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    april 2007

    triangolo delle bermuda

    Il Triangolo delle Bermuda

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    Il Triangolo delle Bermuda è una zona di mare di forma per l'appunto triangolare, i cui vertici sono:

    In questa zona di mare si sarebbero verificati dal 1800 in poi numerosi episodi di "inspiegabili" sparizioni di navi e aeromobili, per questo motivo il triangolo delle Bermuda è anche soprannominato Triangolo maledetto o Triangolo del diavolo. Nonostante la reputazione "maledetta", derivante soprattutto da opere di divulgazione misteriologica, il numero di incidenti nel Triangolo non è affatto superiore a quello di una qualsiasi altra regione ad alta densità di traffico aeronavale. Come confermato dalla United States Coast Guard l'incidentalità è nella norma per la quantità di traffico e gli incidenti avvenuti sono derivanti da normali cause fisiche e meccaniche.


    Uno schizzo del Triangolo delle Bermuda

    Storia 

    Già Cristoforo Colombo in uno dei suoi viaggi cita alcuni avvistamenti di animali sconosciuti in un' area approssimativamente vicina al triangolo. Alcuni marinai avrebbero osservato anche alcune luci danzanti all'orizzonte e registrato malfunzionamenti della bussola, ma la spiegazione per entrambe le anomalie potrebbe essere la caduta di una meteora nei dintorni della zona.

    La prima citazione documentata di sparizioni risale al 1951, quando E.V.W. Jones della Associated Press telegrafò un articolo in merito alla perdita di alcune navi. L'articolo parlava di misteriose scomparse di navi, aerei e piccole barche nella regione del "Triangolo del diavolo". Le sparizioni vennero poi menzionate nel 1952 in un articolo su Fate Magazine a firma George X. Sand, che raccontò di strane sparizioni marine. Nel 1964, Vincent Gaddis definì l'area "Il triangolo mortale delle Bermuda" in un numero di Argosy, dando fama al nome.

    Nel 1974 Charles Berlitz riprese l'idea, e raccolse in un volume (The Bermuda Triangle) l'elenco delle sparizioni, romanzandone i dettagli e inserendo diverse spiegazioni: traffico eccessivo, tempeste naturali, "buchi temporali", l'impero di Atlantide, interventi extraterrestri, tecnologie aliene, o altre cause soprannaturali.

    Il libro ebbe grande diffusione, e ne venne tratto un film.

    In verità, qualcosa è stato ritrovato al largo di Paradise Point, la punta occidentale dell' isola di Bimini. Il professor J. Manson Valentine, zoologo ed archeologo dell'Istituto Oceanografico della stessa Bimini, in collaborazione con altri studiosi e con sommozzatori scientificamente preparati (tra cui Jacques Mayol) scoprirono verso la fine degli anni sessanta nella zona indicata dal medium Edgar Cayce, una formazione rocciosa sommersa simile ad una scalinata e ad una strada lunga 100 metri, composta da enormi blocchi di pietra disposti ordinatamente uno in fila all'altro, ritenuti una formazione naturale dagli scienziati e vestigia di strade ed edifici collegati con il leggendario "continente sommerso" dagli esoteristi. [2]

    Nonostante la fama dell'area, le statistiche dei Lloyd's di Londra affermano con certezza che il "triangolo" non è né più né meno pericolosa di ogni altra zona dell'oceano, valutando il numero di incidenti e perdite per la quantità di traffico sostenuto: l'area è una delle vie commerciali più affollate al mondo e le percentuali di sparizione sono insignificanti se esaminate nel complesso.

    Il ricercatore e istruttore di volo Larry Kusche pubblicò nel 1975 The Bermuda Triangle Mystery - Solved, una ricerca che metteva in luce gravi imprecisioni e alterazioni nell'opera di Berlitz: spesso il resoconto non coincideva con i racconti di testimoni o di persone coinvolte negli incidenti e sopravvissuti. In molti casi informazioni importanti erano omesse (come ad esempio nella scomparsa di Donald Crowhurst, riportata come mistero nonostante già allora fosse chiaro che Crowhurst aveva inventato i racconti delle sue imprese ed aveva commesso suicidio. Oppure come nel caso del cargo che Berlitz colloca come disperso nei pressi di un porto nell'Atlantico, quando in realtà era andato perso nei pressi di un porto dallo stesso nome ma nel Pacifico). Inoltre, Kusche dimostrò, tramite documentazione, come numerosi incidenti indicati come "vittime del triangolo" si erano in realtà verificati a moltissima distanza e fossero stati inclusi in malafede.

    La ricerca di Kusche portò ad alcune conclusioni:

    • Il numero di navi disperse è paragonabile, percentualmente, a quello di ogni altra zona dell'oceano.
    • In una zona di tempeste tropicali, molte delle scomparse sono facilmente spiegabili, oltre che per nulla misteriose.
    • Il numero di perdite è stato enormemente esagerato da una ricerca falsata.
    • Le circostanze delle scomparse sono state riportate in modo falsato da Berlitz: il caso più comune riguarda navi che sono date per disperse con mare calmo e assenza di vento, quando in realtà le registrazione dell'epoca mostrano tempeste o peggio.
    • "La leggenda del Triangolo delle Bermuda è un mistero fatto ad arte... mantenuto in vita da scrittori che volontariamente o meno fanno uso di dati errati, argomentazioni falsate, ragionamenti svianti e sensazionalismo" (Epilogo, p. 277).

    In seguito alcuni autori, tra cui Gian J. Quasar, hanno sollevato obiezioni al lavoro di Kusche: cita spesso come prove affondamenti che erano già ben noti prima della pubblicazione del libro, non dati nuovi; davanti agli errori di identificazione o posizionamento di Berlitz, in alcuni casi si spinge a dire che alcune navi non siano mai esistite, nonostante vi siano registrazioni in merito; ammette in alcuni casi (come quello dello Star Tiger e del DC-3) di non essere in grado di fornire una spiegazione nonostante dichiari che sia tutto nell'ordinario.

    Una spiegazione per alcune delle sparizioni riguarda la presenza di vaste sacche di metano all'interno della crosta continentale. In un documento del 1981 del United States Geological Survey si parla di emissioni di metano naturali e periodiche che possono diventare una minaccia per la galleggiabilità delle navi (alterando la saturazione di gas nell'acqua e abbassandone la densità o creando bolle di metano in superficie)



    L'isola di pasqua

    L'Isola di Pasqua

    L'Isola di Pasqua si trova nell'oceano Pacifico a circa 2300 miglia a Ovest del Cile. È uno dei luoghi più isolati del mondo. Il nome deriva dal fatto che l'isola venne scoperta dall'ammiraglio olandese Jacob Roggeveen il giorno della domenica di Pasqua del 1772. Il suo isolamento fece sì che i suoi abitanti preistorici svilupparono una propria cultura differente da qualsiasi altra. Il loro sistema di scrittura ideografico è, ad esempio, diverso da qualsiasi altro conosciuto. Gli antichi abitanti coltivavano l'arte della scultura. I resti di quest'antica tradizione possono essere osservati ancora oggi. Il territorio dell'isola è, infatti, costellato da oltre 600 colossali teste di pietra. Esse raggiungono un'altezza di oltre 12 metri e un peso di ottanta tonnellate. Per molto tempo si è discusso sulla possibilità che la tecnologia primitiva delle antiche popolazioni consentisse o meno la realizzazione di simili opere colossali. Molti autori dalla fervida immaginazione sostenevano l'impossibilità che le statue potessero essere opera umana. Qualcuno è arrivato al punto di sostenere che esse devono essere opere di civiltà aliene poiché le caratteristiche dei volti raffigurati non assomigliavano a nessun lineamento terrestre. In realtà un attento esame fa emergere notevoli somiglianze con le caratteristiche somatiche degli abitanti dell'isola.
    Negli anni 1955-56 l'esploratore e antropologo Thor Heyerdahl confutò queste fantasiose teorie con un efficace esperimento. Durante una spedizione durata sei mesi dimostrò che con una rudimentale tecnologia, gli isolani erano in grado di realizzare statue simili a quelle preistoriche e di trasportarle agevolmente anche a notevole distanza. Innanzitutto il materiale roccioso disponibile è un tufo vulcanico che può essere ammorbidito semplicemente mediante acqua. Inoltre con una speciale tecnica, ma con strumenti rudimentali, era possibile sfaldare facilmente la roccia e imprimergli la forma voluta. Durante l'esperimento sei soli uomini in tre giorni riuscirono a scolpire interamente una statua di dodici tonnellate. La statua venne poi trasportata utilizzando 180 uomini, muniti di funi e di un'enorme slitta di legno. Un'altra statua pesante trenta tonnellate venne addirittura issata su un'alta piattaforma di muratura, mediante un apposito basamento di pietre.

    Atlantide

    Atlantide

    Il primo a parlare di Atlantide fu Platone, nel Timeo, dove si racconta di una discussione tra Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia che, viene detto, ebbe luogo nel 421 a.C. ad Atene. Il dialogo prende le mosse da un altro dialogo, avvenuto il giorno precedente, riguardante la natura dello Stato ideale, e parla di come Solone, durante un suo viaggio in Egitto, venne a conoscenza di una guerra combattuta molto tempo prima tra gli antenati degli attuali ateniesi e, appunto, gli atlantidei, abitanti di una grande isola-continente situata oltre lo stretto di Gibilterra.
    Secondo i sacerdoti egiziani che riferirono la storia a Solone, Atlantide sarebbe stata una monarchia molto potente e con tendenze espansioniste, che governava, oltre al continente omonimo, anche una vasta parte dei territori africani ed europei fino all'Egitto e all'Italia. Le sue mire vennero fermate appunto nel corso della guerra con Atene, dopo la quale si verificò un immenso cataclisma che distrusse l'esercito ateniese e fece inabissare in un solo giorno il continente in mare.

    La storia viene ripresa più in dettaglio nel Crizia, il dialogo successivo, dove si colloca temporalmente a novemila anni prima di Solone la guerra e si descrive più in dettaglio Atlantide, la sua immensa potenza e ricchezza e la storia delle sue origini. Qui si specifica l'origine divina della monarchia che reggeva l'isola, essendo questa divisa in dieci zone ciascuna retta da un figlio di Poseidone e dai loro discendenti. Inizialmente questi governarono avvedutamente, ma poi a causa della forzata convivenza tra i mortali la loro saggezza venne meno fino a quando Poseidone decise di rimediare alla situazione. Il dialogo attualmente in nostro possesso si interrompe proprio in questo punto, probabilmente perché Platone non lo completò.
    La veridicità del racconto di Platone venne negata dal suo allievo Aristotele, ma altri nell'antichità lo accettarono come un fatto storico, dando di fatto inizio a un dibattito che continua tuttora. Sostanzialmente le prime novità oltre ai dialoghi platonici iniziarono a comparire nella prima metà del XVI secolo, quando si cominciò a parlare di un'origine atlantidea delle civiltà americane appena scoperte.
    Nel XIX secolo poi, l'abate fiammingo Charles Brasseur tentò una traduzione di uno dei pochi codici Maya sopravvissuti alla distruzione a opera dei colonizzatori spagnoli. Ne venne fuori la sorprendente descrizione di un grande cataclisma molto simile nel periodo e nello svolgimento a quello raccontato da Platone nei suoi dialoghi. Per inciso, Brasseur indica con Mu il nome di questo continente, sostenendo che si tratti della denominazione Maya per Atlantide. Attraverso successive modifiche si giunse all'interpretazione di James Churchward, nella prima metà del Novecento, che collocò Mu nell'Oceano Pacifico e immaginò Atlantide come una sua colonia. Successivamente le due vennero interpretate come civiltà distinte.

