione più probabile era quella extraterrestre:
o tracce dell'atterraggio di astronavi aliene, oppure messaggi che gli alieni
disegnerebbero nel grano per comunicare con noi. Non sono mancate le inevitabili proteste da parte degli ufologi più fanatici perchè il nostro disegno aveva qualche sbavatura qui e là: il fatto è che se anche noi avessimo la possibilità (e la voglia!) di realizzare 40/50 disegni ogni estate, come fanno gli artisti inglesi (alcuni dei quali sono addirittura nostri amici), questi piccoli difetti scomparirebbero rapidamente. Non volevamo certo dimostrare che tutti i cerchi che si manifestano sono fatti così, ma quello che è certo è che abbiamo dimostrato per la prima volta, anche in Italia, che due persone, armate solo di una corda, un piolo e un rastrello potevano realizzare, nel giro di un'ora, una figura complessa come quelle che si vedono nei tanti libri di "misteri". Con buona pace di tutti coloro che continuano a ritenere l'impresa impossibile... Le ultime affermazioniPiù recentemente, hanno avuto risonanza alcune affermazioni secondo
cui i cerchi avrebbero presentato caratteristiche insolite, non presenti in
quelli realizzati "artigianalmente" dagli scettici. In particolare,
un fisico olandese, Eltjo Haseloff, avrebbe riscontrato anomalie nel campo magnetico
e ritrovato ossido di ferro. Insomma, i cerchi nel grano sono ancora un fenomeno misterioso? E' stato dimostrato
che li si può rifare con poco sforzo da chiunque; esistono persone che
lo fanno di mestiere e altre per diletto e lo hanno dimostrato più volte;
non sono state rilevate differenze rilevanti tra i cerchi fatti da burloni dichiarati
e quelli realizzati da "ignoti"; le ricerche sulle presunte anomalie
non possono considerarsi probanti (anche perchè non sono mai stati pubblicate
su riviste scientifiche internazionali di chiara fama, quali Nature o la Physical
Review, ma solo su bollettini marginali)... Nonostante tutto ciò, c'è
ancora chi si ostina ad accusare gli scettici di chiusura mentale. A questo
punto, tutte le prove esaminate portano a concludere che i cerchi sono esclusivamente
opera umana; chi sostiene il contrario, è cioè che la loro origine
sia paranormale, ufologica o dovuta a fenomeni naturali finora sconosciuti,
se vuole essere creduto deve portare prove convincenti a sostegno delle proprie
affermazioni . ODINO
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...accetto anche critiche, ma vi prego di non offendere. Grazie da Shadow BansheeBanshee![]() La banshee è una creatura leggendaria dei miti irlandesi. Fa parte del piccolo popolo ed è uno spirito che spesso viene classificato tra quelli maligni, anche se in realtà nelle antiche leggende viene descritto semplicemente come uno spirito femminile che si aggira attorno a paludi e fiumi, nelle sorgenti o nelle colline d'Irlanda. Il termine Banshee deriva infatti da Bean si che significa "donna delle colline". Il suo aspetto si identifica più che altro negli occhi sempre arrossati per via delle lacrime, che versa sulle tombe di coloro che amava. Si dice che quando muore un membro di una qualche famiglia importante, la banshee che protegge la famiglia pianga e si disperi, rilasciando il suo terribile grido di dolore per le valli Irlandesi. A volte però le grida sono di vittoria, quando quella che ha subito la perdita è una famiglia nemica. Le banshee non si mostrano mai agli esseri umani, con l'eccezione di coloro che sono prossimi alla morte e a cui giunge tale presagio. È probabilmente questa la ragione per cui dopo l'VIII secolo vengono classificate tra gli esseri malvagi. La banshee più famosa si chiamava Aibhill e proteggeva gli O'Brien. Stando alla leggenda, nel 1014 il re Brian Boru si gettò nella battaglia di Clontarf pur sapendo di andare incontro a morte certa, dal momento che la notte precedente Aibhill gli era apparsa mentre lavava i panni dei soldati finché l'acqua non si tingeva completamente del colore vermiglio del sangue. Nella tradizione fantasy moderna, dove gli elementi caratteristici delle mitologie antiche e delle tradizioni folkloristiche a volte subiscono delle mutazioni ad opera del passaggio del tempo e delle contaminazioni fra opere letterarie (o di qualsiasi altro tipo) diverse, la banshee viene spesso rappresentata come uno spirito urlante, non necessariamente malvagio, il cui grido ha la capacità di uccidere all'istante. Talvolta è associata alla razza egli elfi o similari. moti lunariMoti lunariLa Luna, essendo soggetta alle leggi della meccanica celeste come tutti gli altri corpi del sistema solare, compie un moto di rotazione attorno al proprio asse ed un moto di rivoluzione attorno alla Terra descrivendo un'orbita che risulta inclinata rispetto all'eclittica di circa 5 gradi. Moto di rivoluzione lunareDurante l'orbita attorno alla Terra, la Luna presenta una velocità orbitale variabile in maniera inversamente proporzionale alla distanza dal nostro pianeta (il cui valore medio ammonta a 384400 km). Ragion per cui avremo un minimo ed un massimo della velocità orbitale, a seconda che essa si trovi rispettivamente all'apogeo (il punto più lontano dalla Terra) od al perigeo (il punto più vicino alla Terra).
La direzione è da Ovest verso Est, mentre per il moto apparente del cielo, a causa della contemporanea rotazione della Terra nello stesso verso, la Luna sembrerà come trascinata dalla volta celeste in senso contrario, e perciò da Est verso Ovest. Tutto ciò si traduce in realtà in uno spostamento medio diurno, verso Est e rispetto alla sfera celeste, di circa 13°, che conseguentemente causerà un ritardo degli istanti di levata e tramonto pari a quasi 50 minuti. Moto di rotazione lunare e librazioni lunariLa Luna compie inoltre una rotazione attorno al proprio asse, ma grazie alla perfetta sincronia fra questo movimento ed il suo moto di rivoluzione, essa volgerà sempre la stessa faccia verso la Terra, a causa delle reciproche interazioni gravitazionali. Praticamente è come una persona che girando attorno ad un tavolo mostra sempre lo stesso lato, compiendo alla fine un giro su se stessa.
