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    April, 2007

    Chakra

    Chakra

    Il termine Cakra (चक्र), solitamente translitterato in Chakra, proviene dal sanscrito e significa "ruota", ma ha molte accezioni tra le quali quella di "plesso" o vortice. È un termine utilizzato nella filosofia e nella fisiologia tradizionali indiane.


    Introduzione

    I chakra sono centri simbolici del corpo umano, a volte associati a gangli (granthi) o organi fisici, tra i quali si muoverebbe un'energia variamente definita (prana, o in casi particolari kundalini o avadhuti) e la loro conoscenza è trasmessa da molti sistemi di yoga, nelle diverse tradizioni induiste, buddhiste e jainiste con mappature diverse. Molte tradizioni concordano sul fatto che i chakra agiscano come valvole energetiche.

    Uno squilibrio a livello di un chakra determinerebbe uno squilibrio d'energia nei determinati organi associati. Molte moderne terapie naturali, soprattutto la Cristalloterapia ed il Reiki, si basano sull'analisi dei chakra; la Riflessologia e l'Aromaterapia lavorano sugli stessi meridiani e la meditazione e visualizzazione basate sui colori, sarebbero strumenti importanti per bilanciare i chakra.

    Secondo il Vedanta, il corpo fisico e il corpo sottile (Sukṣma Śarira: le emozioni, pensieri, percezioni, stati di coscienza) formano un insieme. Questi due corpi sono collegati a livello dei chakra, quindi agendo sul corpo fisico si produrrà un effetto su quello sottile e viceversa.

    I chakra vengono assimilati al Loto, questo perché benché esso nasca da acque stagnanti e putrescenti, dà origine ad un fiore bellissimo e candido. Proprio per tale peculiarità è considerato un simbolo di purezza: nato dal fango ma non macchiato da esso. Nella simbologia indiana le acque stagnanti rappresentano l'indistinzione primordiale del caos e il loto che da esse sorge rappresenta l'elevazione spirituale. Ogni "loto", ha un numero particolare di petali, un particolare Yantra (mandala o forma geometrica), un mantra ed è associato ad un elemento (tattva), ad un senso e ad un colore.

    Gli esseri umani, la maggior parte degli animali ed alcune piante avrebbero sette chakra principali o primari. Secondo alcune tradizioni, ogni chakra assomiglierebbe ad un piccolo vortice con la parte più stretta dell'imbuto orientata verso il corpo ed ogni chakra (con l'eccezione di due) avrebbe due metà o poli, una rivolta verso la parte anteriore e l'altra verso la parte posteriore del corpo.

    Il secondo gruppo per importanza è composto da chakra minori che si troverebbero nei polpastrelli, al centro del palmo delle mani, in alcune aree dei piedi, nella lingua o altrove. Il terzo gruppo è composto da un numero praticamente incalcolabile di chakra di dimensioni piccole e minuscole; infatti, in ogni punto in cui si incontrano almeno due linee energetiche, anche infinitesimali, si troverebbe un chakra.

    I sette chakra principali

    Muladhara Chakra

     Il Muladhara o Chakra della Radice. Ha come simbolo geometrico il triangolo con un vertice in basso racchiuso in un quadrato, emblemi il primo dell'organo sessuale femminile e il secondo dell'elemento Terra; in esso dorme Kundalini. Il loto presenta quattro petali. Il suo Mantra-seme è Lam, La divinità preposta a questa ruota è Brahma, la sua energia vitale prende il nome di Savitri o sposa del creatore.
    Il chakra della radice è posizionato approssimativamente fra gli organi genitali e l'ano, nella zona chiamata perineo, ed è collegato alla base della spina dorsale. È di colore rosso ed ha soltanto una metà o polo. È orientato verticalmente con l'apertura dell'imbuto che indica verso la Terra. È il chakra da cui la coscienza entra nel corpo fisico al momento della nascita. Questo chakra influenza la vescica ed il retto, gli organi della riproduzione e parte delle funzioni del sistema nervoso e circolatorio. Produce un senso di armonia fisica e mentale in rapporto alla natura; rafforza la vitalità sessuale, la capacità di adattamento al mondo e di sopravvivenza, soddisfa i bisogni primordiali quali il cibo, l'acqua, l'aria, il riparo. Poiché ha solo un polo, tende ad essere un po' più grande degli altri chakra. È il chakra con cui vengono assorbite le energie della Terra e scaricate al suolo le energie eccedenti.

    Svadhisthana Chakra

     Il Svadhishthana. Ha come simbolo geometrico la falce di luna racchiusa in un cerchio, emblema dell'elemento Acqua; i petali del loto sono sei. La divinità preposta è Varuna, la sua energia vitale o Shakti è Sarasvati.
    Il chakra sacrale è situato circa tre dita sotto l'ombelico, al centro del corpo nella parte anteriore e vicino all'osso sacro nella parte posteriore. È di colore arancione, è bipolare ed è orientato orizzontalmente. Questo chakra influenza la digestione e l'assorbimento a livello intestinale, la secrezione dei succhi gastrici, gli ormoni, le funzioni riproduttive e tutte le questioni di carattere sessuale, la salute dell'apparato urogenitale, l'espressione della sessualità e dei problemi inerenti la libido. Inoltre si collega alla capacità propria della persona di soddisfare le esigenze legate alla sopravvivenza.

    Manipura Chakra

     Il Manipura o Chakra del Plesso Solare. Ha come simbolo geometrico il triangolo equilatero, emblema dell'elemento Fuoco. I petali del loto sono dieci. Il Mantra-seme è Rang, la sua energia vitale è Bhadrakali.
    Il chakra del Plesso Solare è situato nel centro del tronco, nella zona del diaframma (due cm sopra l'ombelico) ed è approssimativamente alla stessa posizione nella parte posteriore. È di colore giallo, è bipolare ed orientato orizzontalmente. Questo chakra influenza gli organi addominali: produce poteri fisici e mentali, tra cui una capacità non comune di controllo sui movimenti fisici e facoltà psichiche straordinarie, che richiedono un buon coordinamento tra tutti i movimenti corporei. Influenza i problemi legati alla salute, all'energia ed all'azione fisica ed anche all'immunità dalle malattie. Inoltre è collegato direttamente con la propria capacità di prendersi cura di sé stessi.

    Anahata Chakra

     Il Anahata Cakra. Ha come simbolo geometrico il doppio triangolo incrociato, emblema dell'armonizzazione di fuoco, acqua, terra e aria. I petali del loto sono dodici. Il Bija-Mantra è Vam, la divinità è Isana e la sua energia vitale è Bhuvanesvari.
    È situato approssimativamente al centro della cassa toracica, nello stesso livello del muscolo cardiaco e allo stesso punto nella parte posteriore. È di colore verde o rosa, è bipolare ed è orientato orizzontalmente. Questo chakra influenza il cuore e la circolazione; ricarica energicamente il sangue ed i fluidi corporei; agisce anche sul respiro e sulla digestione. Governa tutta la circolazione energetica del corpo. Produce emozioni, come amore e comprensione verso gli altri, sensibilità verso l'ambiente esterno, ma anche avversione, timore, gioia, accettazione, pietà, bontà, il dare ed il ricevere ed in generale il prendersi cura della vita (umana, animale, vegetale).

    Vishudda Chakra

     Il Vishuddha Cakra o della "purificazione". Ha come simbolo geometrico il triangolo equilatero nel quale è inscritto un cerchio, emblema dell'elemento Etere (Akasa). Il Mantra-seme è Ham. La divinità preposta è Sadasiva e la sua energia vitale è Sakini.
    Il chakra della gola è situato nel punto di mezzo tra la mandibola e la base della gola, circa due dita sopra la clavicola, e alla posizione opposta nella parte posteriore. È di colore blu indaco o azzurro, è bipolare ed è orientato orizzontalmente. Questo chakra influenza il respiro e la modulazione della voce, il movimento della lingua, la produzione della saliva e le funzioni relative ai bronchi. Produce capacità espressive e chiare dell'intelletto, logiche ed espressioni artistiche. Dato che è collegato alle ghiandole ed alle strutture del collo e della gola, questo chakra è collegato intimamente con i tessuti e le ghiandole linfatiche, e quindi alla naturale capacità del corpo di auto-guarirsi. Gli squilibri in questo chakra si manifesteranno come difficoltà di comunicare efficacemente le proprie idee e sentimenti, e di accettare i punti di vista altrui. Di solito le persone con un chakra della gola poco aperto hanno una voce molto debole.

    Ajna Chakra

     Il Ajna Chakra. Ajna è gerarchicamente uno fra i più elevati dei chakra; in questa ruota è anche contenuto il Manas; sui petali del loto vi sono le lettere Ham e Ksam; esso contiene la rappresentazione della sacra sillaba Om, sintesi di tutti i Mantra. La divinità preposta è Shambhu e la sua Shakti è Siddha-Kali.
    È anche conosciuto in occidente come "chakra del terzo occhio" ed è situato nello spazio tra le sopracciglia ed esattamente all'opposto nella parte posteriore della testa. È di colore blu scuro o viola, è bipolare ed è orientato orizzontalmente. Influenza il mesencefalo, dove vengono assorbiti tutti gli stimoli nervosi per potere essere inviati a tutte le altre parti del cervello (per cui il mesencefalo dà energia a tutta la regione del capo). Produce il controllo della coscienza e delle reazioni fisiche, purificazione e trasformazione dei pensieri in forme di giudizio più raccolto, con la graduale diminuzione delle percezioni sensoriali. Gli squilibri qui si manifesteranno attraverso incubi, fenomeni psichici eccessivi o sgradevoli, mancanza completa di sogni, mancanza di creatività, problemi agli occhi ed alle orecchie.

    Sahashrara Chakra

     Il Sahashrara o "dei Mille Petali". È anche chiamato Chakra della Corona, ha nel suo cuore un loto più piccolo a dodici petali in cui è inscritto il triangolo chiamato Kamakala, che simbolicamente raffigura la sede della Shakti Suprema, cioè la Forza Cosmica non individualizzata. Nei mille petali del loto sono contenute tutte le lettere dell'alfabeto sanscrito.
    Il chakra della corona è situato nella parte superiore del cranio (la "fontanella") estendendosi sino a molti centimetri oltre la testa, ed ha un solo polo. È di colore bianco o dorato ed è orientato verticalmente con il relativo imbuto che indica verso il cielo. Questo chakra influenza la corteccia cerebrale e vari tipi di coscienza, compresa l'unificazione della facoltà spirituali, mentali, fisiche. Produce un'espansione della coscienza verso lo sviluppo di una coscienza universale e la riduzione del pensiero egocentrico. Questo può essre denominato anche come "chakra ipnotico" produce incubi, disturbi mentali, ultrasuoni che confondono la persona che si desidera. Questo tipo di chakra è uno dei più sviluppati e ci vuole una forza interiore molto ampia. Se si riesce a controllarlo si è dotati di una forza spirituale superiore alla norma la quale potrebbe essere fatta fuoriuscire sotto forma di energia visibile all'occhio umano.