    L'interpretazione di Brasseur fu modificata e ampliata da Ignatius Donnely che nel 1882 pubblicò il libro Atlantis: The Antediluvian World. In esso si cerca di fornire le prove che questa civiltà, scomparsa in seguito al noto cataclisma, sia stata all'origine delle successive civiltà umane e dei loro miti riguardanti un'epoca prospera e felice interrotta all'improvviso da un diluvio.
    Donnely porta a sostegno della sua teoria una serie di prove nei più disparati campi. Oltre a riprendere e ampliare le argomentazioni basate sulle somiglianze linguistiche tra l'America e vari idiomi del vecchio continente, usa anche indizi di tipo geologico, citando isole distrutte o emerse in poche ore a causa di terremoti o eruzioni vulcaniche, riferisce inoltre di somiglianze tra la flora e la fauna al di là dell'Atlantico e, infine, cita un'impressionante serie di tradizioni comuni ai diversi popoli dei vari continenti, compresa la presenza pressoché capillare in ogni popolazione di leggende riguardanti un antico diluvio. Questa teoria è stata ripresa più recentemente da altri autori che ipotizzano come causa del cataclisma la caduta di un asteroide sulla Terra.
    Analizzando le argomentazioni proposte sorgono diversi problemi. Prima di tutto non è affatto improbabile che Platone abbia inventato il racconto di Atlantide a scopo illustrativo, riferendolo nonostante tutto come vero. Questa tecnica narrativa è usata dal filosofo greco in altre occasioni nei suoi dialoghi, e viene esplicitamente teorizzata e giustificata per raggiungere lo scopo dell'autore.
    La traduzione di Brasseur del codice Maya, poi, è basata su un'interpretazione errata della scrittura di quel popolo. Si basa infatti sull'ipotesi, fatta nella seconda metà del Cinquecento dall'arcivescovo Diego de Landa, che la scrittura Maya fosse di tipo alfabetico, mentre è stato successivamente dimostrato che è invece in parte sillabica e in parte ideografica. Il testo analizzato in questo modo sembra essere un trattato astrologico.
    Anche gli indizi costruiti a partire dalle somiglianze di lingue, fauna e flora risultano non essere consistenti, ma la parte più carente della teoria sta proprio nelle prove geologiche. Attualmente non siamo a conoscenza di meccanismi che possano far sprofondare in tempi non geologici estensioni di terra grandi come continenti. Tutti gli esempi che abbiamo si riferiscono a dimensioni molto più modeste, di non più di cento chilometri quadrati. Atlantide è stata poi collocata nei posti più diversi del globo, ma da nessuna parte se ne riesce a trovare uno che non cozzi contro la teoria della deriva dei continenti o con altre prove geologiche. L'ultimo punto, e più significativo, riguarda le ricerche fatte nei fondali oceanici. Questi ultimi sono, infatti, composti soprattutto di basalto, mentre al contrario i continenti sono caratterizzati da una netta prevalenza di rocce granitiche. Una vasta massa continentale quindi dovrebbe poter essere facilmente individuabile dalla sua composizione geologica, ma nonostante tutti i rilevamenti fatti non si è trovata nessuna zona con caratteristiche compatibili con quelle di un continente.

    Un'interessante teoria proposta nella prima metà di questo secolo ipotizza invece uno scenario completamente diverso. In sintesi essa afferma che la leggenda di Atlantide non sarebbe altro che la memoria, deformata e ingigantita dalla tradizione orale e da errori d'interpretazione, della rovina della civiltà cretese, che avvenne attorno al 1450 a.C. in circostanze tutt'ora non ben chiarite. Essa sarebbe stata causata dall'esplosione del vulcano dell'isola di Tera (l'attuale Santorini) a circa cento chilometri dalle coste cretesi. Il cataclisma provocò il parziale sprofondamento dell'isola e giganteschi terremoti e maremoti nei suoi dintorni che, abbattendosi su Creta, causarono le distruzioni che possiamo osservare e la prematura scomparsa di questa civiltà.
    Quest'ipotesi, benché interessante, presenta delle difficoltà che appaiono difficili da superare, e che sono legate ad una discrepanza di alcuni decenni tra l'eruzione e le distruzioni che sconvolsero Creta, a quanto effettivamente possa essere stato devastante l'effetto dei maremoti, e al fatto che questi difficilmente avrebbero potuto raggiungere con sufficiente violenza tutte le località costiere.

    Atene/ Storia

    Atene

     

    Origini di Atene nel mito

    La storia degli Ateniesi comincia con un mito. Gli abitanti di Atene, come la maggioranza delle persone di tutto il mondo e di tutti i tempi, affidano le proprie origini storiche a situazioni molto simili alle favole; ma non si trattava del tutto di storie inventate: erano un riflesso di verità parziali, deformate e remote, di fatto irrecuperabili, trasmesse a voce da generazione a generazione per mezzo di canti e balli.

    In queste leggende l'origine di tutto era una dea, che in principio formava un tutt'uno con la città che creò, e dalla quale prende il nome: Atena. È un nome molto antico greco. Un'altra versione del mito che spiega l'origine del nome di questa città, non designa Atena come fondatrice, ma solo come la dea che le diede il proprio nome e ne diventò la protetrettrice. Il mito racconta che, quando la città che sarebbe poi divenuta Atene era stata appena fondata, il Fato aveva stabilito che sarebbe diventata ricca, prospera e la più potente di tutta la Grecia. Atena decise, quindi, di prenderla sotto la sua custodia. Tuttavia, anche Posidone la voleva sotto la sua protezione, poiché la cittadina era molto vicina al mare. Atena e Posidone entrarono in conflitto, perché nessuno dei due voleva concedere la giovane città all'altro; neppure Zeus riuscì a metterli d'accordo. Così Atena propose di lasciar decidere ai cittadini chi ne avrebbe preso la custodia. Atena e Posidone riunirono il popolo della città sull'acropoli e dissero che ciascuno dei due avrebbe concesso un dono: il regalo giudicato migliore avrebbe fatto vincere la rispettiva divinità. Posidone fece comparire un magnifico cavallo, mentre Atena fece nascere dal terreno un ulivo. A quel punto dalla folla si fece avanti uno degli anziani più autorevoli affermando che entrambi i doni erano degni di essere scelti e avevano un significato: il cavallo rappresentava la forza, il coraggio, la guerra, mentre l'ulivo la prudenza, la serenità, la pace. L'anziano disse anche che la guerra poteva portare ricchezze, potere, ma era incerta; invece la pace, anche se i beni che concedeva erano meno vistosi, erano anche più sicuri e duraturi. Tutti concordarono con le parole dell'anziano e scelsero il dono di Atena, che diede infine il suo nome alla città. Dopo la decisione i cittadini promisero a Posidone che avrebbero innalzato un tempio anche per lui e gli avrebbero concesso i sacrifici dovuti, per mantenere il suo favore: infatti,come abbiamo già detto, Atene si trovava poco distante dal mare, e quest'ultimo sarebbe divenuto il fulcro della sua civiltà. Sotto la protezione di Atena, dea della saggezza, Atene diventò una città fiorente, abile anche nelle guerre, per l'intelligenza e per l'attento uso della tattica dei suoi comandanti. Finché Atene mantenne i valori della prudenza, della diplomazia, della pace, visse senza problemi: quando li abbandonò, decadde e venne assoggettata.

    Atene sarebbe stata fondata dal leggendario Cecrope, che era un mezzo uomo e mezzo serpente. Il mito lo considera primo re di Atene.

    L'antica polis, città stato

    Atene ebbe origine come roccaforte acheo-micenea. Della sua storia prima del 594 a.C. si sa solo che vi fu un periodo monarchico (che ricalca la leggenda dei sette re di Roma) durante il quale regnarono dieci re di cui il primo fu Teseo mentre l’ultimo fu Codro, non più seguito da altri monarchi della sua ottima condotta (considerata irripetibile in un altro regnante futuro). In realtà questa è una leggenda; molto probabilmente infatti la fine della monarchia avvenne perché il potere non fosse concentrato nelle mani di un’unica persona. Quindi si passò da un governo monarchico ad oligarchico dove governavano i nove arconti (dal greco, “coloro che governano”) e il popolo (con sola funzione consultiva) mediante l’ekklesía. La situazione però non era ancora del tutto stabile infatti nel 636-632 a.C. si verifica un colpo di stato e cominciano i primi conflitti a livello politico tra aristocrazia e demos (il popolo). Quindi nel 594 AC fu designato Solone come arconte con pieni poteri per arrivare ad una conciliazione. Egli fu il primo di una serie di importanti legislatori che si successero ad Atene Clistene, Efialte e Pericle, che segnarono le tappe che portarono alla democrazia. Nonostante Atene nel corso della storia fosse riuscita ad ottenere l’egemonia su tutta quanta la Grecia con la formazione della Lega Delio-Attica (477 a.C.), divenuta con il tempo impero ateniese, era destinata a perdere questa posizione a causa della rovinosa guerra del Peloponneso, vero e proprio conflitto tra la lega ateniese e quella peloponnesiaca. Questa guerra trentennale (431-404 a.C.) si concluse quindi col declino della famosa polis, la quale non riuscí più a tornare la potenza di un tempo. Nonostante Atene avesse formato una nuova Lega nel 377 a.C., l’egemonia sulla Grecia passò, dopo un periodo di continue guerre intestine, alla Macedonia coll’avanzare di Filippo II


    maart 2007

    Teschio di cristallo

    Il Teschio di Cristallo

     

     

    Delle dimensioni di un cranio umano, un teschio "vivente".

    è stato ritrovato da Frederick Mike Mitchell-Hedges, durante una esplorazione in Belize, nella città maya di Labaanatum; nel 1964 il teschio passa nelle mani di Frank Dorland, esperto di cristalli, che esegue dei test presso i laboratori della Hewlett-Packard a Santa Clara in California.

    Cosa emerge: il teschio è stato scolpito lungo l'asse principale del cristallo. Si tratta di una tecnica estremamente avanzata, che utilizza l'asse di simmetria e che diminuisce notevolmente il rischio di frantumazione del pezzo. Il teschio cambia di colore, sensazioni di caldo e freddo si avvertono toccando il quarzo.

    Secondo Dorland "... il cristallo stimola una parte sconosciuta del cervello, aprendo una porta psichica sull'assoluto". In una dichiarazione alla stampa, lo studioso rivela: "... i cristalli emettono continuamente onde elettromagnetiche; dal momento che il cervello fa la stessa cosa, è naturale che vi sia interazione".

     

     

    Già nell'antichità al cristallo venivano riconosciute proprietà spirituali; questo stesso minerale affascinò anche le culture antiche: i greci lo chiamavano Crystallos, o “ghiaccio chiaro”. In Egitto, fin dal 4000 a.C., le fronti dei defunti venivano adornate con un “terzo occhio” di quarzo cristallino per permettere all’anima di vedere la strada per l’eternità.

    Tradizionalmente, il materiale preferito da veggenti e sensitivi per le loro sfere è il cristallo di rocca purissimo.

    L’oggetto più straordinario che si conosca, composto da questo materiale, è il cosiddetto Teschio di Cristallo scoperto da Mitchell-Hodges, la cui origine è variamente attribuita: Atzechi, Maya o addirittura ai mitici abitanti di Atlantide.

    Anche il suo rinvenimento fu molto controverso ed è stato al centro di diversi dibattiti: secondo certe fonti, fu trovato nel 1927 da una diciassettenne, Anna, figlia adottiva dell’avventuriero e vagabondo F.A. Mitchell-Hodges, mentre scavava fra le rovine di Lubaantun, la “Città delle pietre cadute”, nelle giungle dell’Honduras britannico.

     



    Dopo tre anni di scavi nell’antico sito archeologico Maya, Anna portò alla luce il teschio di cristallo di rocca, a grandezza naturale, che giaceva fra le macerie di un altare e di un muro attiguo; una mandibola appartenente allo stesso manufatto venne ritrovata a circa otto metri di distanza tre mesi dopo.