Tuttavia la parte visibile non è come si potrebbe pensare limitata alla metà del globo lunare, ma allargata ad un 10% in più della superficie. Questo grazie al fenomeno delle librazioni, praticamente delle oscillazioni del corpo lunare che agiscono sia in longitudine che in latitudine. Nel primo caso, a causa della differente velocità orbitale, saranno visibili di volta in volta delle porzioni oltre i lembi orientale ed occidentale, mentre nel secondo caso, vista l'inclinazione dell'asse, saranno visibili alternativamente ora il polo Nord ed ora il polo Sud. Principali periodi lunari
fasi lunariFasi lunariA seconda della posizione lungo la propria orbita la Luna è vista da ogni località della Terra con angolazioni diverse, e così la sua superficie appare completamente, parzialmente o per niente illuminata dalla luce solare diretta. Partendo infatti dalla fase di Luna Nuova essa inizia a mostrare la classica falce che cresce ogni giorno sino a diventare un disco nella fase di Luna Piena, per cominciare quindi a decrescere successivamente sino ad annullarsi nuovamente in una Luna Nuova.
Ciclo delle fasi lunariL'intero ciclo delle fasi lunari, praticamente l'intervallo di tempo compreso fra due fasi uguali, dura circa 29,5 giorni è viene chiamato anche periodo sinodico o lunazione. Esso si compone di quattro fasi principali, separati a loro volta da altrettanti momenti intermedi che in successione vengono definiti:
Da ricordare inoltre come dall'età della luna alle ore zero del primo gennaio, valore che viene chiamato epatta, si ricavi la data della Pasqua e di tutte le altre feste religiose ad essa collegate, e che la parte illuminata è separata dall'altra, durante le fasi parziali, da una linea detta terminatore dove i raggi solari, a causa dell'angolo d'incidenza molto piccolo, fanno risaltare tutti i particolari della superficie. cieloCielo - Osservazione e dinamica della volta celesteLo studio dell'astronomia parte necessariamente dall'analisi di quella immensa cupola che ci sovrasta e che viene chiamata anche cielo, firmamento o più semplicemente volta celeste. Osservarla e saperne esaminare le caratteristiche sono i primi passi da compiere per decifrare ogni singolo aspetto dell'universo. Tutto ciò sembrerebbe comunque un'impresa ardua e riservata solo a coloro che riescono a scandagliare ogni più recondito segreto celeste grazie all'ausilio di costosi strumenti ottici. Ma se questo è vero per gli oggetti del cielo profondo, non lo è altrettanto per iniziare a conoscere i fenomeni ed i corpi celesti più comuni e le relazioni che questi hanno con la nostra vita di tutti i giorni. Basta pensare che gli astronomi dell'antichità riuscirono in questo intento esclusivamente con l'ausilio di un solo strumento: l'occhio. Introduzione all'osservazione celesteAd occhio nudo infatti è possibile osservare le stelle più luminose e quindi, mediante l'aiuto di mappe celesti e planisferi, individuare le diverse costellazioni visibili a seconda della latitudine, della stagione e dell'ora d'osservazione. Un primo passo da compiere sarà allora quello di localizzare l'Orsa Maggiore, e quindi tracciando una retta immaginaria passante per le stelle Merak e Dubhe di questa costellazione, rintracciare l'Orsa Minore e la Stella Polare la quale giace in prossimità del polo Nord celeste.
Queste due costellazioni costituiranno un primo punto di partenza per individuarne altre come Cassiopeia, l'Auriga ed il Dragone, e quindi lanciarsi nella ricerca delle costellazioni visibili a seconda della stagione: Pegaso e l'Acquario che campeggiano alte nei cieli autunnali oppure Orione, i Gemelli, il Toro ed il Cane maggiore che dominano nei cieli invernali, od ancora il Leone e la Vergine che appaiono in primavera ed infine le costellazioni di Ercole, del Cigno, della Lira e dell'Aquila che risulteranno visibili insieme al profilo della Via Lattea nei cieli estivi. OrientamentoPer orientarsi ci si avvale innanzitutto dei 4 punti cardinali (Nord, Sud, Est ed Ovest) che è possibile individuare partendo dalla stella polare per poi tracciare la verticale sull'orizzonte sino ad intersecarlo in un punto che indicherà il polo Nord, alla cui destra a 90° troveremo l'Est ed alla sinistra, sempre a 90°, l'Ovest. Dalla parte opposta invece a 180° il Sud.
In alternativa è possibile osservare anche il tragitto apparente del Sole che passando al meridiano, approssimativamente a mezzogiorno del tempo civile, raggiunge la sua massima altezza sull'orizzonte proiettando quindi le ombre in direzione del Nord. Esso inoltre sorge e tramonta in due punti opposti i quali coincideranno rispettivamente con l'Est e l'Ovest all'epoca degli equinozi, all'incirca il 21 Marzo ed il 23 Settembre.
Dinamica della volta celesteTutte le stelle, apparentemente ferme ed immutabili tanto da meritarsi l'appellativo di stelle fisse, vengono trascinate da Est verso Ovest da una rotazione (moto apparente del cielo) contraria a quella della Terra ed imperniata attorno all'asse celeste, che farà loro descrivere delle traiettorie circolari che risulteranno essere parallele fra loro e concentriche ai poli celesti.
La sfera celeste è però osservabile da un qualsiasi punto della superficie terrestre solo per metà essendo l'altra occultatata dal piano tangente al luogo d'osservazione l'orizzonte. Le traiettorie stellari appaiono infatti come due semicerchi situati uno sopra e l'altro sotto l'orizzonte per cui i punti di massima e minima altezza del percorso giornaliero di ogni stella vengono rispettivamente chiamati culminazione superiore e culminazione inferiore. Fanno eccezione le cosiddette stelle circumpolari che descrivendo dei cerchi completi attorno ai poli celesti non sorgono e non tramontano mai rimanendo sempre al di sopra dell'orizzonte fra il polo celeste visibile ed il cerchio di perpetua apparizione il quale dista dallo stesso polo di un angolo pari alla latitudine geografica del posto d'osservazione. Viceversa, le stelle distanti di un angolo di pari entità dall'altro polo celeste, quello invisibile, perchè sotto l'orizzonte, saranno occultate da quest'ultimo e delimitate quindi dal cerchio di perpetua occultazione.
terraPianeta TerraTerzo pianeta in ordine di distanza dal Sole, la Terra si è formata 4,5 miliardi di anni fà insieme a tutti gli altri corpi che popolano il sistema solare. Essa ha una forma quasi sferica a causa delle differenti misure dei raggi polare ed equatoriale, che provocando uno schiacciamento in corrispondenza dei poli Nord e Sud, le conferiscono l'aspetto di un globo dalle estremità appiattite (geoide).
