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September, 2007 Il Mondo dei Celti

Non è semplice parlare dei Celti, in quanto si tratta di un popolo
ancora oggi avvolto dal mistero. Storicamente collochiamo i Celti nel
I. millennio a.C. ma le origini di questo popolo sono sicuramente molto
più antiche. Geograficamente essi occupavano le zone a nord delle Alpi,
l’Inghilterra, l’Irlanda, la Francia (soprattutto quella
settentrionale) ed ebbero contatti con i Greci e i Romani. La loro
cultura era, per alcuni versi, la medesima di quella delle altre
popolazioni nordiche (Germani, Vichinghi, Norvegesi), da cui
ereditarono, ad esempio, l’uso delle rune.
Dei Celti abbiamo poche testimonianze, alcune sono presenti nel De Bello Gallico di Giulio Cesare e in altre fonti classiche. I Celti non erano barbari, tutt’altro, erano un popolo civilissimo.
Erano un popolo molto pacifico ed erano molto legati alla natura;
questo loro aspetto viene sovente associato a quello dei nativi
americani. Le donne erano molto libere e coraggiose, ci si curava con
le piante, la musica, la danza, con la cromoterapia e si credeva nel
potere terapeutico di determinate acque. I Celti non edificavano templi
poiché per loro la natura stessa era un tempio. Boschi, alture, laghi,
stagni, sorgenti erano tutti luoghi in cui ci si poteva mettere in
contatto con il divino. Il luogo sacro per eccellenza era il bosco,
coniugato ad un profondo rispetto per l’acqua. Essi avevano moltissime
piante ritenute sacre, le cui principali sono la quercia e il vischio.
I Celti associavano la quercia al principio maschile ed il vischio a
quello femminile. Il vischio era sacro in quanto mettendo le foglie
nuove in inverno simboleggia la rigenerazione della vita. Questa pianta
simbolica è arrivata sino a noi: a Natale si usa baciarsi sotto il
vischio ma noi non sappiamo il perché: il vischio era sacro presso i
Celti e questa sacralità è rimasta. I Celti consideravano la natura la
madre sacra di tutti i viventi. Per loro tutte le forze della natura,
anche le più sconvolgenti, erano una manifestazione di quella energia
che tutto crea e tutto distrugge. Il mondo dei Celti non aveva dualità,
non faceva distinzione tra sacro e profano, materia e spirito, corpo e
mente: tutto veniva ricondotto ad un unico principio. Inoltre nella
cultura celtica non esistono miti di creazione poiché loro vedevano il
divino in termini ciclici, cioè il tutto è in continua evoluzione. Il
principio unico ed increato veniva designato con il termine OIW e
simboleggiato con il Sole.
La mitologia celtica ci è stata tramandata da fonti classiche e da
monaci irlandesi che hanno messo per iscritto i dati tramandati
oralmente: ciò vuol dire che queste informazioni possono essere state
travisate. Le divinità celtiche sono molto simili a quelle greche,
cambia solo il nome. Ad esempio Giulio Cesare associava il dio celtico
Lugh a Hermes (che corrisponde al dio romano Mercurio). Altri
personaggi numinosi furono invece assimilati dal Cristianesimo, come la
dea Brigit, da cui nacqua Santa Brigida. Anche l’albero che noi
addobbiamo a Natale è un ricordo delle popolazioni nordiche: il
paganesimo germanico e scandinavo, infatti, comprendeva l’usanza di
adornare un abete rosso con ghirlande, luci e dolciumi. La Chiesa ha
cercato di contrastare questa usanza, ma invano. Ci sono comunque altre
analogie con il Cristianesimo, questo perché vi fu, alla fine
dell’impero romano, una sintesi tra cultura nordica e cultura
cristiana. Le popolazioni nordiche infatti festeggiavano l’equinozio di
primavera (che corrisponde alla nostra Pasqua). Il mondo presenta la
forma di un uovo e presso queste popolazioni esso è associato alla
frantumazione e a qualcosa di nuovo (il che simboleggia quindi la
rinascita, la resurrezione). Questa rigenerazione è rappresentata dalla
dea Ostsara (in tedesco Ostern, in inglese Easter, cioè colei che viene
dall’est). Così come noi festeggiamo il Natale, i Celti festeggiavano
il solstizio d’inverno. E’ ormai piuttosto noto, infatti, che Gesù non
è nato il 25 dicembre e che questa è una data simbolica con cui si
ricorda il giorno del sol invictus. Secondo i Celti, durante il
solstizio d’inverno rinacque il dio Yule (che sarebbe il nostro Gesù).
Un’altra analogia è quella tra Adamo ed Eva ed Ask ed Embla,
rispettivamente il primo uomo e la prima donna (secondo la mitologia
nordica) creati da Odino, tramite un soffio.
Si afferma che alcune popolazioni celtiche non si cibassero di
volatili. Non si sa di preciso il motivo ma molto probabilmente era per
lo stesso motivo presente in culture animiste e sciamaniche, che
considerano i volatili animali intermediari tra cielo e terra.
I Celti avevano il dono della chiaroveggenza e molte altre virtù che
noi non possediamo più, come ad esempio l’apertura del terzo occhio.
Essi sapevano che oltre alla parte esterna e visibile dell’uomo ve n’è
una più interna, cioè l’essenza. Credevano, inoltre- secondo alcune
fonti classiche - nella reincarnazione. I Celti ponevano poche barriere
tra il visibile e l’invisibile e sostenevano che l’Aldilà fosse
accessibile anche ai vivi.