     

     

    La squadra di Mitchell-Hodges eseguì estesi scavi nella zona e diede un enorme contributo al nostro attuale patrimonio di reperti e conoscenze sulla civiltà precolombiana del Nuovo Mondo.

    Mitchell-Hodges era anche noto come un fervente assertore della veridicità della leggenda di Atlantide; fu anzi in primo luogo la convinzione che fosse possibile confermare l’esistenza di una connessione fra le civiltà di Atlantide e dei Maya a spingerlo a sfidare le giungle dell’America centrale.

    Il cristallo di rocca, purtroppo, non può essere datato con i sistemi convenzionali; tuttavia i laboratori Hewlett-Packard, che studiarono il misterioso cranio, hanno stimato che il suo completamento avrebbe richiesto un minimo di trecento anni di lavoro a una serie di artigiani dotati, inoltre, di enorme talento. In termini di durezza questo tipo di cristallo è solo leggermente inferiore al diamante.

    Perché questo pezzo di pietra, tra l’altro non originario del posto, era considerato di un tale valore che il popolo che lo lavorò - quale che fosse - impiegò più di tre secoli per levigarlo pazientemente?

    Il mistero del teschio di cristallo si infittì ancor di più quando fu ritrovata la parte inferiore e quando, unendo i due pezzi, si vide che la mandibola si articolava col resto del teschio, creando l’effetto di un cranio umano che apre e chiude la bocca.

    è possibile che il teschio fosse manovrato in tal modo dai sacerdoti del tempio e che fosse usato come oracolo e strumento di divinazione. Si racconta che il lobo frontale del teschio a volte si appanni, acquistando una tinta lattiginosa; altre volte esso emette un’aura spettrale simile all’alone della luna: queste manifestazioni potrebbero essere il frutto di una fantasia sovreccitata, oppure stimolata dal potere intrinseco del cranio stesso.

    Di fatto coloro che hanno avuto contatti prolungati nel tempo col teschio riferiscono di esperienze sensoriali inquietanti che comprendono suoni ed odori eterei, fino ad arrivare all’apparizione di spettri ...

    L’impatto visivo del teschio è, sicuramente, ipnotico anche per uno scettico.

    Quali che siano le sue proprietà, a ogni modo, non sembra proprio che chi lo possieda venga colpito da maledizioni, anzi: Mitchell-Hodges, che non si staccò dal teschio per più di trenta anni, è scampato a tre accoltellamenti e ad otto ferite d’arma da fuoco!

    Prima di morire, il 12 giugno 1949, lasciò scritto nel suo testamento che il teschio doveva essere assolutamente consegnato alla figlia adottiva, che lo aveva trovato.

     




     

    maart 2007

    Il cavaliere senza testa

     

    Il Cavaliere senza Testa

    C'è una classica novella scritta da Washington Irving che s'intitola La leggenda di Sleepy Hollow in cui il protagonista, un precettore, raggiunge un paesino abitato da coloni olandesi, situato in una remota regione americana. I coloni gli raccomandano di evitare di uscire da casa con l'oscurità, perché lo spettro di un mercenario morto durante la rivoluzione si aggira per le strade in groppa ad un possente stallone nero, ed essendo privo della testa, spiccherà tutte quelle che potrà trovare al suo passaggio!
    Ma il precettore, confidando nella razionalità, più che sul folclore popolare, non seguirà il consiglio, rimanendo vittima del misterioso cavaliere!
    Questo racconto, introduce a pennello la vicenda di cui parleremo in questo numero.
    Nel 1860, fu ritrovato da un passante il corpo privo di testa di Lakey, uno dei primi coloni che si erano stabiliti nella cittadina di McLeansboro, nell'Illinois (USA). Egli era stato decapitato con la propria scure, che giaceva ancora conficcata nel ceppo accanto al suo cadavere. Nessuno poté mai spiegare l'efferato delitto, né furono trovati i responsabili.
    Un giorno, due pescatori di passaggio, si trovarono a guadare il torrente proprio vicino alla strada lungo la quale era stato ucciso Lakey. Erano stati a pescare sul fiume Wabash, e già calava la notte: nel momento in cui giunsero sulla strada maestra, si accorsero di essere stati raggiunti da un terzo cavaliere, che montava un cavallo nero. Fu grande l'orrore che provarono quando si accorsero che tale cavaliere era…privo di testa!
    Ammutoliti dallo spavento, i due uomini spronarono i cavalli lungo la strada, ma si accorsero che il cavaliere, lungi dall'inseguirli, aveva piegato per il torrente, percorrendolo controcorrente. Rimasero a seguirlo con lo sguardo fino a quando, a causa dell'oscurità, lo persero di vista.
    Dapprima riluttanti a raccontare l'episodio, per paura di essere additati come visionari, i due pescatori non tardarono a scoprire che altre persone avevano avuto la medesima esperienza. Lo spettro a cavallo percorreva, infatti, sempre la solita pista: fu appurato, da numerose testimonianze, che esso si univa agli uomini a cavallo che percorrevano la strada maestra provenendo da est, poi, improvvisamente, svoltava verso il centro del torrente, scomparendo in un bacino d'acqua al di sotto dello sbarramento.
    Oggi, un ponte di cemento permette alle automobili di passare sopra lo stesso punto dove un tempo veniva guadato quello che fu presto denominato come il "Lakey's Creek", ma nessun automobilista ha sinora avvistato il fantasma di Lakey…ricomparirà prima o poi? Non lo sappiamo, ma forse è lecito pensare che l'avvento delle automobili abbia un po' sconvolto i suoi programmi!

    L'olandese Volante

    L'Olandese Volante


    Tra tutte le leggende marinare nessuna è più inquietante ed allo stesso tempo affascinante di quella dell'Olandese Volante.
    La leggenda si basa su una nave realmente esistita, capitanata da un vero lupo di mare, Hendrik Vanderdecker che nell'anno del Signore 1680 fece vela da Amsterdam diretto a Batavia, nelle Indie Olandesi.
    Per contratto, avrebbe dovuto riportare in patria un carico di merci per conto della compagnia che possedeva la nave, ma Vanderdecker, non senza malizia, aveva stimato di poter acquistare anche altre mercanzie per suo conto, in modo da rivenderle ed arricchirsi senza dover nulla dividere con la compagnia che gli dava lavoro.
    La nave, secondo la leggenda, fu investita durante la traversata da un formidabile uragano tropicale, ed il capitano tentò ogni possibile manovra per farla procedere.
    Contro ogni precauzione, il capitano affrontò la tempesta come se si trattasse di una sua sfida personale, anzi, davanti ai suoi ufficiali, giurò che avrebbe sfidato la sorte e doppiato il Capo di Buona Speranza.
    Ciò provocò il terrore tra i marinai, che ammonirono Vanderdecker per un comportamento che andava contro ogni regola, e che metteva in pericolo la vita di tutti e lo supplicarono, nel nome di Dio, di abbandonare i suoi folli propositi ed attendere il placarsi della tempesta.
    Nulla, però, poté fermarlo, e la nave, in preda alla furia del mare, fu presto sopraffatta, si spezzò in due tronconi e tutti i suoi occupanti perirono tra i marosi.
    Per punizione, Vanderdecker fu condannato ad espiare la grave responsabilità della morte di tutto il suo equipaggio governando la sua nave fino al giorno del Giudizio.
    La leggenda, come si vede, è suggestiva e romantica, ma molti testimoni la prendono davvero sul serio, e giurano che non si tratta, tutto sommato, di una pura e semplice storia da focolare.
    Nell'anno 1835 il comandante e l'equipaggio di una nave inglese avvistarono, durante un fortunale, un vascello che "…si avvicinava attraverso l'infuriare della tempesta, con tutte le vele spiegate". Il comandante ordinò immediatamente di segnalare la loro presenza, poiché il veliero, a velocità incredibile, si avvicinava alla fiancata, rischiando un rovinoso quanto mortale impatto. Poi, improvvisamente, quando ormai era giunto ad una distanza pericolosamente breve, scomparve nel nulla, lasciando sbigottiti tutti i presenti.
    Nel 1881, la nave inglese Baccante, un legno di classe mercantile, perse un uomo in mare. Il rapporto ufficiale che fu stilato in merito all'episodio ha dello sconcertante:
    "Meyers, marinaio, affogato tra i flutti nonostante fosse stato fatto ogni sforzo per porlo in salvo. Caduto in mare dopo aver avvistato un singolare vascello che, sebbene avesse le vele ridotte a brandelli, seguiva la nostra identica rotta fino a portarsi pericolosamente in poppavia."
    Un altro più "recente" avvistamento dell'Olandese Volante avvenne, a quanto si dice, nel marzo del 1939 sulla spiaggia di Glencairn, in Sudafrica. Il giorno dopo, un giornale locale, riportò la notizia che dozzine di bagnanti avevano osservato la nave e si soffermò sui particolari della visione facendo notare come il vascello avvistato aveva tutte le vele a brandelli e procedeva rapidamente nonostante la completa assenza di venti.
    Alcuni studiosi, hanno spiegato l'avvistamento collettivo di Glencairn come un miraggio. Ma tuttavia, questa spiegazione non ha suscitato molta convinzione, anche se rientra nel novero delle probabilità, perché sarebbe stato difficile per i bagnanti di Glencairn immaginarsi un veliero del diciassettesimo secolo in maniera così particolareggiata, dal momento che la maggior parte di loro non ne aveva mai visto uno!

    maart 2007

    Wicca

    Wicca

    La WICCA è la più popolare delle religioni neopagane.

    Il suo principale fondatore Gerald Gardner venne iniziato in una congrega di streghe, secondo quanto lui stesso affermava, nel 1939; nel 1946 fu autorizzato a rivelare alcune delle loro credenze e dei loro rituali, così nel 1949 vide la luce High Magic's Aid ("Compendio di Alta Magia"), dove per la prima volta alcuni elementi del culto delle streghe venivano svelati al pubblico nella forma di un romanzo. Solo nel 1954 con il suo libro Witchcraft Today ("stregoneria oggi") Gardner, presentandosi come un antropologo, affermò l'effettiva esistenza di un culto delle streghe, appoggiato dall'archeologa ed egittologa Margaret Murray che curò l'introduzione del testo. Fece seguito The Meaning of Witchcraft ("il significato della stregoneria") del 1959 (fino al 1951 in Inghilterra era in vigore una legge che vietava la stregoneria). Da quel momento diverse tradizioni si sono evolute a partire dal lavoro di Gardner, altre si sono sviluppate in parallelo, mentre chi è rimasto fedele agli scritti di Gardner viene oggi identificato come appartente alla tradizione gardneriana.

    Definizione

    Si crede comunemente che il termine Wicca derivi dalla radice indoeuropea wic o weik ("piegare, dar forma"), ma questa affermazione pare errata in base alle attuali conoscenze linguistiche. Sembra che per la parola Gardner usò inizialmente il termine "Wica", risalga all'inglese antico, ed appare unicamente nel Chambers Dictionary of Scots-English, dove le si attribuisce il significato di "saggio". La variazione successiva, da "Wica" a "Wicca", risulta dall'adattamento alla rispettiva antica parola anglosassone che ha il significato di "stregone" (al femminile "Wicce", cioè strega). Nonostante alcuni affermino che "Wicca" tragga origine dal termine witan ("consigliere" o "saggio" in inglese antico), gli studiosi rifiutano questa etimologia in modo unanime.