    Chakra e colori

    Chakra e colori
    Muladhara rosso
    Svadhisthana arancione
    Manipura giallo
    Anahata verde
    Visuddha azzurro
    Ajna indaco
    Sahasrara bianco

    Amuleti

    Amuleti


    Per amuleto si intende un qualunque oggetto utilizzato per superstizione, credendolo un "difensore" da mali o pericoli o per propiziarsi la fortuna. L'etimologia della parola è incerta. Potrebbe derivare dal latino a-molior (allontanare, tener lungi), o dal greco amulon, un "specie di focaccia" che si soleva offrire sugli altari o sulle tombe per rendersi propizi gli dei e gli spiriti dei trapassati. Sinonimo di "amuleto" è anche la parola talismano, che deriva dall'arabo telsaman (o tilsaman), "figura magica" o "oroscopo", che gli arabi presero dal greco telesmena, "cose consacrate", nome dato alle statue delle divinità pagane consacrate con operazioni di teurgia nel Basso Impero, che furono considerate come malefiche (nel XVI secolo si indicarono "talismani" i sacerdoti idolatri e i mussulmani).

    Gli amuleti includono: gemme o semplici pietre, statue, monete, illustrazioni, pendenti, anelli, piante, animali, ecc.; anche frasi pronunciate in alcune occasioni: per esempio vade retro Satana (dal latino, "va indietro, Satana"), per cacciare il diavolo o la cattiva sorte. I primi amuleti utilizzati dagli uomini primitivi - per lo più cacciatori - venivano ricavati da ossa, denti o corna di animali, e davano al possessore un senso di sicurezza e fiducia nel proprio destino.

    Gli amuleti nel mondo

    Gli amuleti variano considerevolmente a seconda del loro periodo storico e posto d'origine. Tuttavia, nei vari tipi di società, gli oggetti religiosi vengono comunemente utilizzati come amuleti, siano questi la figura di un dio o semplicemente alcuni simboli che rappresentano le divinità (quali la croce per i cristiani o "l'occhio di Horus" per gli antichi Egizi). In Thailandia si può vedere la gente comune con più di un Buddha che pende dal collo; in Bolivia e in alcune zone dell'Argentina il dio Ekeko fornisce una "protezione standard", offrendogli almeno una banconota per ottenere fortuna e benessere.

    Ogni segno zodiacale ha una gemma corrispondente che funge da amuleto, ma queste pietre variano secondo le differenti tradizioni.

    Un'antica tradizione cinese insegna a catturare un grillo vivo e tenerlo in una scatola di vimini per attirare la buona sorte (questa tradizione si estende anche alle Filippine). Sempre in Cina si possono spargere le monete sul pavimento per "attirare" il denaro; il riso, inoltre, ha una reputazione come elemento portante di buona fortuna.

    Controversie possono nascere per quanto riguarda le tartarughe e il cactus: alcuni li considerano favorevoli, mentre altri ritengono che siano ostacoli all'interno della casa.

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    Sin dal Medioevo, nella cultura occidentale, il pentagramma, o "stella a cinque punte" (il numero 5 rappresenta l'uomo, il microcosmo) è stato considerato come talismano per attirare soldi o amore, per proteggere contro l'invidia, la sfortuna o altre disgrazie. Anche il pentacolo (dal greco Panta, che significa tutto, universale e Kleos che significa azione gloriosa) è conosciuto come un "potente" amuleto, utilizzato nelle invocazioni e negli scongiuri contro gli spiriti. Altri simboli, come i "quadrati magici" o i segni cabalistici, sono stati utilizzati sia come segni positivi che negativi.

    Per quanto riguarda la tradizione ebraica, l'uso di amuleti è molto interessante: in molti musei esistono esempi di amuleti dell'era di Salomone. Un amuleto poco conosciuto, ma molto utilizzato nella tradizione ebraica, è il kimiyah o "testo dell'angelo". Si tratta dei nomi degli angeli, o alcune frasi della Torah, scritte su pergamene quadrate da scrivani rabbinici. La pergamena è custodita in un contenitore d'argento ed è portata direttamente sul corpo. È impressionante notare quanto siano simili le tradizioni riguardo gli amuleti, tra ebrei e buddisti.

    In Africa e nei Caraibi, credenze religiose come Voodoo, Umbanda, Quimbanda e Santería utilizzano spesso disegni come amuleti; queste religioni, inoltre, tengono conto del colore della fiamma delle candele, perché ogni colore caratterizza un effetto differente dell'attrazione o della repulsione.

    Profumi ed essenze (come incenso, mirra, ecc.) sono utilizzati allo scopo diattrarre o respingere.

    Le leggende popolari hanno spesso attribuito "poteri magici" a insoliti oggetti, come la placenta o il piede del coniglio; il possesso di questi oggetti rafforzava le abilità magiche dei loro proprietari.

    In Europa centrale la gente credeva che l'aglio o un crocifisso tenesse lontani i vampiri

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    Gli antichi egizi avevano molti amuleti che utilizzavano per occasioni e necessità differenti; spesso rappresentavano figura di un dio o l'Ankh, una croce ansata che rappresentava il simbolo della vita eterna, e l'Udjat, l'occhio di Horus simbolo di rigenerazione. Anche la figura dello scarabeo, rappresentante il dio Khepri, è diventata un comune amuleto, e anche nel mondo occidentale ha trovato molti "sostenitori".

    Per gli antichi scandinavi, anglosassoni e tedeschi (ma anche per alcuni credenti neopagani) il simbolo runico Eoh protegge dalla malvagità e dalla stregoneria; in alcuni paesi il rune non-alfabetico, che rappresenta il martello di Thor, offre protezione contro i ladri.

    Dagli antichi Celti deriva la credenza che il trovare un trifoglio con quattro foglie, sia segno di buona fortuna. Anche i coralli e il ferro di cavallo sono considerati dei portafortuna.

    In India, il suono di piccole campane mosse dal vento o appese sopra porte o finestre, fanno fuggire gli spiriti maligni.

    Il buddismo ha un'antica tradizione di talismani. Nel secondo secolo dopo Cristo, i Greci hanno cominciato ad intagliare le immagini reali del Buddha che venivano vendute ai nativi dell'India. Nel primo periodo del buddismo, poco dopo la morte del Buddha nel 485, erano di uso comune amuleti con simboli buddisti (ad esempio le orme del Buddha).

    Un altro aspetto degli amuleti si collega con la demonologia e l'idolatria del demonio: l'uso della croce capovolta o del pentagramma invertito sono necessari per mettersi in comunicazione con i demoni.

    I cristiani copti usavano tatuaggi come amuleti protettivi; i Tuareg li usano ancora, così come gli aborigeni canadesi, che portano il totem del loro clan tatuato sul corpo. La maggior parte dei laici buddisti tailandesi sono tatuati con immagini sacre buddiste, e anche i monaci utilizzano questa pratica di protezione spirituale. L'unica regola, come per i talismani ed gli amuleti ebrei, è che tali simboli possono essere applicati soltanto alla parte superiore del corpo, fra la parte inferiore del collo ed il girovita.

    commenti

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    Cerchi nel Grano

    La vicenda dei cerchi nel grano comincia sulla fine degli anni 70 nell'Inghilterra meridionale. Grandi fino a venticinque metri di diametro oppure piccoli come una ruota, questi misteriosi cerchi comparivano di notte, durante l'estate, e al loro interno le spighe erano piegate a spirale e non spezzate. Ci si accorse della loro presenza solo a partire dal 1980. Quando i giornali cominciarono a parlarne, i cerchi aumentarono progressivamente di numero (da 3 nel 1980 a 700 nel 1990) e cominciarono a presentare forme sempre più complesse. Non più semplici cerchi, ma cerchi collegati tra di loro, con tratti rettilinei, corone e appendici varie; triangoli, rettangoli e speroni combinati in modo da creare degli elaborati e spettacolari "pittogrammi", come vennero definiti.
    Immediatamente, furono avanzate ipotesi di ogni tipo dai "cereaologi" - così, infatti, si facevano chiamare gli esperti nei cerchi di grano: "Campi di forza", "vortici di plasma" e, naturalmente, "tracce di UFO". Due di questi esperti in particolare, Pat Delgado e Colin Andrew, sostenitori dell'ipotesi ufologica, divennero i più noti studiosi di cerchi e pubblicarono una serie di libri che li resero ricchi.

    Nel luglio 1990, diversi gruppi di volontari appartenenti al VECA (Voyage Etude Cercles Angles), un'associazione di ufologi francesi, si appostarono sulle colline di Westbury, uno dei luoghi a più alta concentrazione di cerchi, per vari giorni con la speranza di essere testimoni della nascita di un cerchio. Una notte si notò del movimento e furono effettuate delle riprese con una telecamera agli infrarossi. Il giorno dopo si scoprirono nuovi cerchi, ma la telecamera rivelò che erano stati presenti degli esseri umani nel campo.
    L'ipotesi che si trattasse di una burla cominciò a circolare, ma fu costante mente respinta da esperti come Delgado e Andrew come impossibile. Questo nonostante un gruppo del VECA fosse riuscito a dimostrare come fosse possibile entrare in un campo di grano e realizzare un cerchio con un rullo da giardiniere. Nel settembre 1991 Delgado fu invitato dal quotidiano inglese Today a ispezionare un nuovo cerchio misteriosamente comparso. L'esperto esaminò il grano con cura ed esclamò entusiasta: "Questo è senza dubbio il momento più bello della mia ricerca. Nessun essere umano può avere realizzato un'opera simile!"
    A quel punto il colpo di scena: i giornalisti gli presentano due pensionati inglesi, David Chorley e Douglas Bower, che quella stessa mattina avevano realizzato il disegno, usando delle corde e un paio di bastoni, sotto gli occhi attenti dei giornalisti. Delgado resta senza parole.
    I due pensionati, che sono riusciti nell'impresa di realizzare una delle più grandi beffe del secolo, si erano recati il giorno prima negli uffici del Today per rivelare che gli autori della maggior parte dei cerchi realizzati da dieci anni a quella parte erano stati loro.
    Tutto era cominciato una sera d'estate, a metà degli anni settanta, a Cheesefoot Head, vicino a Winchester. Doug Bower, da tempo interessato al fenomeno UFO, disse a Dave Chorley che mentre si trovava in Australia aveva sentito una storia su un UFO che sarebbe disceso a Queensland e avrebbe lasciato un segno circolare nell'erba. Indicando un campo di grano adiacente, Bower chiese: "Cosa pensi che succederebbe se creassimo un'impronta laggiù? Di sicuro qualcuno suggerirebbe che vi è atterrato un disco volante". Subito dopo i due presero una barra d'acciaio ad L e, camminando lungo le tracce del trattore, si infilarono nel campo dove realizzarono il loro primo cerchio.
    Piantarono l'estremità più corta della barra nel terreno e, usandola come perno, iniziarono a farla ruotare, avanzando carponi, finché, nel giro di quaranta minuti, ottennero un cerchio di circa nove metri di diametro.
    La prima estate fecero una dozzina di cerchi e così fecero ancora le estati seguenti, ma nessuno sembrava accorgersene. Sul finire dell'estate del 1979, stavano quasi per abbandonare tutto. Vollero comunque tentare ancora una volta, nell'estate del 1980, quando decisero di fare i cerchi solamente dove avrebbero potuto essere visti, cioè sulle pendici di colline o in prossimità di strade sopraelevate.
    E così fu: i cerchi furono notati e attirarono l'attenzione dei vari esperti che cominciarono a formulare le loro ipotesi sempre più straordinarie.
    Nel 1988 i cerchi furono più di 50, solo 30 nel 1989, ben 232 nel 1990 e 181 nel 1991, l'anno in cui la beffa fu svelata.
    Bower e Chorley furono imitati da altri buontemponi, che occasionalmente realizzarono dei cerchi anche in altri paesi. Ma si trattò più che altro di imitazioni sporadiche. La patria dei cerchi resta la Gran Bretagna, dove questa pratica è continuata ed è diventata quasi una forma d'arte simile nella sua filosofia ai graffiti. Uno dei più prolifici autori di cerchi, Jim Schnabel, ha scritto addirittura un libro sulla sua carriera "artistica"; mentre nel 1992 si è tenuto addirittura un concorso, a West Wycombe Bucks, per "creatori di cerchi" capaci di realizzare le forme più intricate e incredibili.
    Per un gruppo di artisti/burloni inglesi (vedi: http://www.circlemakers.org) realizzare disegni nel grano è diventata addirittura una professione! Per questo motivo sono ingaggiati da aziende perchè realizzino insoliti disegni al fine di pubblicizzare determinati prodotti. Altre volte sono giornali e tv a chiedere loro di produrre disegni: il triangolo impossibile qui riprodotto fu realizzato dai Circlemakers il 29 luglio 1999 per conto del Daily Mail.