Nella mitologia celtica un elemento molto importante è il drago. Il
drago ha una forza bivalente: aiuta e distrugge. Esso rappresenta una
parte di noi, precisamente i nostri difetti psicologici: infatti l’eroe
deve uccidere il drago per liberare la fanciulla nella torre, che
rappresenta la nostra coscienza intrappolata. Per diventare eroi
bisogna vincere le proprie passioni e debolezze, cioè il drago che è in
noi. I difetti, però, vanno superati in un certo modo perché servono a
farci capire qualcosa. Talvolta il drago rappresenta la materia.
Chiunque
abbia modo di avvicinarsi alla mitologia celtica (e nordica in
generale) può facilmente notare che in essa vi è una certa componente
notturna e tragica, per questo si parla sovente di crepuscolo degli
dei. Invero il concetto di crepuscolo degli dei, presente anche nella
mitologia norvegese, è ben più complesso. Il crepuscolo degli dei si
definisce con la parola Ragnarok, termine composto da Ragna e Rok. Si
tratta di due vocaboli islandesi traducibili con destino ineluttabile:
è cioè la visione profetica della fine dell’universo, molto simile
all’Apocalisse dei cristiani. Nel dodicesimo secolo gli Scaldi (poeti
norvegesi) aggiunsero alcune sillabe, quindi invece di Ragnarok si ebbe
Ragnarokkr, tradotta ambiguamente con crepuscolo degli dei.
La civiltà celtica comprendeva una classe sociale molto importante: i Druidi.
Secondo
Plinio la parola druido deriva dal greco druz che significa quercia.
Gli storici hanno invalidato questa ipotesi ma non sarebbe improbabile,
visto che la quercia era ritenuta sacra. I Druidi sono conosciuti come
sacerdoti, ma invero erano molto di più: erano uomini di conoscenza,
conoscevano in particolar modo le leggi della natura e le tramandavano
all’aperto e oralmente; proprio per questo è molto complesso
ricostruire il pensiero e il misticismo dei Drudi: non ci hanno
lasciato nulla di scritto. Alcuni sostengono che i Druidi tramandavano
i loro precetti oralmente per il fatto che probabilmente non
conoscevano la scrittura ma questa ipotesi è forse falsa, perché in
Gallia c’era l’alfabeto greco e le popolazioni nordiche, come i Celti,
conoscevano anche l’alfabeto runico. Nei loro insegnamenti, i Druidi
tramandavano la conoscenza della natura, le sue energie telluriche e
cosmiche e le sue leggi. I Druidi insegnavano inoltre a venerare gli
dei a non commettere ingiustizie e a mantenere sempre una condotta
virile, così come un druido dichiarò allo storico Diogene Laerzio. La
figura dei Druidi era pregnante nel mondo celtico, infatti essi
esercitavano anche una funzione politica ed erano al vertice della
piramide sociale. I Drudi potevano possedere anche delle
‘specializzazioni’ ed essere quindi sacerdoti, astrologi, maghi, uomini
di scienza. Alcuni sostengono che i Druidi non fossero necessariamente
dei bravi astronomi ma si deve tener presente che in queste civiltà
antiche i saperi erano tutti collegati e c’era una forte coesione tra
astrologia ed astronomia, quindi un druido esperto di astrologia
conosceva sicuramente anche l’astronomia. Non a caso altre fonti
sostengono esattamente il contrario, cioè che i Druidi possedevano
larghe competenze astronomiche. L’animale più vicino ai Druidi era il
cinghiale.
A onta di chi sostiene che quella dei Celti non può essere definita una
civiltà, possiamo asserire che grazie ai Druidi quella dei Celti non
solo era una civiltà ma anche un vero impero, unificato dal druidismo e
dalla classe sacerdotale.
Secondo
antichi storici, il Druidismo si sviluppa in Britannia ed in Gallia
dove questi uomini di conoscenza avevano una grande fama come filosofi
già dall’inizio del II sec. a.C. Abbiamo testimonianze dei Drudi da
parte di Cicerone, Giulio Cesare e Diodoro Siculo. Quest’ultimo,
parlando dei Druidi, li considera proprio dei filosofi. Periodicamente
si tenevano delle assemblee dei Druidi appartenenti a varie tribù, che
potevano essere anche in conflitto tra loro.
Il metodo divinatorio celtico era basato sulle rune, cioè su simboli
utilizzati come lettere dell’alfabeto e utilizzate altresì per invocare
divinità e per predire il futuro. Le rune non sono di origine celtica
ma di origine germanico-scandinava e furono introdotte tra i Celti
tramite i Vichinghi intorno al 100 a.C. Esse sono considerate a
tutt’oggi un efficace metodo divinatorio perché basato su simboli (i
simboli penetrano direttamente nell’inconscio, il loro messaggio è
subliminale) e vengono utilizzate anche nella magia Wicca. Le rune
venivano incise per lo più su pietre, ma anche su argilla, metallo e
legno. Il vero significato delle rune è molto profondo e per questo non
si può trasportare completamente nella mentalità dei giorni nostri,
infatti originariamente ogni runa rappresentava un intero universo
concettuale. La parola runa significa, non a caso, segreto e chi era in
grado di interpretarle veniva considerato molto potente. Abbiamo
testimonianze delle rune nell’opera Germania di Cornelio Tacito, il
quale asserì che le divinazioni compiute con le rune erano molto più
evolute delle altre.
Esistono tre sistemi runici: il Futhark più antico (24 rune), il
Futhorc anglofrisone (29 o 33 rune) e il Futhark più giovane (16 rune).
La parola Futhark deriva dalle prime sei lettere dell’alfabeto runico
antico, ad ogni lettera corrisponde un suono e le prime sei lettere
formano la parola Futhark. E’ interessante notare che alcune lettere
del nostro alfabeto (ad esempio f, u, r, c, h, i , s, b) hanno una
certa somiglianza grafica con i simboli runici corrispondenti a queste
stesse lettere (ad esempio la runa corrispondente al suono B è
graficamente uguale alla nostra B, solo che è un po’ più “appuntita”).