    Nell'inglese moderno, wicca e witchcraft ("stregoneria") sono usati in modo spesso intercambiabile, così come accade per i termini wiccan (colui che pratica la Wicca) e witch ("strega"). Questi termini in realtà indicano cose diverse e spesso i wiccan cercano di evitare questa confusione. Mentre "Wicca" indica la religione descritta in questo articolo, il termine witchcraft ("stregoneria") si riferisce invece a un insieme di pratiche occulte che coinvolgono la magia e gli incantesimi. Da questo punto di vista, la stregoneria è un insieme di tecniche che non dipendono da un contesto religioso e che possono essere apprese ed utilizzate da persone che aderiscono a fedi diverse. Quindi può accadere che alcuni wiccan, ma non tutti, pratichino la stregoneria e che qualcuno pratichi la stregoneria pur senza essere un wiccan. In italiano si richiede la stessa cautela quando si usano i termini "Wicca", "wiccan", "strega", etc.

    Storia

    La storia della Wicca è ancora oggi un argomento molto dibattuto. Gerald Brosseau Gardner (1884-1964), benché non da tutte le congreghe wiccan sia riconosciuto come l'unico, si presenta ad ogni modo come punto di origine e nascita di questa dottrina.

    Alcuni ritennero che il vero «iniziatore» di Gardner fosse Aleister Crowley, uno dei moderni e più importanti autori di magia rituale, legato all'ordine esoterico della Golden Dawn e successivamente all'Ordo Templi Orientis (OTO). L'affermazione secondo cui Crowley avrebbe scritto, addirittura a pagamento per Gardner, i primi rituali della Wicca, è stata smentita dalle ricerche storiche, in particolare dal Prof. Ronald Hutton, autore di un testo fondamentale di storia della stregoneria e della Wicca, "The Triumph of the Moon", da P. Heselton e infine da Lawrence Sutin, docente alla Hamline university e importante biografo di Crowley.

    L'unica cosa che sembra risultare fuor di dubbio è che Gardner era iniziato all'OTO (ma era iniziato anche alla massoneria e ad altri ordini esoterici) e che da Crowley per interposta persona ebbe in dono una copia della Clavicola Salomonis, un grimorio rinascimentale, nella traduzione di MacGregor Mathers. Per il resto, come tutti gli esoteristi del XX secolo, Gardner venne influenzato dal genio di Crowley, ma nulla di più. Fu poi Doreen Valiente a epurare molti dei rituali gardneriani dalle sue influenze, non ritenendole consone alla struttura e allo scopo dei rituali. Gardner sostenne con l'appoggio della Murray che la Wicca altro non era che ciò che rimaneva dei culti europei rurali della fertilità, che facevano riferimento ad una Dea Madre e ad un Dio bicorne, e che gli fosse stata insegnata all'interno di una congrega sopravvissuta ai roghi, nella regione della New Forest, guidata da una donna, "la vecchia Dorothy".

    Più volte l'autore fece riferimento alla “vecchia Dorothy” come se parlasse di una strega ereditaria; in realtà la “vecchia Dorothy” (nome reale Dorothy Clutterbuck Fordham) era in effetti chiamata in tale modo, ma si trattava di una dama colta e ricchissima, il cui coinvolgimento nella stregoneria dato inizialmente per impossibile, dopo le ricerche di Philip Heselton e il ritrovamento di parte dei suoi diari pubblici, è tornato ad essere quantomeno ipotetico. È certo che Gardner venne introdotto alla congrega della New Forest da un personaggio noto come Dafo che ha desiderato mantenere fino all'ultimo l'anonimato, ma che oggi sappiamo essere Edith Rose Wray, con cui Gardner era entrato in contatto attraverso il Teatro Rosacrociano. Sull’attendibilità di Gardner furono eseguite varie ricerche. Tra gli studiosi di allora vi furono: Margot Adler (Drawing Down the Moon, 1979, 1986) e Aidan A. Kelly, in realtà entrambi wiccan. Questi sostenettero che la storia di Gardner fosse totalmente fantastica. Kelly, in particolare, lavorò sui documenti personali di Gardner. Grazie a questi ultimi Aidan mostrò come elementi del “libro delle ombre” (book of shadows) e dei taccuini magici gardneriani, provenissero da opere di Aleister Crowley, della Golden Dawn, della società Teosofica e della Massoneria con derivazioni occasionali da classici della letteratura inglese e dalle opere di Leland e della Murray. L'unica aggiunta sembra fosse lo scourging, una blanda flagellazione rituale, che Kelly attribuisce più alle preferenze sessuali di Gardner che a una presunta tradizione antica.

    Dopo l'opera di Hutton e quella successiva di Heselton, ricerche minuziose che hanno analizzato tutte le numerosissime ispirazione e suggestioni che Gardner mise insieme. Il giudizio sulla Wicca come esclusiva invenzione di Gardner, è stato anch'esso ridimensionato e inserito in un contesto più critico e che mostra tutta la complessità, e anche la genialità, di un personaggio come Gardner. In sostanza l'ipotesi che risulta più plausibile è che Gardner ricevette davvero un'iniziazione nella Congrega della New Forest, ma che questa iniziazione, più che di una trasmissione di sapere, si trattò di una trasmissione "iniziatica" di potere e di alcune scarne conoscenze orali che Gardner tradusse nel Libro delle Ombre utilizzando le più disparate fonti.

    Sarebbe errato ritenere che la Wicca contemporanea sia prigioniera del dibattito sulle sue origini, soprattutto perché sono stati proprio gli wiccan i maggiori fautori di questo dibattitto che ancora oggi desta un incredibile interesse. Un esponente della Wicca gardneriana, Ed Fitch, dichiara: «Oggi naturalmente, abbiamo tutti capito che non è importante se la tua tradizione è antica di quarantamila anni o se è stata creata la settimana scorsa». Dal punto di vista dottrinale il valore del politeismo come fermento di libertà e di rifiuto delle gerarchie, si ricollega al carattere effimero della maggioranza dei gruppi wiccan.

    I paesi dove la Wicca è maggiormente presente sono gli Stati Uniti e l'Inghilterra. Superata una fase iniziale in cui il movimento si è definito soprattutto per le sue profonde distinzioni dal cristianesimo, nei paesi anglosassoni si sono avviate perfino caute esperienze di dialogo con altre religioni, denominazioni cristiane comprese. Si calcola che nell'area anglosassone partecipino al movimento circa centocinquantamila persone, meno di un terzo delle quali hanno ricevuto una formale iniziazione in una congrega o coven.

    La Wicca accetta in generale il principio del Rede («se non danneggia nessuno, fai ciò che vuoi»), una «legge» che, come riporta Hutton, più che essere di origine antica, è stata creata da Gardner sulla base della «Legge di Thelema (=Volontà)» di Crowley, con l'invito a non danneggiare nessuno; mentre la «Legge del tre» (secondo cui ciò che si fa, nel bene o nel male, per tre volte tornerà indietro), è condivisa solamente da alcune tradizioni, in particolare quelle gardneriane. Non vi è una dottrina unitaria. I rituali presentano importanti variazioni da gruppo a gruppo, anche se riferimenti all'originario Libro delle ombre di Gardner pervadono quasi tutto il movimento generale. Questo rimane essenzialmente fluido e poco organizzato, anche se ha trovato in Internet uno strumento di coordinamento particolarmente adatto ai suoi scopi

    D'altro canto, il documento del "Concilio delle streghe americane" (1974) dichiara: non ci sentiamo chiamate in causa dai dibattiti sulla storia della Magia o sulle origini e caratteristiche delle diverse tradizioni, ma semplicemente ci importa quale sia il nostro presente e il nostro futuro.

    Correnti

    La Wicca non è una "religione del libro" (una religione rivelata quali lo sono il cristianesimo, l'ebraismo o l'islam) e non possiede un'ortodossia, inoltre, non esistono chiese ufficiali che raccolgano i wiccan. Alcuni di loro formano gruppi, in inglese chiamati coven (termine che denota una congregazione sancita in modo solenne), ma molti (i "solitari") celebrano i loro riti in solitudine. Alcuni solitari, detti "ecclettici" possono partecipare in qualche comunità wiccan, anche senza far parte di una coven.

    All'interno della Wicca si distinguono varie correnti:

    • Wicca Gardneriana: i wiccan appartenenti a questa categoria operano con forte connotazioni ritualistiche. Costituiscono un gruppo iniziatico che osserva strettamente i principi dettati da Gardner. Nelle loro pratiche vi si trova una forte influenza derivante dalla magia cerimoniale.
    • Wicca Alexandriana: fondata da Alex Sanders (ex seguace di Gardner) e dalla moglie negli anni '60. I gruppi che seguono questa tradizione hanno solitamente una struttura gerarchica (Sanders faceva riferimento a sé stesso come ad un "re" delle "sue" streghe) e si riuniscono periodicamente.

    Sanders istituì uno stile cerimoniale simile a quello proposto da Gardner, ma con una variante operativa meno rigida e rigorosa. Con la corrente Alexandriana (unita all'opera dei coniugi Farrar) si conseguì alla pubblicazione della "Bibbia delle Streghe".

    • Wicca Dianica: le Dianiche sono congreghe aperte a sole donne, rappresentano l'unione della wicca al movimento femminista. I gruppi, come dice il nome, si rifanno al culto romano di Diana. Attualmente molto attive negli Stati Uniti.
    • Seax Wicca: fondata da Raymond Buckland, un allievo di Gardner attivo in America, nel 1963. Si distingue per il fatto che incoraggia la ricerca personale e non la stretta obbedienza a rituali preordinati.

    Molte altre si sono sviluppate in seguito e ora le tradizioni ufficiali arrivano ad otto più altre non ufficiali. Infine troviamo i Tradizionalisti. Con questi si identificano diverse correnti wicca. Di maggior rilievo è quella instituita da Robert Cochrane, che fonde culti antecedenti la civiltà celtica con varie connotazioni sciamaniche.


    maart 2007

    La Spada nella Roccia / Leggende

     

    LA SPADA NELLA ROCCIA

    Tra le tante leggende quella di Re Artù è sicuramente una delle più affascinanti. Tanti sono i personaggi e le storie che ruotano intorno al Re, nato, secondo la leggenda, grazie ad un incantesimo di Merlino. Il mago permise infatti a Uther Pendragon, re di Britannia, di giacere con la bella Igerna, trasformando i suoi lineamenti in quelli del marito di lei.

    La spada nella roccia di San Galgano

    Merlino pretese che, in cambio dell'incantesimo, Re Uther gli consegnasse il bambino non appena fosse nato. Al momento della nascita, Merlino reclamò il neonato e lo affidò ad una famiglia per allevarlo. Ma il mago aveva grandi progetti per il piccolo, che infatti, apparentemente per caso divenne Re di Britannia, dopo essere riuscito a estrarre la Spada nella Roccia. Fin qui la leggenda arturiana, ma la leggenda della spada nella roccia si intreccia in maniera decisamente affascinante con la realtà, e per l'esattezza con una realtà tutta italiana.

    Siamo nella Toscana del XII secolo, poco lontani da Siena, in un paesino chiamato Chiusdino. Qui, nel 1148, nasce Galgano Guidotti. La cavalleria lo affascina al punto che, dopo una prima visione di San Michele, decide di diventare egli stesso un cavaliere, e la sua vita viene segnata da un comportamento libertino e dissoluto. I suoi genitori avevano per lungo tempo atteso l'arrivo di un figlio, tanto da recarsi in pellegrinaggio verso la Basilica di San Michele sul Monte Gargano, in Puglia (da qui forse il nome del santo), ma si abbandonano allo sconforto davanti a tale comportamento. Il destino ha, però, riservato loro una sorpresa.

    Un'antica immagine raffigurante Galgano e la sua spada nella roccia


    Galgano, dopo una seconda visione di San Michele, si interroga sulla sua vita e decide di dedicare i suoi anni a venire a Dio e di vivere come un eremita.
    Impugnata la sua spada, la conficca in una roccia, e davanti all'elsa, che si erge come una croce, egli pregherà (una variante della storia narra che fu lo stesso San Michele a conficcare la spada).
    Era il 1180 e l'intero anno successivo viene segnato dai miracoli di Galgano, che muore di stenti nel 1181. La sua beatificazione avviene in soli 3 giorni e nel 1185 papa Urbano III lo proclama Santo.
    Di lui rimane solo il teschio, conservato nella chiesa di Chiusdino, da cui si racconta crescessero capelli biondi, tanto da nominare San Galgano protettore dei calvi. Il resto del corpo non è mai stato trovato, sebbene alcuni testi indichino come luogo di sepoltura l'area intorno alla spada.
    Sul luogo è stata poi costruita una chiesetta, con una particolare volta dipinta con cerchi concentrici bianchi e neri.