    L'esperimento del CICAP

    Eppure, fino a poco tempo fa, schiere di ufologi erano pronti a giurare che nessun uomo avrebbe potuto realizzare simili disegni. Inoltre, costoro sostenevano che, anche se fosse possibile, realizzare tali disegni ciò richiederebbe molto tempo; infine, dicevano, eventuali burloni non potrebbero non lasciare una traccia evidente del loro passaggio nel grano, visto che le spighe crescono molto fitte e sembrerebbe impossibile non schiacciarle camminandovi in mezzo. Per costoro, la spiegazione più probabile era quella extraterrestre: o tracce dell'atterraggio di astronavi aliene, oppure messaggi che gli alieni disegnerebbero nel grano per comunicare con noi.
    Ebbene, qualche tempo fa al CICAP abbiamo voluto verificare la cosa in prima persona grazie a un'occasione offertaci dal mensile Focus. Interessati quanto noi alla teoria dello scherzo, gli amici di Focus si sono offerti di sponsorizzare l'operazione e di rimborsare il proprietario del campo a cui avremmo inevitabilmente danneggiato parte del raccolto.
    Cominciammo dunque a guardarci intorno per cercare un campo adatto e furono Andrea e Marino Franzosi a trovarlo, nei pressi di Adria, in provincia di Rovigo, grazie alla disponibilità dell'Azienda agricola Vendemmiati.
    Luigi Garlaschelli, che aveva già avuto un'esperienza di questo tipo realizzando un cerchio nel grano diversi anni fa (Ibid.), si preoccupo' di procurare tutto il materiale necessario e di coordinare i lavori.
    Innanzitutto, è stato fatto un disegno sulla carta dell'immagine che volevamo ottenere; quindi, ci siamo messi al lavoro. La prima cosa che si scopre è che camminando lungo i solchi lasciati nei campi dal trattore è possibile inoltrarsi all'interno senza lasciare tracce. Per realizzare il disegno, è sufficiente piantare un paletto nel terreno, legarvi una corda e girare in tondo per delimitare il perimetro del primo cerchio (che misurava circa 20 metri). Poi, con un rastrello si abbassano le spighe all'interno del cerchio: anche qui, abbiamo scoperto che le spighe non si spezzavano, ma si piegavano docilmente. Per le linee che collegano i cerchi, fu sufficiente tendere le corde e abbassare le spighe tenendosi vicini alle corde. Nel giro di un'ora, avevamo terminato il nostro disegno nel grano (vedi foto in bianco e nero - l'intera operazione è documentata sul numero di luglio 1999 di Focus).

    Non sono mancate le inevitabili proteste da parte degli ufologi più fanatici perchè il nostro disegno aveva qualche sbavatura qui e là: il fatto è che se anche noi avessimo la possibilità (e la voglia!) di realizzare 40/50 disegni ogni estate, come fanno gli artisti inglesi (alcuni dei quali sono addirittura nostri amici), questi piccoli difetti scomparirebbero rapidamente. Non volevamo certo dimostrare che tutti i cerchi che si manifestano sono fatti così, ma quello che è certo è che abbiamo dimostrato per la prima volta, anche in Italia, che due persone, armate solo di una corda, un piolo e un rastrello potevano realizzare, nel giro di un'ora, una figura complessa come quelle che si vedono nei tanti libri di "misteri". Con buona pace di tutti coloro che continuano a ritenere l'impresa impossibile...

    Le ultime affermazioni

    Più recentemente, hanno avuto risonanza alcune affermazioni secondo cui i cerchi avrebbero presentato caratteristiche insolite, non presenti in quelli realizzati "artigianalmente" dagli scettici. In particolare, un fisico olandese, Eltjo Haseloff, avrebbe riscontrato anomalie nel campo magnetico e ritrovato ossido di ferro.
    Ancora una volta il mensile Focus ha voluto vederci chiaro e ha condotto un'indagine sul posto non appena si è avuta notizia della comparsa dei primi cerchi di grano in Inghilterra: sono così stati raccolti campioni poi inviati ai laboratori delle università di Milano e Bologna. Obiettivo: ripetere proprio le osservazioni di Haslehoff e di un altro studioso, il biofisico William Levengood. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Focus n. 106: anche nei cerchi esaminati sono state trovate particelle di ferro con silicio, manganese, alluminio e altri elementi, anche di forma sferica, ma in una misura normale. La radioattività non era significativa, anzi in alcuni campioni addirittura al di sotto della soglia normale. E perchè le piante all'interno dei cerchi presentavano più vitalità rispetto a quelle esterne? La ragione è che le piante piegate cercano di reagire e, oltretutto, ricevono più luce che stimola la fioritura. Per quanto riguarda i semi: sono stati analizzati a Milano, senza riscontrare differenze fra quelli delle piante interne ai cerchi rispetto a quelle al di fuori. E i famosi rigonfiamenti che Levengood ha riscontrato nelle piante colpite dal fenomeno? Sono presenti anche nei campioni esaminati a Milano: il punto è che queste piante sono state "strapazzate", probabilmente, da qualcosa di meccanico.

    Insomma, i cerchi nel grano sono ancora un fenomeno misterioso? E' stato dimostrato che li si può rifare con poco sforzo da chiunque; esistono persone che lo fanno di mestiere e altre per diletto e lo hanno dimostrato più volte; non sono state rilevate differenze rilevanti tra i cerchi fatti da burloni dichiarati e quelli realizzati da "ignoti"; le ricerche sulle presunte anomalie non possono considerarsi probanti (anche perchè non sono mai stati pubblicate su riviste scientifiche internazionali di chiara fama, quali Nature o la Physical Review, ma solo su bollettini marginali)... Nonostante tutto ciò, c'è ancora chi si ostina ad accusare gli scettici di chiusura mentale. A questo punto, tutte le prove esaminate portano a concludere che i cerchi sono esclusivamente opera umana; chi sostiene il contrario, è cioè che la loro origine sia paranormale, ufologica o dovuta a fenomeni naturali finora sconosciuti, se vuole essere creduto deve portare prove convincenti a sostegno delle proprie affermazioni .

    ODINO


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    ...accetto anche critiche,

    ma vi prego di non offendere.

    Grazie

    da

    Shadow



    Banshee

    Banshee

    http://www.clubdesmonstres.com/banshee.jpg


    La banshee è una creatura leggendaria dei miti irlandesi. Fa parte del piccolo popolo ed è uno spirito che spesso viene classificato tra quelli maligni, anche se in realtà nelle antiche leggende viene descritto semplicemente come uno spirito femminile che si aggira attorno a paludi e fiumi, nelle sorgenti o nelle colline d'Irlanda. Il termine Banshee deriva infatti da Bean si che significa "donna delle colline". Il suo aspetto si identifica più che altro negli occhi sempre arrossati per via delle lacrime, che versa sulle tombe di coloro che amava.

    Si dice che quando muore un membro di una qualche famiglia importante, la banshee che protegge la famiglia pianga e si disperi, rilasciando il suo terribile grido di dolore per le valli Irlandesi. A volte però le grida sono di vittoria, quando quella che ha subito la perdita è una famiglia nemica.

    Le banshee non si mostrano mai agli esseri umani, con l'eccezione di coloro che sono prossimi alla morte e a cui giunge tale presagio. È probabilmente questa la ragione per cui dopo l'VIII secolo vengono classificate tra gli esseri malvagi.

    La banshee più famosa si chiamava Aibhill e proteggeva gli O'Brien. Stando alla leggenda, nel 1014 il re Brian Boru si gettò nella battaglia di Clontarf pur sapendo di andare incontro a morte certa, dal momento che la notte precedente Aibhill gli era apparsa mentre lavava i panni dei soldati finché l'acqua non si tingeva completamente del colore vermiglio del sangue.

    Nella tradizione fantasy moderna, dove gli elementi caratteristici delle mitologie antiche e delle tradizioni folkloristiche a volte subiscono delle mutazioni ad opera del passaggio del tempo e delle contaminazioni fra opere letterarie (o di qualsiasi altro tipo) diverse, la banshee viene spesso rappresentata come uno spirito urlante, non necessariamente malvagio, il cui grido ha la capacità di uccidere all'istante. Talvolta è associata alla razza egli elfi o similari.

    moti lunari

    Moti lunari

    La Luna, essendo soggetta alle leggi della meccanica celeste come tutti gli altri corpi del sistema solare, compie un moto di rotazione attorno al proprio asse ed un moto di rivoluzione attorno alla Terra descrivendo un'orbita che risulta inclinata rispetto all'eclittica di circa 5 gradi.

    Moto di rivoluzione lunare

    Durante l'orbita attorno alla Terra, la Luna presenta una velocità orbitale variabile in maniera inversamente proporzionale alla distanza dal nostro pianeta (il cui valore medio ammonta a 384400 km). Ragion per cui avremo un minimo ed un massimo della velocità orbitale, a seconda che essa si trovi rispettivamente all'apogeo (il punto più lontano dalla Terra) od al perigeo (il punto più vicino alla Terra).

    Nodi lunari, apogeo, perigeo

    La direzione è da Ovest verso Est, mentre per il moto apparente del cielo, a causa della contemporanea rotazione della Terra nello stesso verso, la Luna sembrerà come trascinata dalla volta celeste in senso contrario, e perciò da Est verso Ovest. Tutto ciò si traduce in realtà in uno spostamento medio diurno, verso Est e rispetto alla sfera celeste, di circa 13°, che conseguentemente causerà un ritardo degli istanti di levata e tramonto pari a quasi 50 minuti.

    Moto di rotazione lunare e librazioni lunari

    La Luna compie inoltre una rotazione attorno al proprio asse, ma grazie alla perfetta sincronia fra questo movimento ed il suo moto di rivoluzione, essa volgerà sempre la stessa faccia verso la Terra, a causa delle reciproche interazioni gravitazionali. Praticamente è come una persona che girando attorno ad un tavolo mostra sempre lo stesso lato, compiendo alla fine un giro su se stessa.

    Rotazione lunare sincrona

    Tuttavia la parte visibile non è come si potrebbe pensare limitata alla metà del globo lunare, ma allargata ad un 10% in più della superficie. Questo grazie al fenomeno delle librazioni, praticamente delle oscillazioni del corpo lunare che agiscono sia in longitudine che in latitudine. Nel primo caso, a causa della differente velocità orbitale, saranno visibili di volta in volta delle porzioni oltre i lembi orientale ed occidentale, mentre nel secondo caso, vista l'inclinazione dell'asse, saranno visibili alternativamente ora il polo Nord ed ora il polo Sud.