I Celti si dichiarano discendenti degli Iperborei, cioè la razza che ha
preceduto gli Atlantidei. Gli Iperboerei derivavano, a loro volta, dai
Polari, così chiamati perché dicevano di esser stati portati dalla
stella Polare. I Polari vivevano nella calotta polare ma forse vi
vivevano anche gli Iperborei e anticamente queste zone forse non erano
state ancora rivestite dal Circolo polare artico. I Polari insegnavano
la scienza del magnetismo e la canalizzazione delle energie (ad esempio
la funzione dei menhir e dei dolmen era proprio quella di canalizzare
energie e creare luoghi di forza), vivevano nell’isola di Thule nel
periodo corrispondente al Cenozoico e Mesozoico, dove i libri di storia
non vedono la presenza dell’uomo. Erano dei giganti ed in realtà sono
stati ritrovati anche i loro resti (un adulto della nostra razza
corrisponde ad un femore dei Polari) ma nessuno ce lo viene a dire. I
Celti conoscevano la natura ed il cosmo nella sua interiorità, infatti
nelle fiabe celtiche abbiamo molti giganti, gnomi, elfi, folletti: non
si tratta di invenzioni nè di fantasia bensì di ricordi, poiché questi
esseri esistevano davvero e forse esistono ancora ma noi non li
riusciamo più a vedere.
Conoscere la Wicca
 La Wicca è la religione delle streghe, una religione che si concentra attorno al rispetto della Natura nella quale vengono riconosciuti il Dio e la Dea. Molte delle tecniche Wiccan sono di origine sciamanica, quindi può di buon grado essere definita come una religione sciamanica, anche se oggi sono state abbandonate le dure prove del dolore, e l'uso di allucinogeni in favore di canto, meditazione, della concentrazione, della visualizzazione, della musica, della danza della invocazione e del dramma rituale. Con tali tecniche spirituali la strega raggiunge uno stato di concentrazione e di elevazione spirituale. La Wicca insegna che la Natura include uno spettro di stati mentali e spirituali, dei quali molti di noi ignorano l'esistenza. Un rituale Wiccan efficace consente infatti si scivolare in questi stati consentendo la comunione con la Dea e il Dio. La wicca non vede le divinità come entità distanti, al di sopra della realtà sensibile. La Dea e il Dio sono immanenti, sono entrambi dentro di noi e si manifestano in tutta la Natura. Non vi è nulla che non sia degli Dei. Si può dire quindi che la Wicca aiuti chi la pratica nella comprensione dell'universo e del proprio posto in esso. I templi wiccan sono i prati fioriti, i boschi, le foreste una spiaggia, ogni volta che un wiccan si trova all'aperto è circondato dalla divinità. Vengono venerati il Dio e la Dea
, dualisticamente (anche se non in tutte le correnti wicca) e tenendoli
in eguale considerazione , essi sono affettuosi e amorevoli e non
distanti ma presenti in natura. Come altre religioni anche la Wicca crede nella reincarnazione la spirale è simbolo di nascita e continua rinascita come in un vortice eterno, inoltre la Wicca utilizza magia religiosa. Attraverso la preghiera alle divinità espandono la concentrazione proiettando all'esterno le energie e col tempo esaudire le proprie preghiere. La Wicca è una religione che abbraccia anche la magia. Il punto focale della Wicca è una unione gioiosa con la Natura (non esistono dei malvagi
a cui addossare le colpe dei propri fallimenti, il wiccan è
responsabile delle proprie azioni che sono in armonia con i propri
ideali), una fusione con gli Dei e le Dee e le energie universali che
hanno creato tutto ciò che esiste. La Wicca è una personale e positiva celebrazione della vita. Festività Wicca
Yule
21 Dicembre Solstizio d'Inverno
Lo Yule è un sabba che si festeggia il 21 dicembre. Cade quindi nel primo giorno di inverno, quando il Sole rinasce per riscaldare di nuovo la Terra. Molte tradizioni sono simili al Natale cristiano, ma le origini sono molto antiche. Gli antichi Egizi iniziarono a festeggiare questa ricorrenza più di quattromila anni facon una festa di dodici giorni in cui si festeggiava la rinascita di Oro, il figlio di Osiride e Iside. Dall'Egitto la festività si distribuì nei paesi vicini, in Mesopotamia, e poi In Persia e in grecia. In persia e in Grecia si chiamavano Sacaea. I romani ripresero questa festa con il nome di Saturnali. Durante i Saturnali si accendevano candele, e si celebrava con canti e banchetti il solstizio d'inverno. Da qui in poi tutta l'Europa celebrava l'inizio dell'Inverno.
Yule prende il nome da una parola scandinava Jul che significa ruota. Le divinità che solitamente vengono festeggiate sono: Madre Berta, Padre Inverno, Santa Claus, Kriss Kringle, San Nicola, Re dell'Agrifoglio e re della Quercia. Le erbe utilizzate per celebrare, ad esempio per decorare le candele o per accendere fuochi profumati sono: camomilla, rosmarino, zenzero, salvia, cannella.
Le wicca festeggiano decorando l'altare con un panno biancoe mettendo sul piatto delle offerte rosmarino, agrifoglio, vischio, edera, arance. Si accendono candele bianche e verdi e rosse: bianche per l'innocenza della nuova vita (il nuovo anno), il verde per la crescita e il rosso per il parto.
Yule si inizia a festeggiare all'alba del 21 dicembre mangiando biscotti fatti in casa, bevendo succo di arancia e accendendo le candele. Si può anche accendere un ceppo (per chi ha il camino, io userò dei rami del mio giardino) decorato con rami di sempre verde. Lo si lascia acceso senza però farlo consumare del tutto. Il pezzetto che si lascia servirà per l'anno dopo, per accendere il nuovo ceppo.