    Si potrebbe pensare ad una variazione della leggenda Arturiana, ma c'è una testimonianza incontestabile: la spada è ancora oggi conficcata nella roccia.
    E su questo mistero sono iniziate le indagini di alcuni ricercatori delle Università di Pavia, Milano, Padova e Siena.
    I risultati hanno confermato che l'elsa che emerge dalla roccia appartiene a una intera spada realmente conficcata nella roccia. Le ricerche hanno anche permesso di datare con precisione la chiesa e alcuni resti ossei trovati in una piccola scatola, anche se purtroppo i risultati non sono stati resi pubblici.

    La cronologia degli eventi, e delle diverse opere che hanno reso celebre Re Artù, testimoniano come in realtà si potrebbe vedere in Galgano un vero e proprio ispiratore del famoso ciclo Arturiano. Lo stesso nome Galgano pare sia stato mutato in Galvano, uno dei cavalieri della tavola rotonda. Il ciclo Arturiano inoltre risale alla fine del XII secolo, esattamente dopo la morte del santo senese.

    I resti dell'Abbazia di San Galgano


    Se ci si fa trasportare dalla leggenda non si può ignorare uno dei sogni fatti da Galgano, in cui egli incontrò Gesù e i dodici Apostoli seduti intorno ad una tavola rotonda e vide il Santo Graal. Coincidenze si potrebbe dire, ma è facile cedere al fascino dei miti celtici e ambientazioni medievali che fanno da sfondo alla storia e di Galgano. A poca distanza dalla collinetta su cui sorge la chiesetta, infatti, si trovano i resti di un'antica abbazia cistercense, ormai senza tetto, a causa del crollo del campanile, e con un prato al posto del pavimento:
    un paesaggio che sembra essere tratto dalle più antiche e famose leggende dei cavalieri medievali, un luogo quasi magico in cui circa 750 anni fa si svolsero eventi straordinari.

    maart 2007

    Il Chupacabra

    Il Chupacabra

    Il chupacabra o chupacabras (dallo spagnolo succhiatore di capre e da non confondersi con l'uccello chiamato succiacapre) è una ipotetica creatura che secondo gli abitanti del Messico è responsabile della morte misteriosa di animali, specialmente capre, dei quali si nutre ed a cui infligge delle particolari mutilazioni.

    Il primo avvistamento risalirebbe al 1975 a Porto Rico. Sono stati segnalati avvistamenti e aggressioni in Messico, Guatemala, Ecuador, Costa Rica e coste della Florida.

    L'esistenza dello chupacabra viene sostenuta nel contesto di diverse teorie del complotto. La posizione ufficiale della scienza è che si tratti di una leggenda o di un mito di origini recenti. Questo essere generalmente non è preso in considerazione dalla criptozoologia in quanto ritenuto più figura mitologica che animale in carne ed ossa.

    Fisionomia

    Questo essere sembrerebbe dotato di un'appendice in grado di penetrare nei tessuti e nelle ossa delle vittime iniettando una sostanza che impedisce il rigor mortis (rigidità cadaverica) nelle vittime.

    Praticando tre fori triangolari all'altezza della vena giugulare e servendosi di quest'ipotetica appendice il chupacabra dissangua la vittima cauterizzando la ferita all'istante, asportando anche organi interni e parti di materiale biologico. Il sangue delle vittime stranamente non coagula.

    La più frequente descrizione è quella di un essere che si muove con postura eretta ma leggermente curvo, che procede a balzi lasciando impronte a tre polpastrelli, con arti allungati terminanti in tre dita artigliate, viso appuntito e lungo con occhi rossi e allungati, due fori al posto delle narici, piccole orecchie appuntite e presenza di squame anch'esse appuntite come quelle dei coccodrilli sul dorso e sul capo oppure c'è chi dice sia invece ricoperto di peli ispidi e lunghi sul corpo. Queste squame sarebbero fatte vibrare dall'essere e produrrebbero un suono particolare, ascoltato dai testimoni in concomitanza con l'emissione di un odore sgradevole.

    I recenti ritrovamenti di carogne nell'America Latina (Messico e Cile soprattutto) e la cattura e uccisione in Texas del Caneratto pigmeo o Canerado, meglio noto come Chupacabras, dimostrerebbe l'esistenza di questo essere, che perciò non sarebbe, come finora ipotizzato, solo il frutto di miti, fantasie o leggende. La cosa più curiosa e che attrae maggiormente gli zoologi e i criptozoologi non è solo il suo aspetto, ma il fatto che non si è riusciti ancora a spiegare la rapida diffusione sull'intero suolo americano di questa specie. Ci si chiede se la curiosa creatura dall'aspetto di coyote-wallaby sia stato importato (ciò potrebbe condurrebbe all'istituto libico Bive tecnos), o se sia stato creato attraverso esperimenti di laboratori americani.

    maart 2007

    Leggende d'oriente

    La ragazza con la testa di cavallo

     


    Una volta,tanto tempo fa,c'era un vecchio che parti' per un viaggio.
    A casa non era rimasto nessuno se non la sua unica figlia u uno stallone bianco.
    Ogni giorno la ragazza dava da mangiare al cavallo.
    Nella sua solitudine,aveva una grande nostalgiadi suo padre.
    Cosi' un giorno disse per scherzo al suo cavallo:"Se mi riporti mio padre,ti sposo".
    Il cavallo,non appena ebbe udite queste parole,dette uno strattone alle redini e corse via.
    Corse senza mai fermarsi finche' non giunse nel luogo dove si trovava il padre della ragazza.
    Quando scorse il cavallo,il vecchio ne fu piacevolmente sorpreso, lo afferro' per le briglie e gli monto' in sella.
    Il cavallo scalpitava per riprendere la via di casa,nitrendo senza sosta.
    "Questo cavallo non mi convince"penso' il padre."A casa deve essere successo qualcosa".
    Mollo' dunque le redini e cavalco' verso casa.
    Il cavallo era stato tanto bravo che gli dette da mangiare in abbondanza.
    Ma lo stallone non tocco' cibo e,quando vide la ragazza,le si avvento' contro provando a morderla.
    Il padre,meravigliato,chiese spiegazioni alla figlia,che gli disse tutta la verita'.
    "Non devi parlarne ad anima viva"disse il padre,"altrimenti chissa' cosa direbbero di noi".
    Poi prese la sua balestra e sparo' al cavallo.La sua pelle,tuttavia,la mise a seccare nel cortile,poi riparti'.
    Un giorno la figlia ando' a passeggio con una vicina.
    Quando furono nel cortile inciampo' nella pelle del cavallo e disse:"Una bestia irragionevole come te...e volevi sposare una fanciulla!Ti sta proprio bene essere morto".
    Ma prima che avese finito di parlare la pelle del cavallo si mosse e si alzo'.Avviluppo' la fanciulla e corse via.
    Sconvolta,la vicina corse dal padre della ragazza e gli riferi' l'accaduto.
    La cercarono ovunque,ma era scomparsa.
    Finalmente dopo qualche giorno,la ragazza nella pelle di cavallo fu vista tra i rami di un albero.
    Pian piano si trasformo'in un baco da seta e divenne una crisalide.
    I fili in cui si avvolgeva erano forti e spessi.
    La vicina prese la crisalide e aspetto' che si aprisse;poi tesse' la seta,traendone buon profitto.
    I parenti della ragazza pero' ne sentivano la mancanza.Un giorno ella apparve tra le nubi in sella al suo cavallo,e disse:"Mi e' stato affidato un incarico in cielo,quello di presiedere alla coltura dei bachi da seta.Non dovete sentire la mia mancanza".
    Allora in patria le costruirono un tempio e ogni anno,nel tempo dei bachi da seta,le offrono sacrifici in cambio della sua protezione.
    E' detta la dea con la testa di cavallo.

    maart 2007

    Il quinto Sole


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    Il Quinto Sole


    Gli Atzechi dell'antico Messico, credevano che ci fossero quattro mondi, prima
    che il nostro  venisse creato, ognuno illuminato dal suo proprio sole. C'era il sole dei Giganti, il sole del Vento, il sole della Pioggia e il sole dell'Acqua, sotto il dominio del quale la terra fu distrutta da una grande inondazione. In seguito, gli dei crearono una nuova terra e la riempirono di persone, animali e piante. Gli dei si riunirono insieme nell'oscurità per decidere come creare un quinto e ultimo sole. Decisero che uno di loro avrebbe dovuto dare la sua vita per diventare quel sole, e chiesero se ci fossero volontari. Due tra gli dei si fecero avanti. Uno di loro era l'orgoglioso Tecuciztecatl, gonfio di vanto, e l'altro era il modesto Nanahuatzin, che soffriva per una malattia. Quando venne il giorno del sacrifico, Tecuciztecatl era splendidamente vestito di un abito d'oro, e indossava collane di giada e corallo. Nanahuatzin si era messo un vestito fatto di carta. Gli altri dei si riunirono intorno a un enorme fuoco, che era acceso da quattro giorni, ed esortarono Tecuciztecatl a saltarci dentro. Ma il dio vanitoso era tutto parole e niente fatti. Per quattro volte corse incontro alle fiamme e quattro volte si fermò proprio al limite del fuoco.
     
    Allora gli dei si arrabbiarono e chiamarono Nanahuatzin. Egli non esitò un secondo, anzi corse dritto nel cuore delle fiamme e venne subito carbonizzato. Pieno di vergogna nei confronti del suo rivale, alla fine Tecuciztecatl affrontò anche lui il fuoco, e anche lui morì. Tutti gli dei guardarono il cielo, che stava diventando di un colore rosso vivido. Alto sull'orizzonte da  oriente Nanahuatzin, non più figura semplice e malata, bensì splendido sole, bersagliava la terra coi i suoi raggi di luce. Gli dei gli diedero nome Tonatiuh e fu lui il quinto sole. Ma che stava succedendo? Un altro sole, brillante quanto Tonatiuh, stava levandosi a oriente. Era Tecuciztecatl, il dio orgoglioso, ma vigliacco. Gli altri pensarono che due soli avrebbero illuminato la terra troppo intensamente, perciò uno di loro scaraventò un coniglio sulla faccia di Tecuciztecatl. Questo lo rese più fioco, e  fu così che divenne la luna. Quando c'è la luna piena, si può ancora vedere il coniglio sulla sua faccia. Ora c'erano un sole e una luna, ma privi di moto. Bisognava che tutti gli altri dei morissero perché il sole si muovesse nel cielo. Ed è così che il quinto sole divenne quello che ancora oggi vediamo.


    maart 2007

    Pandora

     Il mito di Pandora

    Zeus, infuriato dal furto del fuoco divino commesso da Prometeo, decise di punire questi e la sua amata creazione: il genere umano. Prometeo venne incatenato ad una roccia ed ogni giorno un'aquila gli divorava il fegato: l'organo ricresceva durante la notte e così, la mattina successiva, il tormento riprendeva. Per punire gli uomini Zeus ordinò ad Efesto di creare una bellissima fanciulla, Pandora, alla quale gli dei donarono grazia e ogni sorta di virtù.

    Ermes, che aveva dotato la giovane di astuzia e curiosità, venne incaricato di condurre Pandora dal fratello di Prometeo, Epimeteo. Questi nonostante l'avvertimento del fratello di non accettare doni dagli dei, sposò Pandora. Ella aveva con sé un vaso regalatole da Zeus, il quale le aveva ordinato di lasciarlo sempre chiuso. Ma, spinta dalla curiosità, Pandora disobbedì: aprì il vaso e da esso uscirono tutti i mali del mondo che si abbatterono sull'umanità. Sul fondo del vaso rimase solo la speranza, l'ultima a morire.