    Principali periodi lunari

    • Mese Siderale - la durata del periodo di rivoluzione che ammonta a 27,3 giorni;
    • Mese Sinodico (o lunazione) - l'intervallo di tempo compreso fra due fasi uguali che è pari a 29,5 giorni;
    • Mese Draconico - l'intervallo di tempo compreso fra due successivi passaggi allo stesso nodo orbitale, che è pari a 27,2 giorni;
    • Mese Anomalistico - il periodo compreso fra due successivi passaggi al perigeo che è uguale a 27,5 giorni.

    fasi lunari

    Fasi lunari

    A seconda della posizione lungo la propria orbita la Luna è vista da ogni località della Terra con angolazioni diverse, e così la sua superficie appare completamente, parzialmente o per niente illuminata dalla luce solare diretta.

    Partendo infatti dalla fase di Luna Nuova essa inizia a mostrare la classica falce che cresce ogni giorno sino a diventare un disco nella fase di Luna Piena, per cominciare quindi a decrescere successivamente sino ad annullarsi nuovamente in una Luna Nuova.

    Fasi lunari

    Ciclo delle fasi lunari

    L'intero ciclo delle fasi lunari, praticamente l'intervallo di tempo compreso fra due fasi uguali, dura circa 29,5 giorni è viene chiamato anche periodo sinodico o lunazione. Esso si compone di quattro fasi principali, separati a loro volta da altrettanti momenti intermedi che in successione vengono definiti:

    • Luna Nuova - La Luna si trova nella stessa direzione del Sole (congiunzione), e perciò tramonta e sorge con esso. Non è visibile, essendo occultata dall'intensa luce solare, anche se nei giorni immediatamente precedenti o seguenti, quando essa mostra una esile falce, è debolmente illuminata dalla luce cinerea ossia dai raggi solari riflessi dal nostro pianeta. Ha un'età di 0 giorni.
    • Luna Crescente - La Luna mostra un disco parzialmente illuminato per meno della metà che è rivolto verso Ovest.
    • Primo Quarto - A 90° dal Sole verso Est (quadratura), la Luna sorge e tramonta 6 ore dopo di esso mostrando mezzo emisfero illuminato che si trova rivolto verso Ovest. L'età è di 7,4 giorni.
    • Gibbosa Crescente - La porzione di disco illuminato ammonta ad oltre la metà.
    • Luna Piena - Dalla parte opposta al Sole (opposizione), la Luna è completamente illuminata. Sorge e tramonta in maniera opposta al Sole, ossia con una differenza di 12 ore (180°), ed ha un'età di 14,7 giorni.
    • Gibbosa Calante - Il disco lunare appare illuminato per oltre metà, ma in fase decrescente.
    • Ultimo Quarto - Il nostro satellite sta per completare il giro, si trova infatti nuovamente a 90° dal Sole, ma questa volta verso Ovest, per cui sorge e tramonta 6 ore prima. L'emisfero illuminato volge ad Est ed ha un'età pari a 22,1 giorni.
    • Luna Calante - La frazione illuminata del disco lunare continua a decrescere mostrando ancora una piccola parte che si trova rivolta verso Est.

    Ciclo delle fasi lunari

    Da ricordare inoltre come dall'età della luna alle ore zero del primo gennaio, valore che viene chiamato epatta, si ricavi la data della Pasqua e di tutte le altre feste religiose ad essa collegate, e che la parte illuminata è separata dall'altra, durante le fasi parziali, da una linea detta terminatore dove i raggi solari, a causa dell'angolo d'incidenza molto piccolo, fanno risaltare tutti i particolari della superficie.

    cielo

    Cielo - Osservazione e dinamica della volta celeste

    Lo studio dell'astronomia parte necessariamente dall'analisi di quella immensa cupola che ci sovrasta e che viene chiamata anche cielo, firmamento o più semplicemente volta celeste. Osservarla e saperne esaminare le caratteristiche sono i primi passi da compiere per decifrare ogni singolo aspetto dell'universo.

    Tutto ciò sembrerebbe comunque un'impresa ardua e riservata solo a coloro che riescono a scandagliare ogni più recondito segreto celeste grazie all'ausilio di costosi strumenti ottici. Ma se questo è vero per gli oggetti del cielo profondo, non lo è altrettanto per iniziare a conoscere i fenomeni ed i corpi celesti più comuni e le relazioni che questi hanno con la nostra vita di tutti i giorni. Basta pensare che gli astronomi dell'antichità riuscirono in questo intento esclusivamente con l'ausilio di un solo strumento: l'occhio.

    Introduzione all'osservazione celeste

    Ad occhio nudo infatti è possibile osservare le stelle più luminose e quindi, mediante l'aiuto di mappe celesti e planisferi, individuare le diverse costellazioni visibili a seconda della latitudine, della stagione e dell'ora d'osservazione.

    Un primo passo da compiere sarà allora quello di localizzare l'Orsa Maggiore, e quindi tracciando una retta immaginaria passante per le stelle Merak e Dubhe di questa costellazione, rintracciare l'Orsa Minore e la Stella Polare la quale giace in prossimità del polo Nord celeste.

    Stella polare

    Queste due costellazioni costituiranno un primo punto di partenza per individuarne altre come Cassiopeia, l'Auriga ed il Dragone, e quindi lanciarsi nella ricerca delle costellazioni visibili a seconda della stagione: Pegaso e l'Acquario che campeggiano alte nei cieli autunnali oppure Orione, i Gemelli, il Toro ed il Cane maggiore che dominano nei cieli invernali, od ancora il Leone e la Vergine che appaiono in primavera ed infine le costellazioni di Ercole, del Cigno, della Lira e dell'Aquila che risulteranno visibili insieme al profilo della Via Lattea nei cieli estivi.

    Orientamento

    Per orientarsi ci si avvale innanzitutto dei 4 punti cardinali (Nord, Sud, Est ed Ovest) che è possibile individuare partendo dalla stella polare per poi tracciare la verticale sull'orizzonte sino ad intersecarlo in un punto che indicherà il polo Nord, alla cui destra a 90° troveremo l'Est ed alla sinistra, sempre a 90°, l'Ovest. Dalla parte opposta invece a 180° il Sud.

    I punti cardinali: Nord, Sud, Est ed Ovest

    In alternativa è possibile osservare anche il tragitto apparente del Sole che passando al meridiano, approssimativamente a mezzogiorno del tempo civile, raggiunge la sua massima altezza sull'orizzonte proiettando quindi le ombre in direzione del Nord. Esso inoltre sorge e tramonta in due punti opposti i quali coincideranno rispettivamente con l'Est e l'Ovest all'epoca degli equinozi, all'incirca il 21 Marzo ed il 23 Settembre.

    Moto apparente del Sole

    Dinamica della volta celeste

    Tutte le stelle, apparentemente ferme ed immutabili tanto da meritarsi l'appellativo di stelle fisse, vengono trascinate da Est verso Ovest da una rotazione (moto apparente del cielo) contraria a quella della Terra ed imperniata attorno all'asse celeste, che farà loro descrivere delle traiettorie circolari che risulteranno essere parallele fra loro e concentriche ai poli celesti.

    Moto apparente del cielo

    La sfera celeste è però osservabile da un qualsiasi punto della superficie terrestre solo per metà essendo l'altra occultatata dal piano tangente al luogo d'osservazione l'orizzonte. Le traiettorie stellari appaiono infatti come due semicerchi situati uno sopra e l'altro sotto l'orizzonte per cui i punti di massima e minima altezza del percorso giornaliero di ogni stella vengono rispettivamente chiamati culminazione superiore e culminazione inferiore.

    Fanno eccezione le cosiddette stelle circumpolari che descrivendo dei cerchi completi attorno ai poli celesti non sorgono e non tramontano mai rimanendo sempre al di sopra dell'orizzonte fra il polo celeste visibile ed il cerchio di perpetua apparizione il quale dista dallo stesso polo di un angolo pari alla latitudine geografica del posto d'osservazione. Viceversa, le stelle distanti di un angolo di pari entità dall'altro polo celeste, quello invisibile, perchè sotto l'orizzonte, saranno occultate da quest'ultimo e delimitate quindi dal cerchio di perpetua occultazione.

    Stelle circumpolari

    terra

    Pianeta Terra

    Terzo pianeta in ordine di distanza dal Sole, la Terra si è formata 4,5 miliardi di anni fà insieme a tutti gli altri corpi che popolano il sistema solare. Essa ha una forma quasi sferica a causa delle differenti misure dei raggi polare ed equatoriale, che provocando uno schiacciamento in corrispondenza dei poli Nord e Sud, le conferiscono l'aspetto di un globo dalle estremità appiattite (geoide).

    Terra


    Caratteristiche generali

    Morfologicamente la Terra è formata da strati di diversi materiali e densità, che sono stati studiati con trivellazioni del sottosuolo, ma soprattutto osservando l'attività sismica e vulcanica propria del pianeta. Rilevamenti dunque che hanno portato alla luce la struttura interna, che a partire dall'esterno verso la parte centrale è così composta:

    • Crosta - ricca di minerali, rocce eruttive, silicati, spessa un centinaio di km, forma uno strato che si estende anche al di sotto degli oceani;
    • Mantello - la parte intermedia, sede della materia che fluisce verso l'esterno sotto forma di lava, in cui si trovano strati di ossidi, silicati e solfuri metallici;
    • Nucleo - ricco di nichel e ferro, e caratterizzato da un diametro di 6000 km circa e da una temperatura di oltre 1000°C, è lo strato più interno e denso a cui sembra possano ricondursi le proprietà del magnetismo terrestre.

    Struttura interna della Terra

    La sua superficie totale, che ammonta ad oltre 500 milioni di kmq (30% massa continentale - 70% massa liquida), la si può suddividere in due emisferi separati dall'equatore terrestre:

    • Emisfero Settentrionale o Boreale - detto anche continentale perchè composto in gran parte dalla terraferma;
    • Emisfero Meridionale od Australe - detto anche oceanico perchè composto per la maggior parte da oceani.

    Coordinate geografiche e cerchi di riferimento

    Ognuno degli emisferi terrestri può essere a sua volta suddiviso in porzioni tramite i seguenti cerchi di riferimento, i meridiani o linee di longitudine (circoli massimi passanti per i poli) ed i paralleli o linee di latitudine (cerchi paralleli all'equatore e perpendicolari all'asse terrestre), grazie ai quali è possibile rintracciare con precisione assoluta un qualsiasi punto sulla superficie terrestre conoscendo solo due valori:

    • Longitudine - si misura da 0 a 180° a partire dal meridiano fondamentale di Greenwich, località nei pressi di Londra, positivamente verso Est e negativamente verso Ovest;
    • Latitudine - compresa fra 0 e 90°, si conta a partire dall'equatore, positivamente verso il polo Nord e negativamente verso il polo Sud.