Caratteristiche generaliMorfologicamente la Terra è formata da strati di diversi materiali e densità, che sono stati studiati con trivellazioni del sottosuolo, ma soprattutto osservando l'attività sismica e vulcanica propria del pianeta. Rilevamenti dunque che hanno portato alla luce la struttura interna, che a partire dall'esterno verso la parte centrale è così composta:
La sua superficie totale, che ammonta ad oltre 500 milioni di kmq (30% massa continentale - 70% massa liquida), la si può suddividere in due emisferi separati dall'equatore terrestre:
Coordinate geografiche e cerchi di riferimentoOgnuno degli emisferi terrestri può essere a sua volta suddiviso in porzioni tramite i seguenti cerchi di riferimento, i meridiani o linee di longitudine (circoli massimi passanti per i poli) ed i paralleli o linee di latitudine (cerchi paralleli all'equatore e perpendicolari all'asse terrestre), grazie ai quali è possibile rintracciare con precisione assoluta un qualsiasi punto sulla superficie terrestre conoscendo solo due valori:
Ai fini astronomici e climatici inoltre, quattro paralleli, i due tropici ed i due circoli polari, sono molto importanti perchè delimitano alcune zone della Terra che vengono denominate:
![]() Biosfera e MagnetosferaLa Terra come sappiamo è l'unico pianeta del sistema solare ad essere caratterizzato dal fenomeno della vita, per cui possiamo distinguere in essa una "biosfera", a sua volta così suddivisa:
Oltre a queste esiste anche un'altra zona ancora più esterna e di natura ben diversa, la magnetosfera (definita anche come "fasce di Van Allen" dal nome dello scopritore), che ha la capacità di bloccare tutte le radiazioni cosmiche che giornalmente investono la Terra oltre a quella di interagire con le particelle del vento solare creando quei particolari fenomeni luminosi noti come aurore polari.
universoUniverso - Cenni di cosmologiaNel corso della storia diversi filosofi si sono posti il problema dell'origine e dell'evoluzione dell'universo, fornendo quasi sempre come soluzione, quella dell'esistenza di una entità infinita ed incommensurabile, spesso identificata con la nostra stessa galassia. L'ipotesi di una pluralità di universi-isola, fù invece postulata per la prima volta nel 18° secolo da E. Kant, secondo il quale il sistema solare era contenuto in un immenso contenitore di stelle (la Via Lattea), che insieme ad altre analoghe strutture popolavano l'intero cosmo. Ambedue le ipotesi furono ampiamente discusse dagli studiosi fino ai primi 20 anni del secolo scorso, finchè non arrivò la scoperta dello spazio extragalattico, ad opera di E. Hubble nel 1924, che dettando la parola fine sulla questione, disegnava l'immagine completamente nuova di uno spazio immenso e sconfinato suddiviso a sua volta in diversi "universi-isola", le galassie, ognuna delle quali composta da centinaia di miliardi di stelle ed altri oggetti celesti. Principio cosmologicoNasceva così la moderna cosmologia, una scienza dedita allo studio delle origini e dell'evoluzione dell'universo, la quale ci fornisce tuttora, la configurazione di un gigantesco sistema strutturato in livelli gerarchici. Partendo infatti dalla Terra, che non è un punto privilegiato, ma solo il nostro posto d'osservazione, arriviamo al Sole, e quindi al sistema solare, giungendo poi, attraverso la nostra galassia, agli ammassi di galassie ed ai superammassi, sino ad arrivare concettualmente ai "confini dell'universo", da dove questo appare in maniera isotropa ed omogenea, uguale in ogni direzione ed in ogni luogo (principio cosmologico).
Paradosso di OlbersAlla luce di queste considerazioni, nasceva allora l'esigenza di determinare se l'universo fosse o meno dotato di limiti. In passato infatti, è stato fatto rilevare da uno studioso del diciottesimo secolo, che se esso fosse infinito nel cielo dovremmo vedere un numero grandissimo di stelle sparse in ogni direzione e illuminanti a giorno la volta celeste. Oggi però sappiamo che non è così, la soluzione del "paradosso di Olbers" consiste infatti nel fatto che tutte le galassie si stanno allontanando fra di loro e che dunque facciamo parte di uno spazio in espansione. Legge e Costante di HubbleLa prova di ciò la fornì ancora una volta Hubble, il quale aveva notato che nello spettro di alcune galassie osservate, le righe spettrali apparivano spostate verso il rosso in maniera tanto più marcata quanto esse fossero deboli (lontane). Tutto questo, noto anche come redshift, era dunque dovuto all'effetto doppler (causato dall'allontanamento della sorgente luminosa rispetto all'osservatore), ragion per cui nel 1929 pubblicò la legge che porta il suo nome (Legge di Hubble) e secondo la quale: tutte le galassie si allontanano fra loro con una velocità che è direttamente proporzionale alla loro distanza: V = H x D
La costante tuttora non è stata quantificata con esattezza, ma dividendo la velocità della luce per il valore calcolato dagli studiosi, si ottiene una distanza di circa 15 miliardi di anni-luce, appunto l'età dell'universo teorizzata dagli scienziati, che viene definita anche come orizzonte di Hubble. Ipotesi sull'espansione dell'universoDunque un'universo in espansione che va sempre più mutando le proprie proprietà fisiche, divenendo meno denso e più freddo, anche se c'è da considerare ora la densità media della materia, che essendo maggiore, minore od uguale ad un valore cosiddetto critico, determinerebbe rispettivamente tre possibili configurazioni:
Materia oscuraSecondo le nostre attuali conoscenze nell'universo non c'è tanta materia quanta ne sarebbe sufficiente ad innescare la prima ipotesi, la densità di quella visibile viene infatti quantificata in circa il 2% di quella necessaria. Viene comunque vagliata la possibilità della sua esistenza sotto forma di materia oscura, invisibile, le prove sono fornite dalle galassie e dagli ammassi di galassie, i cui movimenti e le relative velocità sembrano derivare da effetti gravitazionali dovuti a quantità di materia ben maggiori di quelle sinora osservabili. GalassieGalassieLe galassie sono degli enormi contenitori di stelle, il cui diametro può essere di centinaia di migliaia di anni luce, che come delle vere e proprie isole nell'universo si trovano situate nello spazio a distanze enormi (miliardi di a.l.) le une dalle altre. A separarle solo immense quantità di pulviscolo intergalattico e materiale interstellare estremamente rarefatto.