Imbolc
2 febbraio Candelora
La Candelora (2 Febbraio) si colloca a metà tra la notte più lunga dell'Anno del Solstizio d'Inverno (21dicembre), e l'Equinozio di primavera (21 Marzo), quando la notte è lunga come il giorno.
Gli antichi Druidi chiamavano questo giorno il Festival del Ritorno della Luce, nel quale si risvegliava la Dea Terra (Imbolc letteralmente 'in the belly' of the Mother, nel ventre della Madre Terra). Dopo il sonno dell'Inverno spuntavano infatti i primi timidi fiori e il giorno era visibilmente più lungo: iniziava la Primavera.
Questo giorno celebrato da sempre e ovunque, è noto con nomi diversi presso i vari popoli di ogni tempo e paese: Imbolc, Oimelc, I Lupercali, Candlemas, Brigid's Feast, Ewomeoluc, Groundhog's Day, Candelora.
Imbolc e le altre feste europee del periodo erano grandi riti catartici consacrati alla purificazione attraverso i due grandi elementi esorcistici: l’acqua e il fuoco. Dato comunque che queste celebrazioni avevano il loro fulcro nella manifestazione del principio femminile (tant'è vero che Imbolc era molto legata ai culti lunari), l'accento veniva per lo più posto sul primo elemento. Erano cerimonie spesso legate alla purificazione attraverso le fonti sacre da cui sgorgava l'Acqua Lustrale necessaria per le abluzioni rituali. Una antica quartina ci conferma che: " ...Ecco quello che si deve fare a Imbolc: lavarsi le mani, i piedi, la testa" I riti che si svolgevano durante la celebrazione, oltre ad essere purificatori, avevano un forte carattere protettivo, bisognava difendere la vita che debolmente si era riaffacciata nel mondo.
Imbolc, letteralmente "latte di pecora", è celebrata in onore della Dea guaritrice Brigit, trasformata poi dalla chiesa in santa Brigida e festeggiata il 1 febbraio. Si tratta di una festa prevalentemente femminile, incentrata sulla nascita degli agnelli e sulla luce primaverile che,nonostante il freddo ancora intenso, cresce di giorno in giorno,quasi incoraggiata dalle corone di candele ritualmente portate in capo dalle donne. E’ uno dei Festival più enigmatici e affascinanti, e dietro l'ape semplicità della candela bianca, si nasconde uno dei più profondi misteri di tutto l'Anno Magico.
Molto probabilmente, all'origine, più che una festa era un’usanza dettata dal bisogno di purificare e pulire i luoghi abitati durante l'inverno. L'inizio della nuova stagione cominciava proprio con una "pulizia": si bruciavano probabilmente i pagliericci e si pulivano a fondo i luoghi dove si era trascorsa la stagione fredda, si rivoltavano le pelli e le coperte con un gioioso fracasso, che preannunciava la bella stagione e spesso lo spostamento verso le zone abitate in estate.
Le wicca addobbano l'altare con una ciotola di latte, fiori bianchi, candele, foto di agnelli e pulcini ( in mancanza di veri...)rami di edera. Si può anche fare un talismano, magari da appendere alla porta: si prendono dei rametti di edera e si legano con un filo di lana bianco.Alla lana si attaccano campanellini, conchiglie forate o monitine di argento. Per celebrare Imbolc si può anche:
- accendere tutte le luci della casa per qualche minuto, per rischiarare la via alla primavera. Magari accendere anche una candela in ogni stanza
-bruciare le decorazioni di Yule per portare fortuna all'anno nuovo
Le erbe da usare sono: angelica, basilico, alloro e mirra. le Pietre: cristallo di quarzo, opale, pietra di luna, avventurina ed eliotropo.
Litha
21 giugno - Solstizio d'Estate
E' il giorno del Solstizio d'Estate o Notte di San Giovanni o Giorno di Mezza Estate. Si celebra il primo giorno dell'Estate e anche il giorno più lungo dell'anno. Non è una festa esclusivamente solare anche se prevalentemente viene festeggiato il Dio Sole in quanto il Sole raggiunge la sua massima forza. Di giorno si onorereranno il Signore e la Signora e di sera si renderà omaggio al Popolo fatato.
La Dea che, nel suo aspetto di Fanciulla, ha incontrato il giovane Dio a Beltane, adesso è Madre, incinta, come la Terra gravida del prossimo raccolto. Lei è la Terra fertile; lui è l'energia, il calore che la nutre e da loro nascerà la nuova vita. Nei miti solstiziali la Grande Dea appare anche come Ape Regina: le api sono anche un animali solari, perchè viaggiano tra i fiori seguendo la posizione del sole e producono il miele che ha lo stesso colore del sole. La luna di questo periodo viene chiamata “Luna di Miele”. I Celti consideravano le api dei messaggeri che viaggiavano sui sentieri della luce solare fino ai regni degli spiriti, creature associate alla conoscenza del futuro e all'ispirazione divina. Midsummer, mezza-estate, lo chiamano nei paesi anglosassoni, e Shakespeare nel suo "Sogno di una notte di Mezza Estate" ne ha raffigurato l'aspetto magico, dove sogno e realtà si fondono. Questa atmosfera di tempo fuori dal tempo rende il Solstizio un momento propizio per i presagi e le pratiche divinatorie. La magia d'amore e guarigione è specialmente adatta a questo momento dell'anno. La notte di Litha è quando i Druidi raccolgono e uniscono le loro piante magiche e le seccano per utilizzarle in inverno.
L'altare viene addobbato con : rami di verbena ed iperico, fiori di campo, frutta, un mazzo di spighe, cristalli, nastri gialli e dorati. Si usa un panno bianco o verde e si brucia l'incenso di Litha.Per questo incenso si utilizzano: camomilla, lavanda, artemisia e petali di rosa.