    Ai fini astronomici e climatici inoltre, quattro paralleli, i due tropici ed i due circoli polari, sono molto importanti perchè delimitano alcune zone della Terra che vengono denominate:

    • Zona Torrida - compresa fra il tropico del cancro ed il tropico del capricorno, i quali sono distanti dall'equatore 23,5° ciascuno, l'uno in direzione nord e l'altro in direzione sud;
    • Zona Temperata - compresa fra i tropici ed i circoli polari;
    • Zona Glaciale - compresa fra i poli ed i rispettivi circoli polari, che distano invece dall'equatore 66,5°.
    Sistema di coordinate geografiche

    Biosfera e Magnetosfera

    La Terra come sappiamo è l'unico pianeta del sistema solare ad essere caratterizzato dal fenomeno della vita, per cui possiamo distinguere in essa una "biosfera", a sua volta così suddivisa:

    • Litosfera - la parte solida e quindi i 5 continenti Eurasia (Europa ed Asia), America (America settentrionale, centrale e meridionale), Africa, Oceania (Australia e le isole dell'Oceano Pacifico) ed Antartide;
    • Idrosfera - la massa liquida composta da mari (mediterranei o interni e costieri) ed oceani (Atlantico, Pacifico ed Indiano);
    • Atmosfera - l'involucro gassoso che avvolge il nostro pianeta composto per il 78% da azoto, per il 21 % da ossigeno e per il restante 1% da argon, anidride carbonica ed altri gas.

    Oltre a queste esiste anche un'altra zona ancora più esterna e di natura ben diversa, la magnetosfera (definita anche come "fasce di Van Allen" dal nome dello scopritore), che ha la capacità di bloccare tutte le radiazioni cosmiche che giornalmente investono la Terra oltre a quella di interagire con le particelle del vento solare creando quei particolari fenomeni luminosi noti come aurore polari.

    Fasce di Van Allen

    universo

    Universo - Cenni di cosmologia

    Nel corso della storia diversi filosofi si sono posti il problema dell'origine e dell'evoluzione dell'universo, fornendo quasi sempre come soluzione, quella dell'esistenza di una entità infinita ed incommensurabile, spesso identificata con la nostra stessa galassia. L'ipotesi di una pluralità di universi-isola, fù invece postulata per la prima volta nel 18° secolo da E. Kant, secondo il quale il sistema solare era contenuto in un immenso contenitore di stelle (la Via Lattea), che insieme ad altre analoghe strutture popolavano l'intero cosmo.

    Ambedue le ipotesi furono ampiamente discusse dagli studiosi fino ai primi 20 anni del secolo scorso, finchè non arrivò la scoperta dello spazio extragalattico, ad opera di E. Hubble nel 1924, che dettando la parola fine sulla questione, disegnava l'immagine completamente nuova di uno spazio immenso e sconfinato suddiviso a sua volta in diversi "universi-isola", le galassie, ognuna delle quali composta da centinaia di miliardi di stelle ed altri oggetti celesti.

    Principio cosmologico

    Nasceva così la moderna cosmologia, una scienza dedita allo studio delle origini e dell'evoluzione dell'universo, la quale ci fornisce tuttora, la configurazione di un gigantesco sistema strutturato in livelli gerarchici. Partendo infatti dalla Terra, che non è un punto privilegiato, ma solo il nostro posto d'osservazione, arriviamo al Sole, e quindi al sistema solare, giungendo poi, attraverso la nostra galassia, agli ammassi di galassie ed ai superammassi, sino ad arrivare concettualmente ai "confini dell'universo", da dove questo appare in maniera isotropa ed omogenea, uguale in ogni direzione ed in ogni luogo (principio cosmologico).

    Universo


    Paradosso di Olbers

    Alla luce di queste considerazioni, nasceva allora l'esigenza di determinare se l'universo fosse o meno dotato di limiti. In passato infatti, è stato fatto rilevare da uno studioso del diciottesimo secolo, che se esso fosse infinito nel cielo dovremmo vedere un numero grandissimo di stelle sparse in ogni direzione e illuminanti a giorno la volta celeste. Oggi però sappiamo che non è così, la soluzione del "paradosso di Olbers" consiste infatti nel fatto che tutte le galassie si stanno allontanando fra di loro e che dunque facciamo parte di uno spazio in espansione.

    Legge e Costante di Hubble

    La prova di ciò la fornì ancora una volta Hubble, il quale aveva notato che nello spettro di alcune galassie osservate, le righe spettrali apparivano spostate verso il rosso in maniera tanto più marcata quanto esse fossero deboli (lontane). Tutto questo, noto anche come redshift, era dunque dovuto all'effetto doppler (causato dall'allontanamento della sorgente luminosa rispetto all'osservatore), ragion per cui nel 1929 pubblicò la legge che porta il suo nome (Legge di Hubble) e secondo la quale:

    tutte le galassie si allontanano fra loro con una velocità che è direttamente proporzionale alla loro distanza:

    V = H x D

    • V = velocità di allontanamento di una galassia in km/sec;
    • D = distanza misurata in megaparsec
    • H = costante di Hubble

    Allontanamento delle galassie

    La costante tuttora non è stata quantificata con esattezza, ma dividendo la velocità della luce per il valore calcolato dagli studiosi, si ottiene una distanza di circa 15 miliardi di anni-luce, appunto l'età dell'universo teorizzata dagli scienziati, che viene definita anche come orizzonte di Hubble.

    Ipotesi sull'espansione dell'universo

    Dunque un'universo in espansione che va sempre più mutando le proprie proprietà fisiche, divenendo meno denso e più freddo, anche se c'è da considerare ora la densità media della materia, che essendo maggiore, minore od uguale ad un valore cosiddetto critico, determinerebbe rispettivamente tre possibili configurazioni:

    • Chiuso - la quantità di materia rallenta e blocca la crescita dell'universo, facendolo richiudere poi su se stesso in un grande crollo, il Big Crunch;
    • Aperto - la materia non riesce a frenare la spinta primordiale, causando quindi una espansione all'infinito;
    • Piatto - con un valore esattamente uguale l'espansione sarebbe ancora infinita, ma in continuo rallentamento.
     

    Materia oscura

    Secondo le nostre attuali conoscenze nell'universo non c'è tanta materia quanta ne sarebbe sufficiente ad innescare la prima ipotesi, la densità di quella visibile viene infatti quantificata in circa il 2% di quella necessaria. Viene comunque vagliata la possibilità della sua esistenza sotto forma di materia oscura, invisibile, le prove sono fornite dalle galassie e dagli ammassi di galassie, i cui movimenti e le relative velocità sembrano derivare da effetti gravitazionali dovuti a quantità di materia ben maggiori di quelle sinora osservabili.

    Galassie

    Galassie

    Le galassie sono degli enormi contenitori di stelle, il cui diametro può essere di centinaia di migliaia di anni luce, che come delle vere e proprie isole nell'universo si trovano situate nello spazio a distanze enormi (miliardi di a.l.) le une dalle altre. A separarle solo immense quantità di pulviscolo intergalattico e materiale interstellare estremamente rarefatto.

    Galassia a spirale

                                                NGC 4414 - Credit: Hubble Heritage Team (AURA/STScI/NASA)-NSSDC

    Data la grandissima distanza che ci separa dalle più vicine, esse sono state scoperte solo negli ultimi tre secoli, anche se la certezza della loro esistenza la si è avuta solo nel 1924, grazie ad E. Hubble, che misurando la distanza di alcune cefeidi individuate nella galassia di Andromeda, ebbe la prova di come quest'ultima fosse situata nello spazio esterno ben al di là della Via Lattea. Prima di allora, infatti, quelle poche galassie che erano state scoperte venivano scambiate per stelle o nebulose, vista la mancanza di strumenti adeguati all'osservazione di oggetti così lontani.

    Protogalassie

    La nascita delle galassie è ancora avvolta nel mistero, ma sembra che esse traggano la loro origine per l'aggregazione della materia primordiale che, centinaia di milioni di anni dopo il Big-Bang, iniziò ad addensarsi in grandi nubi, le quali, a causa delle immense forze gravitazionali risultanti, cominciarono a contrarsi ed a ruotare attorno a se stesse dando vita alle "protogalassie". E' sicuramente in questo frangente, che le diverse velocità di rotazione condizionarono quelle che poi sarebbero risultate le forme finali di ciascuna delle galassie attuali.

    Classificazione delle Galassie

    Hubble infatti le distinse in base al loro aspetto ed alle loro dimensioni in gruppi omogenei, suddivisi a loro volta in sottogruppi:

    Classificazione delle galassie

    • Ellittiche - Hanno una forma ellissoidale con un nucleo molto intenso che si disperde verso l'esterno. Per la maggior parte sono composte da stelle di vecchia formazione;
    • Spirali - Dello stesso tipo della nostra galassia, si caratterizzano per il nucleo centrale, di forma quasi sferica, che si trova circondato da un alone da cui si dipartono i bracci a forma di spirale. In questo tipo di galassia coesistono stelle di tutte le età, anche se quelle più giovani sembrano trovarsi nel disco;
    • Barrate - Pressocchè uguali alle precedenti, differiscono solo per i bracci, che invece di essere a forma di spirale, sono collegati agli estremi di una barra centrale.

    Altri gruppi minori sono quelle irregolari, dalle forme prive di simmetria, e le lenticolari, una via di mezzo fra quelle ellittiche e quelle a spirali, che probabilmente hanno perso la forma originaria per l'interazione gravitazionale con altri corpi galattici vicini.

    Distribuzione delle galassie

    Le galassie hanno la caratteristica di aggregarsi in ammassi e quindi in superammassi (un migliaio di oggetti nel primo caso e centinaia di migliaia nel secondo) che possono essere aperti, se composti da una struttura irregolare, o regolari, se mostrano una forma sferica che solitamente è più densa verso il centro.

    Ammassi di galassie

                                                                                   Ammasso Abell 2218
                                                           Credits: W.Couch (University of New South Wales),
                                                         R. Ellis (Cambridge University), and NASA - NSSDC

    Considerando l'alta densità che caratterizza i superammassi, può capitare che avvengano scontri fra galassie, ma senza le conseguenze che si potrebbero immaginare. Esse sono costituite infatti da zone estremamente rarefatte, con il risultato che spesso si fondono fra loro creandone delle altre di dimensioni maggiori. Se invece lo scontro avviene a velocità tali da permettere di sfuggire alla forza di mutua attrazione, allora esse verrano intaccate solo marginalmente, subendo variazioni nella loro forma.

    Scontri galattici

    Galassie con le antenne (NGC 4038/4039)
    Credit: Brad Whitmore (STScI), and NASA - NSSDC

    Galassie attive

    Oltre a quelle enunciate, esistono anche altre specie di galassie, che emettendo energia in grandissima quantità sotto forma di radiazioni, si meritano l'appellativo di galassie attive. Le cause di tutto questo sono ancora sconosciute, forse un buco nero che risiede nel nucleo galattico, ma è comunque possibile distinguerle secondo il tipo di energia irradiata in:

    • Radiogalassie - Emettono radiazioni sotto forma di onde radio ed hanno una forma ellittica ed un nucleo formato da due lobi contrapposti;
    • Quasars - Particolari tipi di radiogalassie scoperte negli anni '60 e situate a distanze enormi, che emettono una quantità di energia centinaia di volte maggiore quella di una galassia normale;
    • Galassie di Markarian - La loro caratteristica è la grande emissione di radiazione ultravioletta ed è probabile che siano fra le più giovani di tutto l'universo;
    • Galassie di Seyfert - Scoperte dall'astronomo di cui portano il nome, sono caratterizzate da emissioni di raggi gamma, da una forma a spirale e da un nucleo molto luminoso.