    Il Vaso di Pandora

    Nella mitologia greca, il vaso di Pandora è il leggendario contenitore di tutti i mali che si riversarono nel mondo dopo la sua apertura.

    Secondo il racconto tramandato dal poeta Esiodo ne Le opere e i giorni, il vaso (pithos, πίθος in greco antico) era un dono fatto a Pandora da Zeus, il quale le aveva raccomandato di non aprirlo. Pandora, che aveva ricevuto dal dio Ermes il dono della curiosità, non tardò però a scoperchiarlo, liberando così tutti i mali del mondo. Sul fondo del vaso rimase soltanto la speranza (Elpis), che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso venisse chiuso di nuovo. Prima di questo momento l'umanità aveva vissuto libera da mali, fatiche o preoccupazioni di sorta, e gli uomini erano, così come gli dei, immortali. Dopo l'apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale finché Pandora lo aprì nuovamente per far uscire anche la speranza.

    Con il mito del vaso di Pandora la teodicea greca assegna alla curiosità femminile la responsabilità di aver reso dolorosa la vita dell'uomo: per questo motivo il personaggio di Pandora non è dissimile da quello di Eva nel mito biblico della Genesi.

    Oggi l'espressione vaso di Pandora viene usata metaforicamente per alludere all'improvvisa scoperta di un problema (o una serie di problemi) che per molto tempo erano rimasti nascosti.

    maart 2007

    Stonehenge

     

    Stonehenge

     

     

    Secondo la leggenda, fu il famosissimo mago Merlino ad erigere Stonehenge per servirsene come “osservatorio delle sette porte e delle sette finestre”. Sembra sia riuscito a trasportare fin lì pesanti massi, prelevati in Irlanda dal “posto dove ballano i giganti”, grazie all’aiuto di forze magiche. Oggi si sa che Stonehenge è molto più antico del mago Merlino: è stato realizzato in più fasi e la più antica risale al 2800 a.C. I suoi massi provengono da una cava sulla costa occidentale del Galles, a circa 380 chilometri di distanza di strada carrabile dal luogo in cui fu eretto Stonehenge. Nessuno, infatti, è ancora riuscito a spiegare come uomini dell’età della pietra abbiamo potuto trasportare un carico così grande.

    Esperti geomantici hanno definito questo posto “ombelico geomantico dell’Inghilterra”, poiché effettivamente sorgeva all’incrocio di tre antichissime “vie reali” inglesi: la Harroway, la South Down Ridgeway e la Icknield Way, strade esistenti da prima dell’arrivo dei Romani e che attraversano il paese da Nord a Sud e da Ovest a Est. Alcuni archeologi suppongono che Stonehenge fosse un luogo centrale di culto dove i fedeli affluivano in occasione delle feste durante le quali erano celebrati i misteri. Tali solennità erano presiedute da una dinastia di alti sacerdoti o di arcidruidi, di cui l’ultimo rappresentante pare sia stato appunto il mago Merlino.

    Quando l’astronomo Gerard Hawkins analizzò la costruzione dal punto di vista astronomico, scoprì che l’intero complesso non è altro che un gigantesco computer astronomico preistorico, che consentiva ai nostri antenati di fare complicati calcoli celesti (per sapere ad esempio dove si trovavano le stelle fisse, le date più importanti, nel corso dell’anno, della loro posizione rispetto allo Zenith, la posizione della Luna e del Sole); essi avevano escogitato perfino un sofisticato sistema di linee di collegamento fra sassi e tumuli funerari, che consentiva loro di prevedere le eclissi di Sole e Luna.

    A giudizio del filosofo e geomante John Mitchell Stonehenge non è solo un tempio del Sole e della Luna, ma è un “Modello dell’Universo”. Nel solstizio d’estate, effettivamente, mettendosi al centro del cerchio di pietre, il sole appare sopra lo “Heelstone” (la pietra del sole, dal celtico heol “sole”), un megalitico collocato fuori dalla costruzione che consente, avanzando lungo l’asse del tempio, di penetrare nel santuario interno. Con questo “ingresso”, forse inteso a quei tempi come “trizio femminile”, avvenivano le “nozze sacre” fra il Cielo e la Terra. Da questa unione nascevano energie che, irradiandosi lungo le ley lines, che sono le vie percorse dalle energie della Terra, giungevano in ogni parte del mondo, rinnovandone la fecondità.

    februari 2007

    Esorcismo

    Esorcismo



    San Francesco scaccia i diavoli da Arezzo (affresco di Giotto)
    San Francesco scaccia i diavoli da Arezzo

    Per esorcismo si intende un insieme di pratiche e riti volti a scacciare una presunta presenza demoniaca o malefica da una persona, un animale o da un luogo. Queste pratiche sono molto antiche e fanno parte del credo di varie religioni.

    Che un essere soprannaturale possa prendere possesso di un essere vivente o di un luogo è una credenza diffusa in molte religioni, in particolare presso i credi sciamanici. La persona preposta agli esorcismi, chiamata esorcista, è spesso un sacerdote o comunque un individuo investito di particolari poteri. L'esorcista può servirsi di materiale religioso, quali preghiere, formule stabilite, gesti, simboli, icone, amuleti, e spesso invoca un potere soprannaturale benigno. In generale, i posseduti non sono considerati cattivi né totalmente responsabili per le loro azioni.

    Cenni storici

    Il concetto di possessione malefica e la pratica dell'esorcismo sono molto antichi e diffusi. Il Nuovo Testamento annovera tra i miracoli di Gesù Cristo la liberazione di alcuni indemoniati Per questo motivo, la possessione diabolica fece parte del credo del Cristianesimo fin dal suo inizio; l'esorcismo è ancora una pratica riconosciuta dalla Chiesa Cattolica, dalla Chiesa Ortodossa e da varie Chiese Protestanti.

    La pratica dell'esorcismo ha in tempi recenti perso rilevanza per molti gruppi religiosi e il suo uso è diminuito. Questo è visto anche come il risultato di una maggiore comprensione della psicologia e del funzionamento e della struttura della mente umana: molti casi che nel passato sarebbero stati candidati all'esorcismo sono ora considerati conseguenze di malattie mentali e sono trattati come tali. L'Illuminismo ha inoltre introdotto un cambiamento nella cultura occidentale, conferendo maggiore importanza al razionalismo, al materialismo e al naturalismo, riducendo l'importanza del soprannaturale.

    L'esorcismo nella religione ebraica

    Nella Cabala e nella tradizione giudaica europea, una persona può essere posseduta da uno spirito maligno chiamato dybbuk — Che si ritiene essere l'anima vagante di una persona morta e fuggita dalla Geenna (un termine ebreo tradotto molto liberamente come "inferno"). Secondo questo credo, un'anima che non sia riuscita a compiere la sua missione durante la vita ha una seconda opportunità di compierla trasformandosi in un dybbuk. Il dybbuk deve essere esorcizzato con un rito religioso formale.

    Esorcismo nella religione cristiana

    Chiesa Cattolica

    San Francesco Borgia pratica un esorcismo in un dipinto di Francisco Goya.
    San Francesco Borgia pratica un esorcismo in un dipinto di Francisco Goya.

    Nell'ambito della Chiesa cattolica, l'esorcismo è un rito praticabile solo da sacerdoti che abbiano ottenuto il mandato dal loro vescovo (per la diocesi di Roma l'esorcista ufficiale è padre Gabriele Amorth).

    Il suo primo scopo è diagnostico: bisogna verificare se la persona sottoposta a esorcismo è affetta da disturbi naturali o posseduta dal Maligno. La sua durata è varia, anche alcuni anni per ottenere dei risultati.

    Si assume l’idea che una persona sia indemoniata quando:

    • dimostra una forza fisica molto superiore alla sua normale capacità,
    • parla lingue a lui sconosciute o che è impossibilitato a conoscere,
    • dimostra avversione al sacro,
    • passa dall’essere un osservante della religione all’astensione totale.

    Devono in ogni caso coesistere molti sintomi. La chiesa moderna procede cautamente in materia di esorcismo; nel passato schizofrenici, persone con menomazioni fisiche e persino alcuni scienziati furono sottoposti ad esorcismo. Per questo esiste un Rituale De exorcismus et supplicationibus quibusdam (alla lettera, "Gli esorcismi e alcune preghiere"), adottato nel 1998, in sostituzione di quello preconciliare (1614; ult. ed. 1952), che, però, in forza di un "indulto", la maggior parte degli esorcisti continua ad usare.

    Il sacerdote esorcista deve indagare sulla storia del suo paziente, soprattutto sul momento in cui sono partiti i sintomi di possessione; il maligno può impossessarsi di qualcuno attraverso tre vie principali:

    • ferite emotive
    • peccato
    • attività occulte.

    Lo schema preposto di questo tipo di indagini prevederebbe:

    • interrogatorio iniziale
    • studio degli esami medici, ed effettuarne nuovi
    • preghiere di guarigione e di liberazione da un gruppo guidato da un sacerdote
    • si interrogano i familiari sul comportamento che la persona ha nel quotidiano

    L'esorcismo è considerato un compito spirituale molto pericoloso, il rituale suppone che la persona posseduta abbia la libera volontà, sebbene il demonio può avere il controllo del suo corpo, e prevede preghiere, benedizioni, invocazioni con l'uso del manuale. In passato sono state usate altre formule come quella di San Benedetto: Vade retro satana.

    Quello degli esorcisti era un ordine minore della Chiesa, ma fu abolito dalle riforme del Concilio Vaticano II.

    L'interesse popolare per l'esorcismo si riaccese in seguito all'uscita del film L'esorcista nel 1973. In quell'occasione la diocesi di Chicago fu sommersa di richieste di esorcismo tanto che si dovettero nominare degli esorcisti. L'importanza del rito è stata riconfermata anche da Papa Giovanni Paolo II. Nel settembre 2005 Papa Benedetto XVI parlò al Congresso dell'Associazione Italiana degli esorcisti incoraggiandoli ”a proseguire nel loro importante ministero a servizio della Chiesa, sostenuti dalla vigile attenzione dei loro vescovi e dalla incessante preghiera della comunità cristiana”. [1]

    Chiesa Protestante

    Anche alcune chiese protestanti riconoscono la possessione e l'esorcismo, sebbene la pratica sia molto meno formale che nella Chiesa cattolica. Mentre alcune chiese amministrano l'esorcismo molto raramente, altre lo amministrano regolarmente, in quanto parte integrante delle celebrazioni liturgiche. Secondo alcune chiese qualsiasi cristiano ha l'autorità di compiere esorcismi, che quindi non è riservato solo al clero.

    Per determinare se i disturbi mentali o anche fisici siano di natura psicologica o spirituale, non viene recitata una preghiera sulla persona affetta affinché sia guarita dal suo male, ma se la persona reagisce violentemente o stranamente alla preghiera fatta nel nome di Gesù, allora questo e' indice che il male è di natura demoniaca.

    Lo psichiatra M. Scott Peck, un fervente credente cristiano, fece degli studi sull'esorcismo protestante (dapprima con l'intento di dimostrare che la possessione demoniaca non esiste), e ne amministrò due lui stesso. Concluse che il concetto cristiano di possessione era un fenomeno reale. Ne derivò criteri diagnostici sostanzialmente differenti da quelli usati dalla Chiesa Cattolica. Dichiarò di vedere delle differenze nella procedura e nello svolgimento degli esorcismi tra protestanti e cattolici, tali da fargli pensare che si tratti di due distinti fenomeni.