Allo spuntare del giorno si saluta il Re Sole brindando con succo di arancia. Si possono decorare gli alberi con simboli del sole legati con nastri gialli e azzurri e si fa un falò all'aperto di quercia, iperico e abete. Si salta per la buona salute e il buon raccolto. Per il popolo fatato si brucia una candela e si lascia un piattino con vivande cosparse di miele.
Lughnasadh
31 luglio/1 agosto
La festa di Lughnasadh (o anche Lunasa o Lughnasa) viene celebrato il primo agosto nell'emisfero nord. E' il primo sabba dell'anno che celebra il raccolto, insieme a mabon e Samhain. In questa festa si celebra il sacrificio del Dio sotto forma di grano: infatti il grano nella tradizione celtica rappresenta uno degli aspetti del Dio Sole che nel suo ciclo di morte e rinascita dava nutrimento alla popolazione. Il nome del sabba deriva infatti dal nome che i Celti davano al grano, cioè Lugh. Il sabba prende anche il nome di Lammas da una festa anglosassone che fu poi cristianizzata e che si svolgeva nello stesso periodo. Il nome deriva da loaf-mass o festa dei pani ed è una festa di ringraziamento per il pane che è il primo frutto del raccolto.
Un modo di festeggiarlo è infatti quello di cuocere un pane a forma di Dio e consumarlo in suo onore. Si festeggiava anche con danze e fuochi ed era una delle quattro principali festività celtiche. Tutti i riti di Lughnasad miravano ad assicurare una stagione di frutti generosi, in quanto un raccolto abbondante assicurava la sopravvivenza della tribu' durante i freddi e sterili mesi invernali. Si praticava anche la raccolta dei mirtilli a scopo divinatorio: se i mirtilli erano abbondanti, si riteneva che il raccolto sarebbe stato piu' che sufficiente. All'alba della vigilia di Lughnasad si costruivano piccole capanne coperte di fiori, possibimente vicino a corsi d'acqua, dove gli innamorati dormivano insieme la notte del 31 Luglio.
L'altare può essere addobbato con un panno giallo e candele verdi, gialle e arancioni. Si decora con fasci di spighe, girasoli, pannocchie e cestini di frutta e verdura. Si cuoce il pane sacro e si costruisce la bambolina che verrà consacrata per poi essere utilizzata per Imbolc.ò
Le divinità correlate sono Cerere, Demetra, Lugh, l'Uomo verde. Le pietre sono occhio di tigre, topazio giallo, opale,citrino. Tutte le erbe sono sacre.
Mabon
23 Settembre
Mabon è il nome usato dai Wicca per celebrare il sabbat dell'Equinozio autunnale che nell'emisfero settentrionale cade tra il 20 e il 24 settembre e nell'emisfero meridionale cade il 21 marzo. Mabon è il giovane dio della vegetazione e dei raccolti, figlio della Dea madre, Modron. Lei lo rapì e lo tenne nascosto e il mito riprende molto quello di Persefone. Equinozi e Solstizi non fanno parte dei grandi festival celtici, ma sicuramente rivestivano un ruolo importante per popolazioni con avanzate conoscenze astronomiche, come, appunto, i Celti. Inoltre, miti e usanze collegate a questi periodi sono presenti in moltissime culture dell’antica europa, e i costruttori di megaliti che precedettero i Celti furono indubbiamente consci del potere di questi giorni (vedi l’orientamento dei Cerchi sacri come Stonehenge e Drombeg o delle tombe a corridoio come Newgrange). Durante l’Equinozio notte e giorno hanno esattamente la stessa durata e ciò rappresenta un momento di equilibrio fra buio e luce, fra i contrasti degli opposti che si risolvono a livello simbolico. I simboli di mabon sono la mela, la vite e ledera, tutti prodotti tipici della stagioni che celano significati ben più profondi. La Mela è simbolo di immortalità e dell’Altro Mondo, mentre Vite ed Edera crescono a spirale, segno distintivo di rinascita ciclica. Dalla Vite inoltre si ricava il vino, ritenuto dai popoli antichi dono divino e pertanto sacro. Il vino infatti è capace di alterare la percezione e procurare visioni ed è il prodotto di una lunga e, per quei tempi, misteriosa fermentazione in oscure botti. Tale processo fu poi associato al processo di iniziazione, alla simbolica morte e trasformazione dell’iniziato. Il vino ed il grano rivestivano una notevole importanza nei misteri iniziatici di Eleusi, che si svolgevano proprio in questo periodo. L'incenso di Mabon è fatto con Mirra, salvia e Pino. L'altare si decora con Foglie di vite, uva, melograno, granturco..e i colori dell'altare e delle candele sono:arancione, rosso scuro, giallo e marrone. I cibi sono a base di uva, granturco, pane, cereali e sidro.
Samhain
31 ottobre/1 novembre
Col termine Samhain (pronuncia sàuin) si indica la stagione invernale ma anche la festività pagana della notte fra il 31 ottobre e il 1 novembre. I celti infatti dividevano l'anno in 4 parti: Samhain (inverno), Imbolc (primavera), Beltane (estate) e Lughnasadh (autunno). Nel periodo di Samhain erano finiti i raccolti e il terreno veniva preparato per l'inverno. Oggi la festa per la fine del raccolto viene indicata come Halloween. Un punto fondamentale di questa festa sono i falò: una volta acceso il falò di Samhain venivano spenti tutti i fuochi delle case che venivano poi riaccesi col fuoco di questo falò. In questo giorno, oltre a festeggiare la fine del raccolto e l'immagazzinamento del cibo, venivano ricordati i Morti con gloria e per questo in Irlanda veniva chiamata Fleadh nan Mairbh o festa dei morti. Era anche un periodo magico in cui non c'era più divisione tra i vari mondi e quindi il caos, i morti e il magico potevano invadere il nostro mondo. Questa visione della festa non è mai stata cancellata e anche con l'avvento del cristianesimo viene considerata una celebrazione dei morti e si pensa che le streghe siano più forti in quella notte. Prima i romani identificarono questa festa con le Lemuria, festa dei morti che però si celebrava il 13 maggio e infine il cristianesimo istituì la Festa di Ognissanti per il 1 novembre e la festa dei morti il giorno successivo.