    Stelle

    Stelle

    Osservando il cielo le stelle appaiono come migliaia di puntini luminosi, diversi per intensità, colore e dimensione, che si trovano stampati su di un'unica superficie a disegnare le più svariate forme. Sin dai tempi antichi infatti, nonostante esse occupino zone contigue del cielo solo per effetto prospettico, essendo distanti fra loro a volte per migliaia di anni luce, è stato possibile raggruppare le stelle più luminose in modo da formare quelle figure a cui si è dato il nome di costellazioni.

    Le stelle si sono meritate inoltre nel corso dei secoli l'appellativo di fisse, anche se in effetti, al pari di tutti i corpi del sistema solare, esse si muovono (moto proprio), ma in maniera talmente lenta che per notare degli spostamenti bisognerebbe attendere millenni. Questo perchè, a differenza dei pianeti, esse si trovano ad una distanza talmente grande da rendere l'angolo che deriva dallo spostamento quasi impercettibile.

    Moto proprio delle stelle

    Magnitudine stellare

    Le stelle si distinguono in base alla magnitudine relativa (luminosità apparente), una scala di valori centrata sullo zero, corrispondente al valore della stella Vega, con i valori più alti espressi con numeri negativi. La differenza fra le prime e le ultime è di circa 1 a 500, vale a dire che le stelle di magnitudine 1 saranno 500 volte più luminose di quelle dell'ultima classe (25).

    Un'attenta valutazione va posta dunque alle distanze ed alle dimensioni stellari, che se non correttamente valutate possono portare a considerazioni errate. Il Sole infatti, una stella di medie dimensioni, che è anche la più vicina a noi (dista in media 149,6 milioni di chilometri, pari a 8 minuti luce), ci sembra ben più grande e luminoso di tante altre stelle, che pur emettendo luce per migliaia di volte tanto, appaiono molto deboli e minuscole a causa della loro lontananza.

    Dimensioni comparate delle stelle

    Nome Costellazione Distanza (A.L.) Magnitudine
    Sole - - - - - 8 m.l. -26,4
    Sirio Cane maggiore 8,6 -1,4
    Canopo Carena 312 -0,7
    Rigil Kentaurus Centauro 4,4 -0,2
    Arturo Bifolco 36,7 -0,1
    Vega Lira 25,3 0
    Capella Auriga 42,2 0,08
    Rigel Orione 773 0,1
    Procione Cane minore 11,4 0,3
    Achernar Eridano 144 0,4
    Betelgeuse Orione 427 0,5

    Per ovviare a questo problema, e considerando che l'intensità della luce diminuisce col quadrato della distanza della sorgente, si usa allora la magnitudine assoluta (luminosità effettiva), ossia si considerano i corpi stellari come posti tutti alla stessa distanza, fissata per convenzione in 10 parsec, equivalenti a circa 32 anni luce.

    Distanze e magnitudini stellari

    Metodi per la misura delle distanze stellari

    Per risalire alla distanza stellare un metodo molto usato è quello che sfrutta il fenomeno della parallasse annua. Infatti, considerando il nostro pianeta in un punto qualsiasi della sua orbita, e puntando da esso una stella x, dopo sei mesi, quando la Terra sarà in un punto esattamente opposto, si vedrà lo stesso astro spostato sullo sfondo celeste di un angolo che sarà tanto più piccolo quanto esso sarà distante da noi. Misurando dunque l'entità di tale angolo, e conoscendo il raggio dell'orbita terrestre, 1 U.A., dalla trigonometria avremo la distanza D = 1 : tgA espressa in parsec.

    Parallasse annua

    Tuttavia per le stelle più lontane, essendo l'angolo risultante talmente piccolo da non poter essere misurato, si usano altri metodi come quello spettroscopico o quello delle cefeidi.

    Il primo consiste nello scomporre la luce della stella nelle sue componenti fondamentali facendola passare attraverso un prisma. Analizzandola si notano le bande colorate dello spettro che risultano separate da righe oscure, che non sono altro che assorbimenti da parte dei gas che compongono il corpo stellare. Da queste è dunque facile risalire alla composizione chimica ed alla magnitudine assoluta delle stelle, che poi posta a confronta con quella apparente ci darà la distanza.

    Spesso si ricorre anche alle cefeidi, da Delta Cephei, la prima stella con queste proprietà ad essere stata scoperta, che hanno la caratteristica di variare in modo regolare la loro luminosità secondo un periodo ben determinato che è direttamente proporzionale alla stessa intensità luminosa. Dunque più lungo sarà questo periodo, maggiore risulterà la magnitudine assoluta, dalla quale otterremo poi quella apparente e quindi la distanza.

    Sistema solare

    Sistema Solare

    Il sistema solare è formato dal Sole e da tutta una serie di corpi celesti che ruotano attorno ad esso, e che a seguito della risoluzione approvata dall'I.A.U. (International Astronomical Union) nella seduta del 24 Agosto 2006 possono essere così suddivisi:

    • Pianeti - Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno;
    • Pianeti nani - Ceres, Plutone ed Eris;
    • Corpi minori - satelliti dei pianeti, asteroidi, meteoriti e comete.

    Tutto attorno il mezzo interplanetario composto da polvere e gas, il quale viene spazzato continuamente alla velocità di diverse centinaia di km/sec da quello sciame di particelle emesso dal Sole noto come vento solare, i cui effetti giungono sino alla distanza di circa 100 UA (UA = distanza media fra la Terra ed il Sole pari a circa 149,6 milioni di km) dove si trova l'eliopausa, il confine del sistema solare che delimita la zona di influenza della nostra stella che viene a sua volta chiamata eliosfera.

    Eliosfera ed eliopausa

    Origine del sistema solare

    Secondo le più recenti teorie il sistema solare si sarebbe formato circa 4,5 miliardi di anni fà per l'aggregazione e la condensazione di una nube di materia interstellare. Questa, entrando in rotazione su se stessa, avrebbe poi creato un disco concentrando al centro di esso la stragrande maggioranza della materia per effetto delle forze gravitazionali. Successivamente con l'aumento della temperatura si sarebbe innescato il processo di nucleosintesi stellare che diede vita al Sole, mentre la restante parte della materia avrebbe dato vita a sua volta ai planetesimi, e quindi ai pianeti, ai pianeti nani ed agli altri corpi minori.

    E' probabile quindi che proprio durante questa fase l'innesco della stella abbia spazzato via dai corpi più vicini la gran parte dei gas che li avvolgeva, creando così i pianeti di tipo terrestre, dall'aspetto solido, ed i pianeti gioviani, avvolti invece da immense quantità di gas allo stato liquido.

    Sistema solare

    Orbite

    Tutti i corpi del sistema solare ruotano su orbite ellittiche attorno al Sole che rimanendo fermo occupa uno dei due fuochi di ogni ellisse. I pianeti soprattutto, si muovono con orbite poco eccentriche e quasi tutti sullo stesso piano dell'orbita terrestre (per definizione chiamato eclittica), ragion per cui dalla Terra li vediamo attraversare insieme al Sole la stessa fascia celeste al centro dello Zodiaco. Viceversa i pianeti nani ed i corpi minori (asteroidi, comete e meteoroidi) sono caratterizzati generalmente da orbite più allungate ed inclinate.

    Ogni corpo del sistema solare si muove secondo velocità diverse a seconda della distanza dal Sole, più velocemente quando si trova nei pressi della stella, al perielio, e meno velocemente quando si trova nel punto più lontano da essa, all'afelio. Durante questo movimento infatti, a causa delle orbite che non sono circolari, ma ellittiche, la distanza dal Sole varia fra un minimo ed un massimo. Mercurio ad esempio oscilla da 46 milioni di km al perielio a 69,8 milioni di km all'afelio.

    Afelio e perielio

    Inoltre, come nel caso dei pianeti, i quali occupano orbite situate a distanze crescenti, con la distanza aumenta anche il tempo impiegato a percorrere una rivoluzione completa, ossia quel periodo che per la Terra vale 1 anno siderale ovvero 365,25 giorni.

    Legge di Gravitazione Universale

    Tutto ciò è una diretta conseguenza della legge di gravitazione universale, elaborata da I. Newton, che afferma:

    fra due qualsiasi corpi esiste una forza di mutua attrazione direttamente proporzionale al prodotto delle rispettive masse ed inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.

    Ne deriva dunque che orbitando attorno al Sole i maggiori corpi del sistema solare percorrono orbite quasi circolari, od ellittiche a bassa eccentricità, che per definizione geometrica, così come i cerchi sono il luogo geometrico dei punti di un piano aventi la stessa distanza dal centro, sono il luogo geometrico dei punti di un piano che hanno la stessa somma delle distanze da due punti denominati fuochi. Tuttavia gli scienziati presumono che esistano anche corpi, le comete, che in alcuni casi possano percorrere orbite paraboliche, od addirittura iperboliche, che le porteranno a perdersi nello spazio galattico dopo essere transitate attorno al Sole.

    Elementi orbitali

    Le orbite sono comunque caratterizzate da alcuni parametri che permettono di individuarle nello spazio del sistema solare, gli elementi orbitali, grazie ai quali è possibile tracciare e seguire in ogni istante il moto di ogni corpo rispetto al Sole.

    Elementi orbitali

    • Semiasse Maggiore - la misura del diametro maggiore dell'orbita espressa in UA;
    • Eccentricità - il rapporto fra la distanza di un fuoco dal centro ed il semiasse maggiore (definisce la forma dell'orbita - per e=0 circolare, e=1 parabolica, 0<e<1 ellittica);
    • Inclinazione Orbitale - l'angolo in gradi compreso fra il piano orbitale e l'eclittica. Da ciò scaturisce che l'intersezione fra i due piani è la "linea dei nodi", mentre quelle dell'orbita con l'eclittica vengono denominate "nodi orbitali";
    • Longitudine del Nodo Ascendente - l'angolo compreso fra il punto d'Ariete e quel punto dell'orbita ove avviene il transito di ogni corpo dal Sud al Nord dell'eclittica;
    • Argomento del Perielio - la distanza angolare fra il nodo ascendente ed il perielio misurata in direzione dell'orbita;
    • Istante del passaggio al perielio.

    Luna

    Luna

    Inseparabile compagna della Terra, la Luna è il corpo celeste più vicino a noi, e per questo ben visibile, anche se non avendo una fonte energetica interna essa risplende solo per via della luce solare riflessa dalla sua superficie.

    Luna

                                                                                      foto NASA-NSSDC

    Caratteristiche generali

    Le sue dimensioni, pari a circa un quarto di quelle terrestri, fanno di essa un mini pianeta che probabilmente si è formato per l'aggregazione di materiale meteoritico adiacente all'orbita terrestre durante il periodo di formazione del sistema solare.

    In origine è molto probabile che sulla Luna vi sia stata attività vulcanica, lo dimostrano i reperti prelevati durante le missioni Apollo, analizzando i quali si riconoscono strutture simili a quelle presenti attorno ai vulcani terrestri. In particolare sono sicuramente di tale tipo quei canali che sembrano essere i resti dell'erosione esercitata dal materiale magmatico fuoriuscito miliardi di anni fà da fratture createsi sulla superficie.

    L'esplorazione della Luna

                                                                                              foto NASA

    Mancando un'atmosfera, la temperatura ha una forte escursione termica fra la parte illuminata e quella buia, raggiungendo anche un massimo di oltre un centinaio di gradi. Inoltre la gravità, essendo solo un sesto di quella terrestre, rende il satellite del nostro pianeta un mondo completamente inospitale.