     Chiesa Ortodossa

    Anche nella Chiesa Ortodossa l'esorcismo è una preghiera sacerdotale che il prete dirige verso Dio perché siano cacciati i demoni. Secondo gli ortodossi la morte, il peccato e la malattia sono in stretta connessione. Ogni manifestazione negativa (difficoltà, possessione, malattia ecc.) è dunque considerata come un’azione diretta del demonio, pertanto è necessario elevare la propria preghiera per la guarigione-liberazione di ogni persona che ne faccia richiesta con fede e umiltà, senza ricercarne le cause.

    Sono tuttavia richieste due condizioni indispensabili prima di procedere all'esorcismo:

    • non aver tralasciato alcuna cura messa a disposizione dalla scienza medica
    • avere seguito fedelmente il trattamento prescritto dal medico.

    La preghiera non dispensa da questi doveri. Colui che segue fedelmente queste norme può poi ricorrere alla preghiera della Chiesa.

    Mentre la Chiesa cattolica fa eseguire molte indagini prima di autorizzare un esorcismo, la Chiesa ortodossa fa esattamente il contrario, ritenendo che poiché il male è opera del demonio, si deve comunque esorcizzarlo. Nelle Chiese ortodosse ci si accosta ad un esorcista con la stessa facilità e frequenza con la quale ci si accosta ad un confessore. Gli esorcisti (come i confessori) vengono nominati dal vescovo.

    Gli esorcismi sono amministrati in un contesto liturgico, per esempio dopo un ufficio (vespro) o dopo un ufficio di supplica (paraclisi) a Cristo, agli angeli, ai santi, o dopo un ufficio per i malati. Le preghiere esorcistiche si trovano negli Eucologi, o libri sacramentali della Chiesa ortodossa, esse sono inserite tra il Battesimo e la Confessione. Questa collocazione indica che l’esorcismo è una preghiera per il cristiano che, dopo il Battesimo, è stato indotto al peccato o è caduto in possessione e che questa preghiera è intimamente connessa con il Sacramento della Confessione del cristiano. Esso viene spesso celebrato davanti ad un leggio dove vengono esposti il Vangelo e la Croce e il sacerdote deve indossare l’epitrachilio (o stola), cioè lo stesso abito liturgico con cui celebra l’esorcismo battesimale e ogni sacramento penitenziale.

    Negli Eucologi troviamo gli “esorcismi o orazioni di San Basilio Magno sopra gli ossessi dai demoni e contro qualsiasi infermità” (Eucologio, ed, rom. pp. 359-366). Vi sono tre brani attribuiti a San Basilio e quattro a San Giovanni Crisostomo. Nella prima orazione il sacerdote chiede a Dio di cacciare il demonio, segue una vera dottrina sulla natura e l’attività dei demoni in cui sono enumerati tutti gli elementi nei quali si nasconde lo spirito delle tenebre, tutte le forme che può assumere per ingannare l’uomo e per nuocergli, sia nel corpo che nell’anima, quindi si ricorda tutta l’economia della Provvidenza rispetto all’umanità: dalla creazione ai portenti dell’Antico Testamento, ed all’intervento della divinità nel Nuovo Testamento. Questi pensieri sono ancora più sviluppati nella terza orazione; verso la fine di essa sono ricordate la magia, l’astrologia, la necromanzia, l’orneoscopia e tutte le false scienze proibite dalla Chiesa.

    Nella prima, nella seconda e nella terza orazione attribuite a san Giovanni Crisostomo, si prega invece Iddio di cacciare il diavolo dall’anima e dal corpo del cristiano per renderlo "tempio vivo, animato dallo Spirito Santo" e si domanda che "l’angelo di pace" prenda il posto dell’angelo perverso e impuro. Queste formule completano l’insegnamento della Chiesa contenuto nell’esorcismo di san Basilio. Con maggiori sviluppi sono nuovamente rammentati tutti i benefici della creazione, della perseveranza, della redenzione del genere umano, e di nuovo sono palesate le astuzie del nemico di Dio. A questi esorcismi se ne aggiungono altri attribuiti a San Cipriano, a san Gregorio Nazianzeno e a San Nicodemo dell’Athos.

    L'esorcismo nell'Islam

    La possessione di spiriti maligni (Jinn) o di Satana (Shaitan) e l'esorcismo sembra siano parte del credo dell'Islam fin dal suo inizio.

    Si crede che un Jinn possa acquisire il controllo solo di coloro che non si trovano in grazia di Dio. Secondo gli studiosi musulmani, quando un Jinn entra nella persona lo fa parlare con parole incomprensibili, sconosciute alla persona stessa, e se viene colpito da un colpo sufficiente a uccidere un cammello non se ne accorge nemmeno (Shaikh al-Islam ibn Taymiyyah, Majmoo al-Fatawa.)

    Il clero musulmano suggerisce di fare attenzione a non eccedere nell'uso dell'esorcismo, dicendo che la maggior parte dei casi sono dovuti a disturbi fisici e psicologici scambiati per possessioni. I veri casi di possessione sono molto rari e i fedeli devono fare attenzione a quegli esorcisti che fanno una diagnosi di possessione troppo frettolosamente perché potrebbero essere semplicemente dei profittatori.

    Le autorità islamiche negano inoltre la possibilità della possessione da parte delle anime di defunti, poiché si tratta di spiriti maligni che mentono per incoraggiare dei comportamenti peccaminosi, quali il fare delle offerte ai defunti, oppure l'esposizione di amuleti per tener lontano gli spiriti maligni.

    L'esorcismo nel Corano e nella Sunna

    Il seguente versetto del Corano paragona lo stato dei peccatori nel giorno del giudizio a quello di coloro che sono vessati dal demonio:

    "Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana." al-Baqara, 275.)[2]

    Gli studiosi musulmani come l'Al-Qurtabi citano questo verso quale prova contro chi nega la possessione da Jinn, o l'attribuisce a cause naturali, e anche contro coloro che affermano che satana (Shaitan) non entra negli uomini ne' li tocca.

    Anche nella Sunna (la tradizione del profeta, fonte fondamentale dell'Islam dopo il Corano) il Profeta Muhammad e i suoi seguaci cacciarono esseri maligni dai corpi dei credenti usando versi del Corano, suppliche ad Allah, e acqua benedetta Zamzam.

    Sulla natura degli Jinn

    Nel credo islamico, i Jinn sono creature dotate di intelligenza plasmate dal fuoco, molto simili agli uomini in quanto possiedono il libero arbitrio di scegliere tra il bene e il male.

    Un Jinn può possedere un uomo per pura malignità, oppure può farlo per altre ragioni. Shaikh al-Islam ibn Taymiyyah suppone che questi possa possedere un uomo perché vuole sperimentare il mondo, per motivi di desiderio o amore; in tal caso può non avere cattive intenzioni o può non rendersi conto del male che causa. La possessione può, diversamente, essere effettuata per vendetta, poiché si dice che gli Jinn siano facili all'ira, specialmente quando credono di essere stati colpiti apposta (dato che gli Jinn sono invisibili all'uomo, una persona può accidentalmente causar loro del male senza saperlo).

    L'esorcismo in altre religioni

    L'Induismo crede che la dea Kali o le sue varie incarnazioni possano entrare nei corpi di esseri viventi, perciò la possessione è considerata una condizione di maggiore santità. I posseduti sono venerati e a loro sono richieste benedizioni. Se tuttavia lo spirito rifiuta di andarsene dopo qualche tempo l'esorcista del villaggio viene interpellato allo scopo di far uscire lo spirito. Spesso il celebrante percuote il posseduto con foglie di neem durante un esorcismo elaborato e teatrale.

    Nello Shinto molti youkai sono capaci di possessione demoniaca, ad esempio le kitsune.

    Le culture sciamaniche presentano una forma di liberazione dagli spiriti. L'antropologo Michael Harner ha affermato che qualche forma di esorcismo esiste in tutte le culture sciamaniche.

    La Wicca, una religione neopagana, non prevede la pratica dell'esorcismo poiché ritiene che nessuno spirito, persona, cosa siano per propria natura "cattive".

    Vari promulgatori della New Age usano una sorta di liberazione spirituale e autori come Ken Page sono stati pionieri nel diffonderla e renderla popolare.

    Il punto di vista scientifico

    Il fenomeno della possessione e le relative pratiche esorciste non hanno alcun fondamento in ambito scientifico. È importante notare che in ogni tradizione religiosa il fenomeno si esprime diversamente seguendo le regole della propria cultura ed in generale si ritiene che esso sia proprio e solo la conseguenza di una credenza religiosa.

    La teologia ha sempre tentato di definire criteri precisi sulla cui base diagnosticare una possessione e quindi praticare un esorcismo (in particolare: l'avversione al sacro, un linguaggio incomprensibile, ecc.). Tuttavia, non esistono dati oggettivi e i suddetti criteri sono perfettamente inquadrabili nell'ambito di varie forme di disturbi psicopatologici ben conosciuti. Si noti, ad esempio, che la convinzione di essere posseduti da un'entità demoniaca è tipica di molte sindromi psichiatriche, come talune forme di psicosi schizofreniche, nevrosi isteriche e deliri depressivi.

    D'altra parte, molti sono i casi in cui persone rivoltesi agli esorcisti vengono indirizzate a cure psicologiche, poiché ritenute, da parte dei preti stessi, semplicemente malate.

    Miti e Leggende

     
     
    IL SANTO GRAAL
     
    Solo i puri potrebbero toccarlo e riceverne la felicità terrena ed eterna.