Nelle tradizioni celtiche vi sono alcuni riti con le mele: ad esempio si sbucciava la mela e più era lungo il pezzo di buccia intero, più lunga sarebbe stata la vita di colui che sbucciava. In alcune parti della Scozia si seppellivano le pietre e le si lasciavano tutta la notte: se al mattino qualcuna era stata smossa voleva dire che la eprsona che aveva seppellito la pietra sarebbe morta entro l'anno. Infine veniva preparato un piatto a base di patate, cavolo tritato e cipolla (colcannon) che veniva servito caldo e con molto burro. All'interno si nascondeva una moneta e chi la trovava poteva tenerla.
Per i neopagani Samhain è uno degli otto sabbat che si celebra il 31 ottobre nell'emisfero nord e il primo maggio nell'emisfero sud. Insieme a Lammas e Mabon è una delle tre celebrazioni del raccolto e anche l'ultima in quanto segna la fine dell'anno. E' quindi considerato il Capodanno pagano
Questo è un periodo di riflessione, adatto alle attività divinatorie e alla meditazione: è il momento buono per applicarci in queste tecniche o impararne di nuove. E' anche un momento in cui possiamo rivolgere un pensiero alle persone morte, per ricordarle e chiedere loro di confortarci.
Dobbiamo riflettere sul significato della morte, non con paura..non come una fine ma come un nuovo inizio senza tristezza. Ecco perchè ci travestiamo e ci divertiamo. Si possono organizzare dei giochi : ad esempio afferrare con la bocca le mele nell'acqua.Si intagliano e scavano rape e zucche per poi inserirci una candela: si festeggia lo spiritello Jack ma servono anche come guida verso le nostre case per gli spiriti. Un rito molto bello da fare è questo:
Al tramonto del sole, la vigilia di samhain, si spengono tutte le luci e ci si mette davanti una candela scura o nera. pensiamo all'anno che sta per finire, ricordiamo ogni cosa buona o brutta, pensiamo ai cari sia vivi che morti e si accende la candela salutando gli spiriti e invocando la loro protezione.Con questa candela accendiamo le candele per i nostri cari che nn ci sono più e le candele nelle zucche. Si possono condividere con gli spiriti anche cibo e bevande. Infine si gira per casa con la candela nera accesa accendendo tutte le luci.Si prende una moneta e e la si lasciaun mese davanti la porta per portare fortuna alla casa.
Si può ornare l'altare con una drappo nero e ghiande, mele, nocciole e naturalmente le zucche!Si può mettere anche del grano per ringraziare del raccolto appena finito.
Beltane 30
Aprile/1 Maggio
Beltane è uno dei Sabbat e viene generalmente festeggiato, a seconda della tradizione, dal 30 aprile, notte di valpurga (o walpurga), al 1 maggio. Il suo nome significa "fuoco lucente" e si riferisce ai falò che venivano accesi dai Druidi in onore del Dio celtico Bel, Beli, Balar, Balor o Belenus. E' anche conosciuto come la Vigilia di Maggio, il giorno di Maggio e la notte di Valpurga, Bealtunn in Scozia, Shenn fa Boaldyn sull'isola di Mann e Galan Mae nel Galles, talvolta Cetsamhain che significa "opposta a Samhain". E’ una delle quattro grandi "Festività del Fuoco" che hanno contrassegnato le svolte dell'anno celtico. Non era solo il fuoco l’elemento caratterizzatore di queste grande festività, ma vi era anche un lato più dolce: la fertilità e l’amore. I giovani dei villaggi e delle città uscivano nei campi e nelle foreste alla mezzanotte del 30 aprile e raccoglievano i fiori con cui ornavano essi stessi, le loro famiglie e le loro sedi. Rientravano nuovamente nei villaggi, fermandosi in ogni casa per lasciare i fiori e ricevere i migliori alimento bevanda che la sede aveva da offrire. Mentre i Druidi invocavano gli déi, gli Ovati leggevano il futuro attraverso il volo degli uccelli, i Bardi suonavano canzoni di gioia e i guerrieri si scontravano, per gioco, per mettere in mostra la loro forza, le giovani coppie correvano nei boschi verde smeraldo in cerca di cespugli. Qualsiasi bambino fosse stato concepito durante questa occasione veniva considerato figlio degli Dei. Questi " matrimoni silvani " erano atti di magia simpatica che si credeva avessero un effetto positivo sul raccolto, sugli animali e su loro stessi. L’antica Legge Irlandese dei Brehon (druidi giudici), si riferiva a Beltain come il periodo dei divorzi. A Lughnasadh, il 1° Agosto, le giovani coppie si univano in una sorta di Matrimonio di Prova e, entro Beltain, avrebbero dovuto decidere se sposarsi o meno. La fertilità del raccolto è un tema importante in questo Sabbat. Le scope venivano cavalcate come cavalli attraverso i campi dalle donne, in un simbolico rito di fertilità. Il Palo di Maggio era una parte centrale della celebrazione è una alta pertica a cui sono legati nastri rossi e bianchi, intorno a cui si danza, tenendoli per mano ed avvolgendoli lungo il palo. Questa danza propiziava la prosperita' e la crescita. Il palo rappresentava le forze maschili e la ghirlanda quelle femminili. In alcune zone In molte zone, i bestiami erano guidati fra due grandi falò preparati con i nove legni sacri per proteggerli dalle malattie durante l'anno venturo. Per i moderni Pagani, Beltane è il tempo dell'unione e del piacere; la celebrazione del ritorno del calore del sole e del rinvigorirsi della Terra. E' la rinconciliazione degli opposti, attraverso l'amore e i frutti che sorgono da questa riconciliazione. E' il momento di ridare i nostri propositi per l'anno e l'amore agli altri.