    In ultima analisi c'è da ricordare come la Luna ed il nostro pianeta siano legati da una forza di mutua attrazione che si rende evidente nel fenomeno delle maree e che produce un rallentamento della rotazione della Terra, con la conseguenza che il giorno terrestre va continuamente ed impercettibilmente aumentando.

    Il nostro pianeta visto dalla Luna

                                                                                       foto NASA-NSSDC

    Strutture lunari

    La Luna ha una superficie accidentata composta da zone montuose miste a pianure che vengono denominate mari (nulla a che vedere con i nostri, data l'assenza di acqua presente solo sotto forma di ghiaccio nelle zone polari). La più famosa di queste regioni è il Mare della Tranquillità, dove il 21 luglio 1969 sbarcò l'Apollo 11 aprendo le porte all'esplorazione umana del nostro satellite naturale. Sono comunque degni di nota anche l'oceano Procellarum ed il mare Imbrium, che per le loro vaste dimensioni sono visibili persino ad occhio nudo.

    Nella superficie lunare, che conosciamo ormai dettagliatamente fin nei minimi particolari, spiccano inoltre quegli immensi crateri che sono i resti di un remoto bombardamento meteoritico. Tre di essi, chiamati coi nomi di altrettanti grandi astronomi del passato, Tolomeo, Tycho e Copernico, sono visibili dalla Terra anche con un modesto binocolo visti i loro diametri che rispettivamente ammontano a 153, 87 e 90 km.

    Crateri lunari

                                                                                      foto NASA-NSSDC

    La Luna, come dicevamo, è composta anche da catene montuose, che raggiungono in alcuni casi i 9000 m di altezza, e che sono state battezzate con nomi simili alle analoghe strutture terrestri. Fra esse ricordiamo le Alpi, i Carpazi e gli Appennini lunari.

    Costellazioni

    Costellazioni

    L'osservazione celeste non sarebbe cosa agevole senza l'adozione di un sistema che permetta di discernere agevolmente una zona dall'altra. Unendo infatti le stelle più luminose con delle linee immaginarie, è possibile individuare determinati settori del cielo allo stesso modo di come è già stato fatto dagli antichi astronomi, i quali erano soliti intepretare questi allineamenti come raffigurazioni di miti, personaggi, eroi e leggende della loro vita quotidiana.

    Con il termine costellazioni non s'intendono tuttavia solo delle figure, ma anche determinate aree, che esse rappresentano, e che comprendono stelle ed oggetti di altra natura quali: galassie, nebulose, ammassi stellari, ecc..

    Stelle, linee e confini di Orione

    Origine delle costellazioni

    Attualmente le costellazioni ufficiali sono 88 e più della metà di esse ci sono state tramandate dall'astronomo greco Tolomeo, che raccogliendo le testimonianze e gli studi precedenti, ne elencava 48 nel suo Almagesto. Il nome di molte di loro è quindi per la maggior parte di origine babilonese o greca, ed è stato mantenuto fino ai giorni nostri, così come quello di alcune stelle.

    Tutto questo per quanto riguarda il cielo boreale, essendo quello dell'altro emisfero, o quanto meno la parte più a Sud di esso, nascosto, per via della latitudine, agli osservatori di tutta l'area mediterranea. Le costellazioni australi sono dunque di origine molto più recente, risalgono infatti agli ultimi quattro, cinque secoli, quando i circumnavigatori dalla Terra, esplorando quelle zone, si servirono del cielo meridionale per orientarsi durante la navigazione. Fornirono così preziose indicazioni agli astronomi di quel tempo che stilando nuove mappe celesti completarono la nostra conoscenza in merito.

    Fra questi ricordiamo Plancius, Bartsch, Hevelius, De Lacalle e soprattutto Bayer che, autore fra l'altro di un celebre atlante, introdusse un sistema per indicare le stelle adoperando le lettere dell'alfabeto greco secondo un'ordine decrescente di luminosità. A compimento dell'opera di questi illustri studiosi, nomi e confini di ogni costellazione vennero definitivamente fissati, rispettivamente nel 1922 e nel 1930, dall'I.A.U., il massimo organo astronomico mondiale.

    Le costellazioni sono comunque delle entità di natura prospettica, formate da corpi che appaiono come facenti parte di un unico sistema, ma che in realtà nello spazio tridimensionale hanno in comune solo lo stesso settore celeste, essendo a volte situati a distanze di milioni di anni luce gli uni dagli altri.

    Visuale prospettica di una costellazione

    Visibilità delle costellazioni

    Nonostante le stelle possano considerarsi fisse, ogni costellazione muta la sua posizione (rispetto alla nostra e non allo sfondo celeste) per effetto del moto apparente del cielo. Questo perchè la Terra, oltre a girare su se stessa, compie anche un moto di rivoluzione attorno al Sole, offrendoci ogni notte una visuale della volta celeste leggermente diversa. Ognuna di esse allora, con il passare dei mesi, apparirà alla stessa ora sempre più spostata verso Ovest, sino a quando scomparirà sotto l'orizzonte occidentale per riapparire poi, dopo un certo periodo di tempo, da quello orientale.

    Fanno eccezione le costellazioni attigue ai poli che, per effetto della sfericità della Terra, ruotano attorno ad essi descrivendo dei cerchi completi fra lo zenit e l'orizzonte. Per questo sono dette circumpolari, e sono visibili solo dall'emisfero di cui fa parte il polo celeste attorno a cui ruotano, rimanendone invece occultate nell'altro. Si distinguono in boreali ed australi.

    Conseguenze del moto di rivoluzione terrestre

    Costellazioni dello Zodiaco

    Un discorso a parte meritano quelle 12 costellazioni che fanno parte dello zodiaco, ovvero di quella striscia del cielo concentrica all'eclittica, su cui si spostano apparentemente tutti i corpi principali del sistema solare. Fra questi uno in particolare, il Sole, attraversa ogni mese un settore pari a 30° (segno zodiacale) effettuando quindi un giro completo in un anno solare.

    Per convenzione, si è allora stabilito sin dall'antichità, di identificare ognuna di queste suddivisioni con l'omonima e corrispondente costellazione. A partire dalla prima sono: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci. Tuttavia dello zodiaco fa parte anche la costellazione di Ofiuco, che il Sole attraversa in Dicembre, la quale però non è compresa fra i 12 segni zodiacali tradizionali.

    Segni zodiacali

    Precessione degli Equinozi

    A causa del fenomeno della "precessione degli equinozi", un lento e continuo movimento dell'asse di rotazione del nostro pianeta, che oscillando descrive un cerchio in 26000 anni, ogni riferimento celeste varia la sua posizione di circa 1,5° ogni secolo. Ogni 2000 anni si verificherà allora uno slittamento pari a 30°, con il risultato che ogni costellazione occuperà il posto del segno zodiacale immediatamente successivo. Infatti gli equinozi, le intersezioni dell'eclittica con l'equatore celeste, detti anche "punto d'Ariete" e "punto della Bilancia", si trovano ai giorni nostri rispettivamente nei Pesci e nella Vergine e non più in quelle da cui anticamente presero il nome.

    April, 2007

    Il Manoscritto di Voynich

    Il Manoscritto di Voynich

    Il manoscritto Voynich è un libro in forma di manoscritto: contiene descrizioni di piante sconosciute scritte in una lingua misteriosa ed indecifrabile, cosa che lo ha messo al centro di numerose speculazioni legate alla sua origine misteriosa.

    E' un tomo di dimensioni piuttosto ridotte: 16 cm di larghezza, 22 di altezza e 4 di spessore. Consta di 102 fogli, per un totale di 204 pagine. La rilegatura porta tuttavia a ritenere che originariamente comprendesse 116 fogli, e che 14 si siano smarriti.

    Fanno da corredo al testo una notevole quantità di illustrazioni a colori, ritraenti i soggetti più svariati: proprio i disegni lasciano intravedere la natura del manoscritto, venendo di conseguenza scelti come punto di riferimento per la suddivisione dello stesso in diverse sezioni, a seconda del tema delle illustrazioni:

    • Sezione I (fogli 1-66): chiamata botanica, contiene 113 disegni di piante sconosciute.
    • Sezione II (fogli 67-73): chiamata astronomica o astrologica, presenta 25 diagrammi che sembrano richiamare delle stelle. Vi si riconoscono anche alcuni segni zodiacali. Anche in questo caso risulta alquanto arduo stabilire di cosa effettivamente tratti questa sezione.
    • Sezione III (fogli 75-86): chiamata biologica, nomenclatura dovuta esclusivamente alla presenza di numerose figure femminili nude, sovente immerse fino al ginocchio in strane vasche intercomunicanti contenenti un liquido scuro.

    Subito dopo questa sezione vi è un foglio ripiegato sei volte, raffigurante nove medaglioni con immagini di stelle o figure vagamente simili a cellule, raggiere di petali e fasci di tubi.

    • Sezione IV (fogli 87-102): detta farmacologica, per via delle immagini di ampolle e fiale dalla forma analoga a quella dei contenitori presenti nelle antiche farmacie. In questa sezione vi sono anche disegni di piccole piante e radici, presumibilmente erbe medicinali.

    L'ultima sezione del Manoscritto Voynich comincia dal foglio 103 e prosegue sino alla fine. Non vi figura alcuna immagine, fatte salve delle stelline a sinistra delle righe, ragion per cui si è portati a credere che si tratti di una sorta di indice.

    La teoria oggi consolidata è che il manoscritto sia stato creato ad arte come falso nel XVI secolo, per perpetrare una truffa: molto probabilmente il truffatore sarrebe stato l'astrologo mago e falsario inglese Edward Kelley aiutato dal brillante filosofo John Dee, e la vittima sarebbe stata Rodolfo II.

    Il manoscritto Voynich, del quale non esistono copie, è attualmente conservato presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell'Università di Yale, negli Stati Uniti.

     

    Il ritrovamento

    Alcune delle figure femminili della sezione biologica, pagina 81.

    Alcune delle figure femminili della sezione biologica, pagina 81.

    Il manoscritto Voynich, ormai universalmente noto come il libro più misterioso del mondo, deve il suo nome a Wilfrid Voynich, un mercante di libri rari statunitense che lo acquistò dai gesuiti di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, nel 1912.

    Voynich rinvenne, all'interno del libro, una lettera di Johannes Marcus Marci (1595-1667), medico reale di Rodolfo II di Boemia, con la quale egli inviava questo libro a Roma presso l'amico poligrafo Athanasius Kircher perché lo decifrasse.

    Voynich affermò che lo scritto conteneva minuscole annotazioni in greco antico, e datò il volume come originario del XIII secolo.

    Nella lettera, recante l'intestazione "Praga, 19 agosto 1665" (o 1666), Marci affermava di aver ereditato il manoscritto medievale da un suo amico (che in seguito le ricerche riveleranno essere un non meglio noto alchimista di nome Georg Baresch), e che il suo precedente proprietario, l'imperatore Rodolfo II, lo aveva acquistato per 600 ducati (equivalenti a circa 50.000 € attuali), credendolo opera di Ruggero Bacone.