NGC 4414 - Credit: Hubble Heritage Team (AURA/STScI/NASA)-NSSDC Data la grandissima distanza che ci separa dalle più vicine, esse sono state scoperte solo negli ultimi tre secoli, anche se la certezza della loro esistenza la si è avuta solo nel 1924, grazie ad E. Hubble, che misurando la distanza di alcune cefeidi individuate nella galassia di Andromeda, ebbe la prova di come quest'ultima fosse situata nello spazio esterno ben al di là della Via Lattea. Prima di allora, infatti, quelle poche galassie che erano state scoperte venivano scambiate per stelle o nebulose, vista la mancanza di strumenti adeguati all'osservazione di oggetti così lontani. ProtogalassieLa nascita delle galassie è ancora avvolta nel mistero, ma sembra che esse traggano la loro origine per l'aggregazione della materia primordiale che, centinaia di milioni di anni dopo il Big-Bang, iniziò ad addensarsi in grandi nubi, le quali, a causa delle immense forze gravitazionali risultanti, cominciarono a contrarsi ed a ruotare attorno a se stesse dando vita alle "protogalassie". E' sicuramente in questo frangente, che le diverse velocità di rotazione condizionarono quelle che poi sarebbero risultate le forme finali di ciascuna delle galassie attuali. Classificazione delle GalassieHubble infatti le distinse in base al loro aspetto ed alle loro dimensioni in gruppi omogenei, suddivisi a loro volta in sottogruppi:
Altri gruppi minori sono quelle irregolari, dalle forme prive di simmetria, e le lenticolari, una via di mezzo fra quelle ellittiche e quelle a spirali, che probabilmente hanno perso la forma originaria per l'interazione gravitazionale con altri corpi galattici vicini. Distribuzione delle galassieLe galassie hanno la caratteristica di aggregarsi in ammassi e quindi in superammassi (un migliaio di oggetti nel primo caso e centinaia di migliaia nel secondo) che possono essere aperti, se composti da una struttura irregolare, o regolari, se mostrano una forma sferica che solitamente è più densa verso il centro.
Ammasso Abell 2218 Considerando l'alta densità che caratterizza i superammassi, può capitare che avvengano scontri fra galassie, ma senza le conseguenze che si potrebbero immaginare. Esse sono costituite infatti da zone estremamente rarefatte, con il risultato che spesso si fondono fra loro creandone delle altre di dimensioni maggiori. Se invece lo scontro avviene a velocità tali da permettere di sfuggire alla forza di mutua attrazione, allora esse verrano intaccate solo marginalmente, subendo variazioni nella loro forma.
Galassie con le antenne (NGC 4038/4039) Galassie attiveOltre a quelle enunciate, esistono anche altre specie di galassie, che emettendo energia in grandissima quantità sotto forma di radiazioni, si meritano l'appellativo di galassie attive. Le cause di tutto questo sono ancora sconosciute, forse un buco nero che risiede nel nucleo galattico, ma è comunque possibile distinguerle secondo il tipo di energia irradiata in:
StelleStelleOsservando il cielo le stelle appaiono come migliaia di puntini luminosi, diversi per intensità, colore e dimensione, che si trovano stampati su di un'unica superficie a disegnare le più svariate forme. Sin dai tempi antichi infatti, nonostante esse occupino zone contigue del cielo solo per effetto prospettico, essendo distanti fra loro a volte per migliaia di anni luce, è stato possibile raggruppare le stelle più luminose in modo da formare quelle figure a cui si è dato il nome di costellazioni. Le stelle si sono meritate inoltre nel corso dei secoli l'appellativo di fisse, anche se in effetti, al pari di tutti i corpi del sistema solare, esse si muovono (moto proprio), ma in maniera talmente lenta che per notare degli spostamenti bisognerebbe attendere millenni. Questo perchè, a differenza dei pianeti, esse si trovano ad una distanza talmente grande da rendere l'angolo che deriva dallo spostamento quasi impercettibile.
Magnitudine stellareLe stelle si distinguono in base alla magnitudine relativa (luminosità apparente), una scala di valori centrata sullo zero, corrispondente al valore della stella Vega, con i valori più alti espressi con numeri negativi. La differenza fra le prime e le ultime è di circa 1 a 500, vale a dire che le stelle di magnitudine 1 saranno 500 volte più luminose di quelle dell'ultima classe (25). Un'attenta valutazione va posta dunque alle distanze ed alle dimensioni stellari, che se non correttamente valutate possono portare a considerazioni errate. Il Sole infatti, una stella di medie dimensioni, che è anche la più vicina a noi (dista in media 149,6 milioni di chilometri, pari a 8 minuti luce), ci sembra ben più grande e luminoso di tante altre stelle, che pur emettendo luce per migliaia di volte tanto, appaiono molto deboli e minuscole a causa della loro lontananza.
Per ovviare a questo problema, e considerando che l'intensità della luce diminuisce col quadrato della distanza della sorgente, si usa allora la magnitudine assoluta (luminosità effettiva), ossia si considerano i corpi stellari come posti tutti alla stessa distanza, fissata per convenzione in 10 parsec, equivalenti a circa 32 anni luce.