    Nel corso degli anni, numerose leggende nate intorno alla figura del Santo Graal hanno affascinato i popoli della terra in ogni tempo, stimolando la fantasia di numerosi scrittori.
    In alcune leggende il Santo Graal viene descritto come il calice usato da Cristo nell'Ultima Cena, mentre per altre esso rappresenta la coppa in cui Giuseppe d'Arimatea, avrebbe raccolto il sangue di Cristo crocifisso.
    In una leggenda sorta in Spagna e in Francia intorno al 1100, il Graal è un oggetto sacro e misterioso che viene custodito in un tempio o castello in Bretagna, e solo i puri possono toccarlo conquistando la felicità terrena e celeste.
    Altre versioni risalenti al IV secolo: raccontano che la Maddalena fuggita dalla terra santa portò il Santo Graal con sé a Marsiglia dove sono tuttora venerate le sue presunte reliquie.
    Nel secolo XV questa tradizione aveva già assunto chiaramente un'importanza enorme nei personaggi come Renato d'Angiò, che faceva collezione di "coppe Graal".
    Nel testo arturiano "Joseph d'Arimathie - Le Roman de l Estoire dou Graal" del 1202 scritto da Robert de Boron, il Graal viene descritto come il calice dell' Ultima Cena, in cui Giuseppe d'Arimatea aveva raccolto il sangue di Gesù crocifisso. Il Graal viene associato a un libro scritto da Gesù Cristo, che può leggere solo chi è in grazia di Dio e le verità di fede che esso contiene non potranno mai essere pronunciate da lingua mortale senza che i quattro elementi ne vengano sconvolti. Se ciò, infatti, dovesse accadere, i cieli diluvierebbero, l'aria tremerebbe, la terra sprofonderebbe e l'acqua cambierebbe colore.
    Perché il calice fu portato proprio in Inghilterra? I sostenitori della sua esistenza affermano che durante la sua permanenza in Cornovaglia, Gesù aveva ricevuto in dono una coppa rituale da un Druido convertito al cristianesimo e quell'oggetto gli era particolarmente caro. Dopo la crocefissione, Giuseppe d'Arimatea aveva voluto riportarla al donatore ulteriormente santificata dal sangue di Cristo; il Druido in questione era Merlino.
    Giunto a destinazione Giuseppe affida la coppa a un guardiano soprannominato "Ricco Pescatore" o "Re Pescatore" perché, come Gesù, ha sfamato un gran numero di persone moltiplicando un solo pesce. Secoli dopo nessuno sa più dove si trovi il "Re Pescatore" e il Graal è, di fatto, perduto. Sulla Britannia si abbatte una maledizione chiamata dai Celti Wasteland , uno stato di carestia e devastazione sia fisica che spirituale. Per annullare il Wasteland è necessario ritrovare il Graal, simbolo della purezza perduta. Un Cavaliere della Tavolo Rotonda (Parsifal o Galaad "il Cavaliere vergine") occupa allora lo "Scranno periglioso", una sedia tenuta vuota alla Tavola Rotonda, su cui può sedersi ,pena l'annientamento, solo "il Cavaliere più virtuoso del mondo", colui che è stato predestinato a trovare il Graal.
    Ispirato da sogni e presagi, e superando una serie di prove perigliose come il "Cimitero periglioso", il "Ponte periglioso", la "Foresta perigliosa" eccetera, Parsifal rintraccia Corbenic, il Castello del Graal e trova la Sacra Coppa.
    Non osa però porre le domande "Che cos è il Graal? Di chi esso è servitore?", contravvenendo così al suggerimento evangelico "Bussate e vi sarà aperto" e così il Graal scompare di nuovo.
    Dopo che il Cavaliere ha trascorso alcuni anni in meditazione, la ricerca riprende e finalmente Parsifal (o Galaad) pone il quesito, a cui viene risposto. "È il piatto nel quale Gesù Cristo mangiò l'agnello con i suoi discepoli il giorno di Pasqua. (...) E perchè questo piatto fu grato a tutti lo si chiama Santo Graal".
    Il Graal a questo punto, siamo intorno al 540, riportato da Parsifal a Sarraz, una terra in medio oriente impossibile da situare storicamente e geograficamente; non è infatti in Egitto, ma "vi si vede da lontano il Grande Nilo" e il suo Re combatte contro un Tolomeo, mentre la dinastia tolomaica si estinse prima di Cristo.
    Per secoli non si parlò più del Graal, finché, verso la fine del XII secolo, esso tornò improvvisamente alla ribalta a causa delle
    Crociate.
    A partire dal 1095, molti Cavalieri cristiani si erano recati in Terra Santa, tra cui i
    Templari, ed erano entrati per forza di cose in contatto con le tradizioni mistiche ed esoteriche del luogo e sicuramente qualcuna di esse parlava del Graal, un sacro oggetto dagli straordinari poteri.
    Grazie ai Crociati, la leggenda raggiunse l'Europa e vi si diffuse.
    C'è anche chi ritiene che il Graal sia stato rintracciato dai Crociati e riportato nel Vecchio Continente. Se questo corrispondesse alla realtà, dove si troverebbe?

    Stregoneria

    Stregoneria

    Il termine stregoneria, coniato nel sec. XVIII, sta ad indicare l'insieme di pratiche magiche e di rituali, spesso a carattere simbolico, che si distingue dalla religione in quanto si riferisce a forze occulte che l'officiante (strega) cerca di dominare e di utilizzare per i propri fini. Il termine è spesso usato in senso figurato (soprattutto nei modi di dire) per indicare un'azione o realizzazione che appare prodigiosa, ma di cui si è portati a diffidare: ad esempio Le stregonerie della chimica.

    Il termine deriva dal latino STRIX con cui si indicava un rapace notturno (lo strige o barbagianni) dal verso acuto (da cui il nome), che le leggende popolari accusavano (erroneamente) di succhiare il sangue delle capre. A questo uccello venne associata la STREGA  (donna che prevedeva il futuro ed aveva affari con il Diavolo, generalmente considerata maligna e malvagia) e le sue pratiche (la stregoneria).

    TIPOLOGIE

    La stregoneria può essere considerata una particolare branca della magia . Essa però assume forme e significati diversi a seconda del contesto (storie, miti, favole o leggende) in cui essa è presente.

    In senso stretto si intende per stregoneria la MAGIA NERA , ma il termine viene ormai largamente usato per indicare tutti quegli interventi nella vita di un gruppo umano tendenti a dare il benessere (oppure il male) e a rendere propizie (oppure ostili) le forze naturali, sia per un singolo sia per tutto il gruppo umano.

    Anche alcuni aspetti della medicina primitiva , che agiscono a livello psicologico, riguardano la stregoneria nel senso più ampio del termine, per cui si differenziano dalle pratiche empiriche (cioè dai semplici gesti) seguite dalle genti allo stato di natura: esistono specifici individui (sciamani o medici-stregoni) che si occupano di questi particolari aspetti adottando un rituale tipico della stregoneria. Data la loro funzione di dominare le forze occulte, gli officianti devono essere persone adatte e specificatamente preparate allo scopo, spesso con un tirocinio lungo, duro e complicato; la loro funzione, quando è svolta nell' interesse della comunità, viene considerata come un SACERDOZIO e lo stregone viene punito se non svolge efficacemente i propri doveri; non di rado la professione viene conservata nell'ambito di un solo CLAN o trasmessa per via ereditaria. Poiché gli spiriti , secondo le credenze popolati, sono entità bizzarre e complesse, la stregoneria deve avvalersi di pratiche magiche e rituali, spesso incomprensibili agli occhi degli altri, che sono accuratamente determinate in funzione degli scopi e degli spiriti interlocutori: si hanno così rituali per ottenere l'aiuto nelle varie attività umane, rituali per tutte le manifestazioni sociali, rituali per le pratiche richieste dai singoli (malattie, viaggi, nascite).

    Al contrario della precedente, la stregoneria intesa come magia nera viene praticata al di fuori del gruppo umano e i suoi officianti non hanno funzioni sacerdotali: questi uomini (stregoni, fattucchieri, ...) sono odiati e temuti e non di rado, se oltrepassano certi limiti, vengono messi a morte. Le loro pratiche, spesso dai profani confuse con quelle descritte in precedenza, si avvalgono esclusivamente della magia e del terrore , indotto con mezzi sia psicologici sia materiali (atti di violenza , veleni , ecc.). A volte i capi di un gruppo umano ricorrono alla stregoneria per motivi esclusivamente politici e in tal caso lo stregone assume le funzioni sia di sacerdote che di consigliere; questo aspetto è frequente quei gruppi etnici retti da Re divini oppure organizzati in cheffiere  (ovvero insieme di famiglie che dipendono da un medesimo capo tribale).

    DOVE VIENE PRATICATA

    La stregoneria, intesa come magia nera, è praticata in tutto il mondo; nel significato etnologico è forma diffusa soprattutto in Africa, sebbene non sia rara in America, in Oceania e in casi circoscritti in Asia.

    Nel mondo occidentale, dal 1951 si possono identificare elementi di stregoneria nella Wicca e altri culti neopagani, molto diffusi nei paesi europei ed anglosassoni e meno in Italia. Va sottolineato che nessuno dei due gruppi è in relazione con il satanismo , con le messe nere o con i sacrifici cruenti.

     


    L' uomo Falena

    Mothman, l'uomo falena

    Statua raffigurante il mothman (Point Pleasant, West Virginia)

    Tutto iniziò il 12 novembre del 1966 nel West Virginia, il primo avvistamento risale al '66 anche se recenti indagini sembrerebbero far presumere che un "fenomeno uomo-falena" possa esistere da molto più tempo di quanto ritenuto. Nel lontano '66 il primo avvistatamento lo fecero 5 uomini, che si trovavano all'interno di un cimitero (nel Clendenin, in Virginia), per scavare la fossa di un cittadino scomparso da poco, i 5 uomini alternavano il lavoro a momenti di relax, fino a quando videro volare sulla propria testa una strana figura che dopo venne descritto come: UOMO MARRONE CON LE ALI. Niente di simile era stato avvistato fino a quel momento, i lavoratori rimasero scioccati ma non furono gli unici ad assistere a questo strano fenomeno. Tre giorni dopo si verificò un nuovo caso di avvistamento uomo falena, era il 15 novembre quando un coppia si trovava a percorrere una strada che portava al piccolo paesino di Point Pleasant, nel West Virginia. Improvviamente avvistarono la strana creatura, quella notte altri individui sarebbero stati testimoni di altri agguati. Un gruppo composto da quattro persone era stato testimone di non meno di quattro avvistamenti dello strano uccello gigante. Nella stessa sera verso le 22.30 Newell Partridge, costruttore edile,mentre guardava la televisione, venne infastidito da una continua assenza di segnale accompagnata da un oscuramento totale con televisone accesa, l'uomo si avvicinò al televisore udendo uno strano suono che proveniva dall'esterno della sua abitazione, il cane di Partridge ululava costringendo l'uomo a munirsi di torcia e recarsi fuori casa. L'uomo puntò la torcia nel punto dove il cane ululava e vide lo strano soggetto. Nelle succesive interviste Partridge esperto cacciatore raccontò che la sua non era allucinazione, ma ciò che vide esisteva realmente. A causa dei continui avvistamenti, il 16 novembre venne indetta una conferenza stampa, che si verificò un successo perchè vennero resi pubblici molti avvistamenti e dell'avvenimento iniziarono a parlare Tv e giornali e proprio in questa conferenza venne dato il nome di Mothman, uomo falena.Chiunque fosse stato testimone dell'avvistamento subì traumi e un profondo shock emotivo e psicologico.

     

    Le Fate

    Il Regno delle Fate
    Dove si trova il regno delle Fate?
    A volte appena sopra l'orizzonte, a volte sotto i nostri piedi.
    In ogni paese del mondo c'è un regno delle Fate; quindi ci sono Fate italiane, Fate americane, Fate francesi, Fate russe, Fate inglesi etc.etc.
    Nel Galles pensano che il regno delle Fate si trovi in un'isola, nel canale di San Giorgio, al largo della costa del Pembrokeshire.
    Gli Irlandesi chiamarono Hy Breasail l'isola fantasma che, secondo loro, si trovava ad ovest e che secondo loro accoglieva il regno delle Fate.
    Mentre per i britannici l'isola fantastica è l'isola di Man.
    Ma la più famosa delle isole magiche è senz'altro l'isola di
    Avalon. Il leggendario Re Artù si dice vi sia stato incoronato e che in seguito, ferito a morte, vi sia stato portato per essere curato da quattro Regine delle Fate, e che il suo corpo immerso in un magico sonno sia nascosto nel cuore di una collina dell'isola.
    Il Regno delle fate può svelarsi all'improvviso in qualsiasi luogo, luminoso e scintillante, e sparire con la stessa rapidità.
    Terrapieni, forti e colli antichi sono le altre dimore tradizionali delle Fate, e a riprova di ciò, la parola gaelica che indica le Fate è Sidhe, che significa popolo delle colline.
    Le pareti delle caverne scelte dalle Fate per dimora, trasudano gocce dorate. Ogni collina ha il suo Re e la sua Regina; di solito, però, sono legati da un vincolo di fedeltà a un Gran Re, dei quali il più conosciuto, l' "Oberon " dei poemi cavallereschi medievali, deve la sua bassa statura ad una maledizione che gli fu lanciata durante il battesimo.
    Le isole non sono tutte uguali, alcune galleggiano sull'acqua, altre sono appena sotto la superficie e spuntano solo di notte, oppure una sola volta ogni sette anni. O ancora, parecchi metri sotto l'acqua, ma solo in apparenza, la zona dove sorge l'isola è completamente asciutta, ma circondata da un muro d'acqua a mò di scogliera.
    Al largo della costa del Galles, si dice che a volte si possano scorgere i " Verdi Prati dell'Incanto ", una terra che si intravede appena sotto la superficie del mare, ricoperta di alberi e fiori ed erba, fra gli steli e i fili nuotano i pesci.
    Molti laghi del Galles proteggono dal mondo esterno le dimore delle fate, nascondendole alla vista degli esseri umani.
    Oppure, come nel caso della Dama del Lago, la superficie d'acqua è solo un'illusione creata per proteggere da occhi estranei l'ingresso della propria dimora.