Il modo più antico di celebrare questo giorno è con il fuoco. Si possono accendere due piccoli fuochi e passare in mezzo ad essi per purificarci, sentendo la loro energia riempire i nostri corpi quando attraversiamo il loro spazio. I praticanti solitari o comunque coloro che non possono celebrare all’aperto, possono risolvere accendendo il fuoco nel calderone, o in alternativa con una candela dentro di esso. Usanza molto antica nonchè suggestiva è la danza attorno al palo, seguendo le tradizioni possiamo piantare un palo di maggio in un prato e danzare con i nostri amici. Oppure possiamo mettere ghirlande di fiori attorno ad un albero. Questa consuetudine è mantenuta tutt’oggi in alcuni luoghi, come nelle terre di Albion, in cui vi è il May-Pole Dance (la Danza del Palo di Maggio), dove si usa ballare intorno ad un palo eretto per l’occasione, ornato di foglie e fiori. Tessere ed intrecciare sono le arti tradizionali di questo periodo dell’anno, poichè unire insieme due materiali per farne un terzo è nello spirito di Beltane, per esempio fare dei cestini oppure le ghirlande per decorare altare, il palo oppure noi stessi. Un'altra tradizionale attività è attaccare nastri rossi (colore della passione) a cespugli di biancospino per propiziare amore, fortuna o guarigione. I colori per questa festa sono il bianco, il rosso, il marrone ed il verde. Questo giorno è particolarmente indicato per la divinazione, oppure per la pratica di rituali mirati all’amore, la fertilità, la sensibilità, la spiritualità e l'apertura verso gli altri. Esprimete un desiderio mentre saltate un falò. Infilate semi o fiori come benedizione.
Ostara
21/22 Marzo
L’equinozio di primavera si festeggia il 21 o 22 marzo ed era chiamato anche "Giorno della Signora", “ Alban Eiler”, “Eostur-Monath”o “Ostara”. Molti wiccan considerano questa festa il primo incontro tra il Dio e la Dea, il giorno in cui essi si innamorano, mentre per altri è l’ascesa della Dea dal regno degli inferi, un mito che richiama quello della Dea greca Persefone. La Dea in ogni caso sveste i panni invernali per indossare quelli primaverili. E’un momento di equilibrio, uniformità tra le forze maschili e femminili, come dice proprio la parola equinozio, “equus nox”, ovvero “uguale notte”. Il tema dell’equilibrio torna con la tradizione di ripensare e scrivere i torti fatti per poi cercare di rimediare porgendo scuse, e facendo favori. Durante la celebrazione i fogli dove si sono scritte le azioni da farsi perdonare vengono bruciati, e il debito karmico è annullato in modo che si possa rinascere, portare a compimento i nuovo obbiettivi , aprirsi ai nuovi sentimenti e alla rinascita della Natura tutta. Il termine Ostara ci riporta sia alla dea Eostre, Dea nordica legata alla fertilità della terra, quindi presiede ai culti relativi all’arrivo della primavera e alla fertilità dei campi, sia all' Est dove il sole sorge. E' evidente il legame col culto del sole che nasce, riscalda la terra e la rende fertile. Alcuni dei simboli di Ostara sono uova e lepri legati alla Dea Eostre. Si narra infatti che una lepre, innamorata della Dea, le avesse preparato delle uova colorate, e lei fu talmente felice di questo dono, che mandò la lepre sulla terra per regalare uova colorate a tutti gli uomini.... L’uovo è infatti da sempre simbolo di vita, di creazione, molte civiltà credono che il mondo sia nato da un uovo cosmico evento che ricrdano proprio durante L'equinozio di Primavera, quando la natura risorge e gli uccelli depongono le uova. Per quanto riguarda la lepre, invece, essa richiama la Primavera per la rapidità con cui si riproduce. Rappresenta anche la stessa divinità che si rende immanente e concepisce se stessa come divinità dei boschi. Spesso la Dea Eostre era raffigurata con testa di lepre. Altro simbolo di Ostara è il trifoglio( Erba sacra di Eostre), che cresce rigoglioso in primavera appunto. E’rappresentato come il Triskele, accumunato dagli Irlandesi ai culti solari. Ad Ostara è molto sentita la magia dei semi: si benedicono i semi da piantare mentre si visualizzano i nostri nuovi progetti, speranze o desideri. Sarà bello osservare i semi germogliare mentre cerchiamo di portare a termine i nostri propositi. Inoltre è usanza svegliarsi all’alba e fare colazione davanti al crepuscolo con pane all’anice intrecciato o torte. Naturalmente è una buona idea quella di fare una passeggiata nelle campagne o comunque in mezzo al verde e raccogliere fiori con cui verrà decorata la casa dopo averla ripulita a simboleggiare il buttar via tutte le cose vecchie per iniziare nuovi cammini. Kate West in "Witchcraft today" suggerisce un approfondito esame di coscienza durante la festa di Ostara. Stiliamo una lista dei nostri aspetti positivi e negativi, scriviamone il più possibile, senza farci influenzare da stereotipi: in quest'esercizio quello che conta è come noi consideriamo un dato carattere! Questo esercizio serve perché solo nel momento in cui ci conosceremo bene potremmo metterci in condizione di affrontare nuovi inizi nel modo migliore. Sempre per Kate West Ostara è un buon momento per iniziare lo studio delle erbe. Simboli : Uova, conigli, Triskele, farfalle,semi, fiori e alberi, coroncine e collane fatte coi fiori di stagione, Altare: Potete decorare i