Metodi per la misura delle distanze stellariPer risalire alla distanza stellare un metodo molto usato è quello che sfrutta il fenomeno della parallasse annua. Infatti, considerando il nostro pianeta in un punto qualsiasi della sua orbita, e puntando da esso una stella x, dopo sei mesi, quando la Terra sarà in un punto esattamente opposto, si vedrà lo stesso astro spostato sullo sfondo celeste di un angolo che sarà tanto più piccolo quanto esso sarà distante da noi. Misurando dunque l'entità di tale angolo, e conoscendo il raggio dell'orbita terrestre, 1 U.A., dalla trigonometria avremo la distanza D = 1 : tgA espressa in parsec.
Tuttavia per le stelle più lontane, essendo l'angolo risultante talmente piccolo da non poter essere misurato, si usano altri metodi come quello spettroscopico o quello delle cefeidi. Il primo consiste nello scomporre la luce della stella nelle sue componenti fondamentali facendola passare attraverso un prisma. Analizzandola si notano le bande colorate dello spettro che risultano separate da righe oscure, che non sono altro che assorbimenti da parte dei gas che compongono il corpo stellare. Da queste è dunque facile risalire alla composizione chimica ed alla magnitudine assoluta delle stelle, che poi posta a confronta con quella apparente ci darà la distanza. Spesso si ricorre anche alle cefeidi, da Delta Cephei, la prima stella con queste proprietà ad essere stata scoperta, che hanno la caratteristica di variare in modo regolare la loro luminosità secondo un periodo ben determinato che è direttamente proporzionale alla stessa intensità luminosa. Dunque più lungo sarà questo periodo, maggiore risulterà la magnitudine assoluta, dalla quale otterremo poi quella apparente e quindi la distanza. Sistema solareSistema SolareIl sistema solare è formato dal Sole e da tutta una serie di corpi celesti che ruotano attorno ad esso, e che a seguito della risoluzione approvata dall'I.A.U. (International Astronomical Union) nella seduta del 24 Agosto 2006 possono essere così suddivisi:
Tutto attorno il mezzo interplanetario composto da polvere e gas, il quale viene spazzato continuamente alla velocità di diverse centinaia di km/sec da quello sciame di particelle emesso dal Sole noto come vento solare, i cui effetti giungono sino alla distanza di circa 100 UA (UA = distanza media fra la Terra ed il Sole pari a circa 149,6 milioni di km) dove si trova l'eliopausa, il confine del sistema solare che delimita la zona di influenza della nostra stella che viene a sua volta chiamata eliosfera.
Origine del sistema solareSecondo le più recenti teorie il sistema solare si sarebbe formato circa 4,5 miliardi di anni fà per l'aggregazione e la condensazione di una nube di materia interstellare. Questa, entrando in rotazione su se stessa, avrebbe poi creato un disco concentrando al centro di esso la stragrande maggioranza della materia per effetto delle forze gravitazionali. Successivamente con l'aumento della temperatura si sarebbe innescato il processo di nucleosintesi stellare che diede vita al Sole, mentre la restante parte della materia avrebbe dato vita a sua volta ai planetesimi, e quindi ai pianeti, ai pianeti nani ed agli altri corpi minori. E' probabile quindi che proprio durante questa fase l'innesco della stella abbia spazzato via dai corpi più vicini la gran parte dei gas che li avvolgeva, creando così i pianeti di tipo terrestre, dall'aspetto solido, ed i pianeti gioviani, avvolti invece da immense quantità di gas allo stato liquido.
OrbiteTutti i corpi del sistema solare ruotano su orbite ellittiche attorno al Sole che rimanendo fermo occupa uno dei due fuochi di ogni ellisse. I pianeti soprattutto, si muovono con orbite poco eccentriche e quasi tutti sullo stesso piano dell'orbita terrestre (per definizione chiamato eclittica), ragion per cui dalla Terra li vediamo attraversare insieme al Sole la stessa fascia celeste al centro dello Zodiaco. Viceversa i pianeti nani ed i corpi minori (asteroidi, comete e meteoroidi) sono caratterizzati generalmente da orbite più allungate ed inclinate. Ogni corpo del sistema solare si muove secondo velocità diverse a seconda della distanza dal Sole, più velocemente quando si trova nei pressi della stella, al perielio, e meno velocemente quando si trova nel punto più lontano da essa, all'afelio. Durante questo movimento infatti, a causa delle orbite che non sono circolari, ma ellittiche, la distanza dal Sole varia fra un minimo ed un massimo. Mercurio ad esempio oscilla da 46 milioni di km al perielio a 69,8 milioni di km all'afelio.
Inoltre, come nel caso dei pianeti, i quali occupano orbite situate a distanze crescenti, con la distanza aumenta anche il tempo impiegato a percorrere una rivoluzione completa, ossia quel periodo che per la Terra vale 1 anno siderale ovvero 365,25 giorni. Legge di Gravitazione UniversaleTutto ciò è una diretta conseguenza della legge di gravitazione universale, elaborata da I. Newton, che afferma: fra due qualsiasi corpi esiste una forza di mutua attrazione direttamente proporzionale al prodotto delle rispettive masse ed inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Ne deriva dunque che orbitando attorno al Sole i maggiori corpi del sistema solare percorrono orbite quasi circolari, od ellittiche a bassa eccentricità, che per definizione geometrica, così come i cerchi sono il luogo geometrico dei punti di un piano aventi la stessa distanza dal centro, sono il luogo geometrico dei punti di un piano che hanno la stessa somma delle distanze da due punti denominati fuochi. Tuttavia gli scienziati presumono che esistano anche corpi, le comete, che in alcuni casi possano percorrere orbite paraboliche, od addirittura iperboliche, che le porteranno a perdersi nello spazio galattico dopo essere transitate attorno al Sole. Elementi orbitaliLe orbite sono comunque caratterizzate da alcuni parametri che permettono di individuarle nello spazio del sistema solare, gli elementi orbitali, grazie ai quali è possibile tracciare e seguire in ogni istante il moto di ogni corpo rispetto al Sole.
LunaLunaInseparabile compagna della Terra, la Luna è il corpo celeste più vicino a noi, e per questo ben visibile, anche se non avendo una fonte energetica interna essa risplende solo per via della luce solare riflessa dalla sua superficie.
foto NASA-NSSDC Caratteristiche generaliLe sue dimensioni, pari a circa un quarto di quelle terrestri, fanno di essa un mini pianeta che probabilmente si è formato per l'aggregazione di materiale meteoritico adiacente all'orbita terrestre durante il periodo di formazione del sistema solare. In origine è molto probabile che sulla Luna vi sia stata attività vulcanica, lo dimostrano i reperti prelevati durante le missioni Apollo, analizzando i quali si riconoscono strutture simili a quelle presenti attorno ai vulcani terrestri. In particolare sono sicuramente di tale tipo quei canali che sembrano essere i resti dell'erosione esercitata dal materiale magmatico fuoriuscito miliardi di anni fà da fratture createsi sulla superficie.
foto NASA Mancando un'atmosfera, la temperatura ha una forte escursione termica fra la parte illuminata e quella buia, raggiungendo anche un massimo di oltre un centinaio di gradi. Inoltre la gravità, essendo solo un sesto di quella terrestre, rende il satellite del nostro pianeta un mondo completamente inospitale. In ultima analisi c'è da ricordare come la Luna ed il nostro pianeta siano legati da una forza di mutua attrazione che si rende evidente nel fenomeno delle maree e che produce un rallentamento della rotazione della Terra, con la conseguenza che il giorno terrestre va continuamente ed impercettibilmente aumentando.
foto NASA-NSSDC Strutture lunariLa Luna ha una superficie accidentata composta da zone montuose miste a pianure che vengono denominate mari (nulla a che vedere con i nostri, data l'assenza di acqua presente solo sotto forma di ghiaccio nelle zone polari). La più famosa di queste regioni è il Mare della Tranquillità, dove il 21 luglio 1969 sbarcò l'Apollo 11 aprendo le porte all'esplorazione umana del nostro satellite naturale. Sono comunque degni di nota anche l'oceano Procellarum ed il mare Imbrium, che per le loro vaste dimensioni sono visibili persino ad occhio nudo. Nella superficie lunare, che conosciamo ormai dettagliatamente fin nei minimi particolari, spiccano inoltre quegli immensi crateri che sono i resti di un remoto bombardamento meteoritico. Tre di essi, chiamati coi nomi di altrettanti grandi astronomi del passato, Tolomeo, Tycho e Copernico, sono visibili dalla Terra anche con un modesto binocolo visti i loro diametri che rispettivamente ammontano a 153, 87 e 90 km.
foto NASA-NSSDC La Luna, come dicevamo, è composta anche da catene montuose, che raggiungono in alcuni casi i 9000 m di altezza, e che sono state battezzate con nomi simili alle analoghe strutture terrestri. Fra esse ricordiamo le Alpi, i Carpazi e gli Appennini lunari. CostellazioniCostellazioniL'osservazione celeste non sarebbe cosa agevole senza l'adozione di un sistema che permetta di discernere agevolmente una zona dall'altra. Unendo infatti le stelle più luminose con delle linee immaginarie, è possibile individuare determinati settori del cielo allo stesso modo di come è già stato fatto dagli antichi astronomi, i quali erano soliti intepretare questi allineamenti come raffigurazioni di miti, personaggi, eroi e leggende della loro vita quotidiana. Con il termine costellazioni non s'intendono tuttavia solo delle figure, ma anche determinate aree, che esse rappresentano, e che comprendono stelle ed oggetti di altra natura quali: galassie, nebulose, ammassi stellari, ecc..
Origine delle costellazioniAttualmente le costellazioni ufficiali sono 88 e più della metà di esse ci sono state tramandate dall'astronomo greco Tolomeo, che raccogliendo le testimonianze e gli studi precedenti, ne elencava 48 nel suo Almagesto. Il nome di molte di loro è quindi per la maggior parte di origine babilonese o greca, ed è stato mantenuto fino ai giorni nostri, così come quello di alcune stelle. Tutto questo per quanto riguarda il cielo boreale, essendo quello dell'altro emisfero, o quanto meno la parte più a Sud di esso, nascosto, per via della latitudine, agli osservatori di tutta l'area mediterranea. Le costellazioni australi sono dunque di origine molto più recente, risalgono infatti agli ultimi quattro, cinque secoli, quando i circumnavigatori dalla Terra, esplorando quelle zone, si servirono del cielo meridionale per orientarsi durante la navigazione. Fornirono così preziose indicazioni agli astronomi di quel tempo che stilando nuove mappe celesti completarono la nostra conoscenza in merito. Fra questi ricordiamo Plancius, Bartsch, Hevelius, De Lacalle e soprattutto Bayer che, autore fra l'altro di un celebre atlante, introdusse un sistema per indicare le stelle adoperando le lettere dell'alfabeto greco secondo un'ordine decrescente di luminosità. A compimento dell'opera di questi illustri studiosi, nomi e confini di ogni costellazione vennero definitivamente fissati, rispettivamente nel 1922 e nel 1930, dall'I.A.U., il massimo organo astronomico mondiale. Le costellazioni sono comunque delle entità di natura prospettica, formate da corpi che appaiono come facenti parte di un unico sistema, ma che in realtà nello spazio tridimensionale hanno in comune solo lo stesso settore celeste, essendo a volte situati a distanze di milioni di anni luce gli uni dagli altri.
Visibilità delle costellazioniNonostante le stelle possano considerarsi fisse, ogni costellazione muta la sua posizione (rispetto alla nostra e non allo sfondo celeste) per effetto del moto apparente del cielo. Questo perchè la Terra, oltre a girare su se stessa, compie anche un moto di rivoluzione attorno al Sole, offrendoci ogni notte una visuale della volta celeste leggermente diversa. Ognuna di esse allora, con il passare dei mesi, apparirà alla stessa ora sempre più spostata verso Ovest, sino a quando scomparirà sotto l'orizzonte occidentale per riapparire poi, dopo un certo periodo di tempo, da quello orientale. Fanno eccezione le costellazioni attigue ai poli che, per effetto della sfericità della Terra, ruotano attorno ad essi descrivendo dei cerchi completi fra lo zenit e l'orizzonte. Per questo sono dette circumpolari, e sono visibili solo dall'emisfero di cui fa parte il polo celeste attorno a cui ruotano, rimanendone invece occultate nell'altro. Si distinguono in boreali ed australi.