vostri strumenti rituali con nastri lilla e fiori primaverili.Non può mancare la scopa con cui si simboleggia lo spazzar via le negatività per rinascere insieme alla Natura. Sull’altare potete mettere contenitori a forma d’uovo con semi da benedire. Divinità : Persefone, Freya, Blodeuwedd, Eostre, Afrodite, , Gaia, Cybele, Hera, Ishtar, Minerva, Venere, , Attis, Mithras e Pan Colori : giallo, verde e rosa pallido, Lilla, oro, celeste. Erbe : Margherite, gigli, asperule, trifoglio, giunchiglie, violette, primule, ginestre, olivo, dente di leone, gelsomino, rosa, tanaceto, olivo, peonie. Incenso : Gelsomino, incenso, mirra, sangue di drago, cannella, noce moscata, aloe, benzoino, muschio, salvia, fragola, loto, violetta. Una ricetta: 3 parti di incenso, 2 parti di sandalo, 1 parte di Benzoino, 1 parte di cannella, qualche goccia di olio di Patchouli. Cristalli : Ametista, sale, corallo,acquamarina, diapro rosso, quarzo rosa, smeraldo, lapislazzulo, pietra di luna, perla. Candele : dorate, Gialle,Lilla, verdi, al profumo di fiori se non le volete rivestire con oli primaverili. Rituali : crescita o rinascita, meditazione
La maledizione della principessa di
Ammon-Ra

Dal 15 aprile del 1912, la possente nave conosciuta come Titanic
verrà per sempre ricordata dall'uomo. Quel giorno affondò portando con se
1498 passeggeri in seguito a uno scontro con un iceberg. Ma dietro la
disgrazia del Titanic si cela un mistero inquietante. Infatti è stato
affermato da parecchi studiosi che se il Titanic avesse virato dieci secondi
prima avrebbe sicuramente evitato la collisione, mentre se lo avesse
fatto dieci secondi più tardi avrebbe spaccato l'iceberg con la sua
robustissima chiglia riportando così dei danni meno gravi di quelli subiti.
Questo in base a calcoli e simulazioni effettuate tramite computer.
Ma abbandoniamo per un attimo le congetture logiche e razionali per fare un
breve viaggio nel mondo dell'irrazionale. La vera causa potrebbe risiedere
in un' antica maledizione.
Giungiamo dunque al Cairo nell'anno 1910, due anni prima della
disgrazia del Titanic, quando un americano di cui non è noto il nome
avvicinò l'egittologo inglese Douglas Murray, proponendogli
l'acquisto di un prezioso reperto. Si trattava di un sarcofago rinvenuto nel
tempio di Ammon-Ra, appartenente ad una principessa di rango vissuta
a Tebe attorno al 1600 a. C.
All'esterno del sarcofago erano raffigurate in smalto e oro, con tecnica
raffinata, le fattezze della principessa. Il sarcofago si presentava in
perfette condizioni di conservazione. Murray non si lasciò sfuggire
l'occasione e staccò subito un assegno all'americano, il quale non arrivò
mai ad incassarlo perché morì la sera stessa.
Nel frattempo Murray aveva già preso provvedimenti affinché il sarcofago
venisse spedito nella sua casa di Londra. Un altro egittologo che si trovava
al Cairo raccontò a Murray la sinistra storia legata al sarcofago: la
principessa di Ammon-Ra, conosciuta per la sua dedizione al culto dei
morti, fece raffigurare sulle pareti del sarcofago ciò che annuncerebbe
dunque la maledizione che si sarebbe abbattuta su chi avrebbe profanato le
sue spoglie.
Douglas Murray, però, si fece beffe di quella superstizione fino a tre
giorni dopo, quando un fucile gli esplose misteriosamente in mano,
durante una battuta di caccia lungo il Nilo. Dopo una settimana di atroci
sofferenze in ospedale, il braccio rimastogli ferito dovette essere amputato
all'altezza del gomito.
Quello non fu che l'inizio. Durante il suo viaggio di ritorno in Gran
Bretagna, due amici di Murray morirono per "cause ignote". Inoltre i
due domestici egiziani che avevano trasportato la mummia fecero la stessa
fine nel giro di un anno o poco più. Per Murray quel sarcofago diventò
un'ossessione. Quando vi posava gli occhi, il viso modellato della
principessa sembrava tornare in vita con uno sguardo che gelava il sangue.
Alla fine decise di disfarsene ma una sua amica lo convinse a
consegnarglielo. In poche settimane la madre della donna morì, lei
fu abbandonata dal suo innamorato e in seguito venne colpita da una
sconosciuta malattia da deperimento. Alla fine lasciò come disposizione
testamentaria che il sarcofago dovesse ritornare a Douglas Murray. Però
Murray, ormai malridotto, non ne volle più sapere e donò il sarcofago al
British Museum.
Anche all'interno di questa istituzione, ben nota per il suo rigore
scientifico, il sarcofago acquistò un' oscura fama. Un fotografo che
aveva scattato alcune foto morì sul colpo, mentre un egittologo responsabile
di quel sinistro reperto fu trovato morto nel suo letto.
A questo punto gli amministratori del museo si riunirono in gran segreto,
votando all'unanimità di spedire il sarcofago ad un museo di New York,
che aveva accettato il dono a patto che però venisse consegnato senza troppa
pubblicità e con un mezzo fra i più sicuri.
Il sarcofago non raggiunse mai New York, perché si trovava proprio nella
stiva del Titanic quando affondò. Coincidenza? Disgrazia? O la
maledizione della principessa aveva colpito ancora una volta? Un'enorme
incognita rimane per adesso sospesa su queste domande, ma forse un giorno
qualcuno riuscirà a trovare delle risposte concrete per svelare questo
inquietante mistero.
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