Costellazioni dello ZodiacoUn discorso a parte meritano quelle 12 costellazioni che fanno parte dello zodiaco, ovvero di quella striscia del cielo concentrica all'eclittica, su cui si spostano apparentemente tutti i corpi principali del sistema solare. Fra questi uno in particolare, il Sole, attraversa ogni mese un settore pari a 30° (segno zodiacale) effettuando quindi un giro completo in un anno solare. Per convenzione, si è allora stabilito sin dall'antichità, di identificare ognuna di queste suddivisioni con l'omonima e corrispondente costellazione. A partire dalla prima sono: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci. Tuttavia dello zodiaco fa parte anche la costellazione di Ofiuco, che il Sole attraversa in Dicembre, la quale però non è compresa fra i 12 segni zodiacali tradizionali.
Precessione degli EquinoziA causa del fenomeno della "precessione degli equinozi", un lento e continuo movimento dell'asse di rotazione del nostro pianeta, che oscillando descrive un cerchio in 26000 anni, ogni riferimento celeste varia la sua posizione di circa 1,5° ogni secolo. Ogni 2000 anni si verificherà allora uno slittamento pari a 30°, con il risultato che ogni costellazione occuperà il posto del segno zodiacale immediatamente successivo. Infatti gli equinozi, le intersezioni dell'eclittica con l'equatore celeste, detti anche "punto d'Ariete" e "punto della Bilancia", si trovano ai giorni nostri rispettivamente nei Pesci e nella Vergine e non più in quelle da cui anticamente presero il nome. april 2007 Il Manoscritto di VoynichIl Manoscritto di Voynich
Il manoscritto Voynich è un libro in forma di manoscritto: contiene descrizioni di piante sconosciute scritte in una lingua misteriosa ed indecifrabile, cosa che lo ha messo al centro di numerose speculazioni legate alla sua origine misteriosa. E' un tomo di dimensioni piuttosto ridotte: 16 cm di larghezza, 22 di altezza e 4 di spessore. Consta di 102 fogli, per un totale di 204 pagine. La rilegatura porta tuttavia a ritenere che originariamente comprendesse 116 fogli, e che 14 si siano smarriti. Fanno da corredo al testo una notevole quantità di illustrazioni a colori, ritraenti i soggetti più svariati: proprio i disegni lasciano intravedere la natura del manoscritto, venendo di conseguenza scelti come punto di riferimento per la suddivisione dello stesso in diverse sezioni, a seconda del tema delle illustrazioni:
Subito dopo questa sezione vi è un foglio ripiegato sei volte, raffigurante nove medaglioni con immagini di stelle o figure vagamente simili a cellule, raggiere di petali e fasci di tubi.
L'ultima sezione del Manoscritto Voynich comincia dal foglio 103 e prosegue sino alla fine. Non vi figura alcuna immagine, fatte salve delle stelline a sinistra delle righe, ragion per cui si è portati a credere che si tratti di una sorta di indice. La teoria oggi consolidata è che il manoscritto sia stato creato ad arte come falso nel XVI secolo, per perpetrare una truffa: molto probabilmente il truffatore sarrebe stato l'astrologo mago e falsario inglese Edward Kelley aiutato dal brillante filosofo John Dee, e la vittima sarebbe stata Rodolfo II. Il manoscritto Voynich, del quale non esistono copie, è attualmente conservato presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell'Università di Yale, negli Stati Uniti.
Il ritrovamentoIl manoscritto Voynich, ormai universalmente noto come il libro più misterioso del mondo, deve il suo nome a Wilfrid Voynich, un mercante di libri rari statunitense che lo acquistò dai gesuiti di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, nel 1912. Voynich rinvenne, all'interno del libro, una lettera di Johannes Marcus Marci (1595-1667), medico reale di Rodolfo II di Boemia, con la quale egli inviava questo libro a Roma presso l'amico poligrafo Athanasius Kircher perché lo decifrasse. Voynich affermò che lo scritto conteneva minuscole annotazioni in greco antico, e datò il volume come originario del XIII secolo. Nella lettera, recante l'intestazione "Praga, 19 agosto 1665" (o 1666), Marci affermava di aver ereditato il manoscritto medievale da un suo amico (che in seguito le ricerche riveleranno essere un non meglio noto alchimista di nome Georg Baresch), e che il suo precedente proprietario, l'imperatore Rodolfo II, lo aveva acquistato per 600 ducati (equivalenti a circa 50.000 € attuali), credendolo opera di Ruggero Bacone. La datazione reale del testo sarebbe controversa, ma è possibile posizionare la stesura del testo intorno agli inizi del XVII secolo: un'analisi all'infrarosso ha rivelato la presenza di una firma successivamente cancellata: Jacobi a Tepenece, al secolo Jacobus Horcicki, morto nel 1622 e principale alchimista al servizio di Rodolfo II. Avendo egli ricevuto il titolo di Tepenece nel 1608, questa prova renderebbe inverosimili le ipotesi di chi vorrebbe far risalire l'acquisizione del manoscritto a date antecedenti. Inoltre, una delle piante raffigurate nella sezione "botanica" è quasi identica al comune girasole, giunto in Europa all'indomani della scoperta dell'America, e quindi successivamente al 1492.
Analisi crittograficheIn molti, nel corso del tempo, e soprattutto ultimamente, hanno cercato di decifrare la lingua sconosciuta del Voynich. Il primo ad aver affermato di essere riuscito nell'impresa fu William Newbold, esperto di filosofia medievale. Negli anni '20 propose un elaborato ed arbitrario procedimento con cui tradurre il testo, che sarebbe stato scritto in un latino "camuffato". La conclusione a cui Newbold arrivò con la sua traduzione fu che già nel tardo medioevo sarebbero state conosciute nozioni di astrofisica e biologia molecolare. Newbold analizzando il manoscritto però si accorse che le minuscole annotazioni in realtà altro non erano che crepe nella carta invecchiata. Negli anni quaranta i crittografi Joseph M. Feely e Leonell C. Strong applicarono al documento dei sistemi di decifratura sostitutiva, cercando di ottenenere un testo con caratteri latini in chiaro: il tentativo produsse un risultato che però non aveva alcun significato. Il manoscritto fu l'unico a resistere alle analisi degli esperti di crittografia della marina statunitense, che alla fine della guerra studiarono ed analizzarono alcuni vecchi codici cifrati per mettere alla prova i nuovi sistemi di decodifica. Nel 1945 il professor William Friedman, attorniato da vari studiosi, optò per un approccio più metodico e oggettivo, nell'ambito del quale emerse la cospicua ripetitività del linguaggio del Voynich. Tuttavia, a prescindere dall'opinione maturatagli nel corso degli anni in merito all'artificialità di tale linguaggio, all'atto pratico la ricerca si risolse in un nulla di fatto: a niente servì infatti la trasposizione dei caratteri in segni convenzionali, che doveva fungere da punto di partenza per qualsiasi analisi successiva. Il professor Robert Brumbaugh, docente di filosofia medievale a Yale, e lo scienziato Gordon Rugg, in seguito a ricerche linguistiche, sposarono la teoria che vedrebbe il Voynich come un semplice espediente truffaldino, volto a sfruttare il successo che a quel tempo le opere esoteriche solevano riscuotere presso le corti europee. Nel 1978 il filologo dilettante John Stojko credette di aver riconosciuto la lingua, e affermò che si trattasse di ucraino, con le vocali rimosse. La traduzione però pur avendo in alcuni passi un apparente senso (Il Vuoto è ciò per cui combatte l'Occhio del Piccolo Dio) non corrispondeva ai disegni. Nel 1987 il fisico Leo Levitov attribuì il testo a degli eretici Catari, pensando di aver interpretato il testo come un misto di diverse lingue medievali centroeuropee. Il testo tuttavia non corrispondeva con la cultura catara, e la traduzione aveva poco senso. Lo studio più significativo in materia resta ad oggi quello compiuto nel 1976 da William Bennett, che ha applicato la casistica alle lettere ed alle parole del testo, mettendone in luce non solo la ripetitività, ma anche la semplicità lessicale e la bassissima entropia: il linguaggio del Voynich, in definitiva, non solo si avvarrebbe di un vocabolario limitato, ma anche di una basilarità linguistica riscontrabile, tra le lingue moderne, solo nell'hawaiano. Il fatto che le medesime "sillabe", e perfino intere parole, vengano ripetute con una frequenza tale da rasentare il beffardo, è attinente più ad una concezione inconsciamente accomodante, che non volutamente criptica. L'alfabeto che viene usato, oltre a non essere stato ancora decifrato, è unico. Sono però state riconosciute 19-28 probabili lettere, che non hanno nessun legame con gli alfabeti attualmente conosciuti. Si sospetta inoltre che siano stati usati due alfabeti complementari ma non uguali, e che il manoscritto sia stato redatto da più persone. Imprescindibile quanto significativa in tal senso è poi l'assoluta mancanza di errori ortografici, cancellature o esitazioni, elementi costanti invece in qualunque altro manoscritto. In alcuni passi ci sono delle parole ripetute anche 4 o più volte consecutive, una disposizione priva di riscontri in qualsiasi lingua nota.
La soluzione del misteroRecentemente, grazie a tecniche di ragionamento esperto, è stata avanzata un'ipotesi che chiarirebbe il motivo dell'inspiegabilità del testo, e della sua resistenza a qualsiasi tentativo di decifrazione: Gordon Rugg, nel luglio 2004, ha individuato un metodo che potrebbe essere stato seguito dagli ipotetici autori per produrre "rumore casuale" in forma di sillabe. Questo metodo, realizzabile anche con strumenti del 1600, spiegherebbe la ripetitività delle sillabe e delle parole, l'assenza delle strutture tipiche della scrittura casuale e renderebbe credibile l'ipotesi che il testo sia un falso rinascimentale creato ad arte per truffare qualche studioso o sovrano. Già in passato lo studioso Jorge Stolfi della Università di Campinas (Brasile) aveva proposto l'ipotesi che il testo fosse stato composto mischiando sillabe casuali da delle tabelle di caratteri. Questo avrebbe spiegato le regolarità e le ripetizioni, ma non l'assenza di altre strutture di ripetizione, ad esempio le lettere doppie ravvicinate. Rugg partì dall'idea che il testo fosse stato composto con metodi combinatori noti negli anni tra il 1400 e il 1600: uno di questi metodi, che attirò la sua attenzione, fu quello della cosiddetta griglia di Cardano creata da Girolamo Cardano nel 1550. Il metodo consiste nel sovrapporre ad una tabella di caratteri o ad un testo una seconda griglia, con solo alcune caselle ritagliate in modo da permettere di leggere la tabella inferiore. La sovrapposizione oscura le parti superflue del testo, lasciando visibile il messaggio. Rugg ha ricondotto il metodo di creazione ad una griglia di 36x40 caselle, a cui viene sovrapposta una maschera con 3 fori, che compongono i tre elementi della parola (prefisso, centrale e suffisso). Il metodo, molto semplice da usare, avrebbe permesso all'anonimo di realizzare il testo molto rapidamente partendo da una singola griglia piazzata in diverse posizioni. Questo ha rimosso il principale dubbio correlato alla teoria del falso, cioè che un testo di tali proporzioni con caratteristiche sintattiche simili sarebbe stato molto difficile da realizzare senza un metodo di questo tipo. Rugg ha ottenuto alcune "regole base" del Voynichese, riconducibili a caratteristiche della tabella usata dall'autore: ad esempio la tabella originale aveva probabilmente le sillabe sul lato destro più lunghe, cosa che si riflette nella maggiore dimensione dei prefissi rispetto alle altre sillabe. Rugg ha tentato anche di capire se ci fosse un messaggio segreto codificato nel testo, ma l'analisi lo ha portato ad escludere questa ipotesi: per via della complessità di costruzione delle frasi e delle parole, è quasi certo che la griglia sia stata usata non per codificare, ma per comporre il testo. Ricerche storiche seguenti a questo studio hanno portato ad attribuire a John Dee e ad Edward Kelley il testo. Il primo, studioso dell'epoca Elisabettiana, avrebbe introdotto il secondo (noto falsario) alla corte di Rodolfo II intorno al 1580. Kelley era mago, oltre che truffatore, quindi ben conosceva i trucchi matematici di Cardano, e avrebbe realizzato il testo per ottenere una cospicua cifra o favori dal sovrano. |
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