    La datazione reale del testo sarebbe controversa, ma è possibile posizionare la stesura del testo intorno agli inizi del XVII secolo: un'analisi all'infrarosso ha rivelato la presenza di una firma successivamente cancellata: Jacobi a Tepenece, al secolo Jacobus Horcicki, morto nel 1622 e principale alchimista al servizio di Rodolfo II. Avendo egli ricevuto il titolo di Tepenece nel 1608, questa prova renderebbe inverosimili le ipotesi di chi vorrebbe far risalire l'acquisizione del manoscritto a date antecedenti.

    Inoltre, una delle piante raffigurate nella sezione "botanica" è quasi identica al comune girasole, giunto in Europa all'indomani della scoperta dell'America, e quindi successivamente al 1492.


    Analisi crittografiche

    Un'altra pagina del manoscritto.
    Un'altra pagina del manoscritto.

    In molti, nel corso del tempo, e soprattutto ultimamente, hanno cercato di decifrare la lingua sconosciuta del Voynich. Il primo ad aver affermato di essere riuscito nell'impresa fu William Newbold, esperto di filosofia medievale. Negli anni '20 propose un elaborato ed arbitrario procedimento con cui tradurre il testo, che sarebbe stato scritto in un latino "camuffato". La conclusione a cui Newbold arrivò con la sua traduzione fu che già nel tardo medioevo sarebbero state conosciute nozioni di astrofisica e biologia molecolare. Newbold analizzando il manoscritto però si accorse che le minuscole annotazioni in realtà altro non erano che crepe nella carta invecchiata.

    Negli anni quaranta i crittografi Joseph M. Feely e Leonell C. Strong applicarono al documento dei sistemi di decifratura sostitutiva, cercando di ottenenere un testo con caratteri latini in chiaro: il tentativo produsse un risultato che però non aveva alcun significato. Il manoscritto fu l'unico a resistere alle analisi degli esperti di crittografia della marina statunitense, che alla fine della guerra studiarono ed analizzarono alcuni vecchi codici cifrati per mettere alla prova i nuovi sistemi di decodifica.

    Nel 1945 il professor William Friedman, attorniato da vari studiosi, optò per un approccio più metodico e oggettivo, nell'ambito del quale emerse la cospicua ripetitività del linguaggio del Voynich. Tuttavia, a prescindere dall'opinione maturatagli nel corso degli anni in merito all'artificialità di tale linguaggio, all'atto pratico la ricerca si risolse in un nulla di fatto: a niente servì infatti la trasposizione dei caratteri in segni convenzionali, che doveva fungere da punto di partenza per qualsiasi analisi successiva.

    Il professor Robert Brumbaugh, docente di filosofia medievale a Yale, e lo scienziato Gordon Rugg, in seguito a ricerche linguistiche, sposarono la teoria che vedrebbe il Voynich come un semplice espediente truffaldino, volto a sfruttare il successo che a quel tempo le opere esoteriche solevano riscuotere presso le corti europee.

    Nel 1978 il filologo dilettante John Stojko credette di aver riconosciuto la lingua, e affermò che si trattasse di ucraino, con le vocali rimosse. La traduzione però pur avendo in alcuni passi un apparente senso (Il Vuoto è ciò per cui combatte l'Occhio del Piccolo Dio) non corrispondeva ai disegni.

    Nel 1987 il fisico Leo Levitov attribuì il testo a degli eretici Catari, pensando di aver interpretato il testo come un misto di diverse lingue medievali centroeuropee. Il testo tuttavia non corrispondeva con la cultura catara, e la traduzione aveva poco senso.

    Lo studio più significativo in materia resta ad oggi quello compiuto nel 1976 da William Bennett, che ha applicato la casistica alle lettere ed alle parole del testo, mettendone in luce non solo la ripetitività, ma anche la semplicità lessicale e la bassissima entropia: il linguaggio del Voynich, in definitiva, non solo si avvarrebbe di un vocabolario limitato, ma anche di una basilarità linguistica riscontrabile, tra le lingue moderne, solo nell'hawaiano. Il fatto che le medesime "sillabe", e perfino intere parole, vengano ripetute con una frequenza tale da rasentare il beffardo, è attinente più ad una concezione inconsciamente accomodante, che non volutamente criptica.

    L'alfabeto che viene usato, oltre a non essere stato ancora decifrato, è unico. Sono però state riconosciute 19-28 probabili lettere, che non hanno nessun legame con gli alfabeti attualmente conosciuti. Si sospetta inoltre che siano stati usati due alfabeti complementari ma non uguali, e che il manoscritto sia stato redatto da più persone. Imprescindibile quanto significativa in tal senso è poi l'assoluta mancanza di errori ortografici, cancellature o esitazioni, elementi costanti invece in qualunque altro manoscritto.

    In alcuni passi ci sono delle parole ripetute anche 4 o più volte consecutive, una disposizione priva di riscontri in qualsiasi lingua nota.

     La soluzione del mistero

    Recentemente, grazie a tecniche di ragionamento esperto, è stata avanzata un'ipotesi che chiarirebbe il motivo dell'inspiegabilità del testo, e della sua resistenza a qualsiasi tentativo di decifrazione: Gordon Rugg, nel luglio 2004, ha individuato un metodo che potrebbe essere stato seguito dagli ipotetici autori per produrre "rumore casuale" in forma di sillabe.

    Questo metodo, realizzabile anche con strumenti del 1600, spiegherebbe la ripetitività delle sillabe e delle parole, l'assenza delle strutture tipiche della scrittura casuale e renderebbe credibile l'ipotesi che il testo sia un falso rinascimentale creato ad arte per truffare qualche studioso o sovrano.

    Già in passato lo studioso Jorge Stolfi della Università di Campinas (Brasile) aveva proposto l'ipotesi che il testo fosse stato composto mischiando sillabe casuali da delle tabelle di caratteri. Questo avrebbe spiegato le regolarità e le ripetizioni, ma non l'assenza di altre strutture di ripetizione, ad esempio le lettere doppie ravvicinate. Rugg partì dall'idea che il testo fosse stato composto con metodi combinatori noti negli anni tra il 1400 e il 1600: uno di questi metodi, che attirò la sua attenzione, fu quello della cosiddetta griglia di Cardano creata da Girolamo Cardano nel 1550.

    Il metodo consiste nel sovrapporre ad una tabella di caratteri o ad un testo una seconda griglia, con solo alcune caselle ritagliate in modo da permettere di leggere la tabella inferiore. La sovrapposizione oscura le parti superflue del testo, lasciando visibile il messaggio. Rugg ha ricondotto il metodo di creazione ad una griglia di 36x40 caselle, a cui viene sovrapposta una maschera con 3 fori, che compongono i tre elementi della parola (prefisso, centrale e suffisso).

    Il metodo, molto semplice da usare, avrebbe permesso all'anonimo di realizzare il testo molto rapidamente partendo da una singola griglia piazzata in diverse posizioni. Questo ha rimosso il principale dubbio correlato alla teoria del falso, cioè che un testo di tali proporzioni con caratteristiche sintattiche simili sarebbe stato molto difficile da realizzare senza un metodo di questo tipo.

    Rugg ha ottenuto alcune "regole base" del Voynichese, riconducibili a caratteristiche della tabella usata dall'autore: ad esempio la tabella originale aveva probabilmente le sillabe sul lato destro più lunghe, cosa che si riflette nella maggiore dimensione dei prefissi rispetto alle altre sillabe.

    Rugg ha tentato anche di capire se ci fosse un messaggio segreto codificato nel testo, ma l'analisi lo ha portato ad escludere questa ipotesi: per via della complessità di costruzione delle frasi e delle parole, è quasi certo che la griglia sia stata usata non per codificare, ma per comporre il testo.

    Ricerche storiche seguenti a questo studio hanno portato ad attribuire a John Dee e ad Edward Kelley il testo. Il primo, studioso dell'epoca Elisabettiana, avrebbe introdotto il secondo (noto falsario) alla corte di Rodolfo II intorno al 1580. Kelley era mago, oltre che truffatore, quindi ben conosceva i trucchi matematici di Cardano, e avrebbe realizzato il testo per ottenere una cospicua cifra o favori dal sovrano.

    Pietre di Ica

    Le pietre di Ica

     

     La scoperta

    Javier Cabrera sostenne nel 1966 di aver ricevuto in regalo una pietra da un contadino locale. Sulla pietra era incisa la figura di un pesce, che non aveva nessun significato per molti del villaggio; ma Cabrera sostenne che l'incisione sulla pietra era quella di un pesce, l'agnathus, appartenente ad una specie estinta da tempi immemorabili. Sempre secondo il dr. Cabrera, altre 205 pietre descrivono una parte della metamorfosi di questo pesce.

    Disse di averne successivamente acquistate diverse dallo stesso contadino, che affermò di averne raccolte molte altre dalla riva di un fiume dopo una alluvione. La provenienza reale delle pietre è rimasta sconosciuta, e nessuno (tranne forse Cabrera) conosce il luogo da dove sarebbero state raccolte.

    La raccolta del Dr. Cabrera

    Cabrera raccolse moltissime di queste pietre, e rivelò della loro esistenza alla comunità archeologica. Le loro incisioni furono subito riconosciute come fuori dal comune: alcune riprendevano uomini che combattevano con dinosauri, uomini con telescopi e che eseguivano operazioni con attrezzature chirurgiche. Su altre erano incisi mappe di continenti sconosciuti. Diverse pietre furono inviate in Germania per verificare la loro datazione, punto cruciale perché le pietre sembravano più vecchie dei più antichi esemplari di homo sapiens conosciuti.

    Il totale delle pietre raccolte varia a seconda delle fonti di informazione da 11.000 a 20.000 esemplari. Gli esami effettuati hanno dato risultati contrastanti: alcune sono state riconosciute come autentiche, e datate consistentemente attorno ai 12.000 anni. Altre, come una pietra analizzata dal ricercatore spagnolo Vicente Paris, hanno rivelato segni di abrasioni e lavorazioni recenti.

    La datazione non è comunque affidabile, dato che l'unico modo per stimare l'età di questi reperti (inorganici, quindi non adatti alla verifica con Carbonio 14) è l'analisi degli strati geologici del ritrovamento: essendo stati rimossi dalla posizione originale ed essendo ignoto il luogo della scoperta, non è possibile datare questi artefatti, nè verificare l'affidabilità delle parole di Cabrera.

    Inoltre si è venuto a sapere, ed è stato ammesso da Cabrera stesso, che molte delle pietre provengono dal campesino Basilio Uchuya, famoso per falsificare pietre antiche e produttore di souvenir venduti nelle bancarelle di Ica. Pare quindi che pietre autentiche siano state mescolate a dei falsi. A questo fatto viene generalmente obiettato che il grande numero di pietre e la varietà di incisioni rende difficile credere che pochi falsari abbiano potuto produrle tutte.

    L'opinione del CICAP

    Altri ricercatori del CICAP argomentano che in 40 anni ci sono 14600 giorni, e che più di un campesino ha ammesso di averne fabbricate, ponendole poi in un gallinaio per dargli una patina d'antichità. Inoltre, sempre secondo ricercatori del CICAP, la qualità e lo stile delle incisioni cambiano col tempo dei ritrovamenti. Ossia i dinosauri del 1966 sono fatti più approssimativamente di quelli recenti, e lo stesso fa il metodo di incisione: migliora col tempo dei ritrovamenti. Entrambi questi fatti sarebbero incompatibili col ritrovamento casuale di pezzi appartenenti ad un unico periodo storico.

    Pietre eccezionali

    Tra le pietre individuate ve ne sono alcune pesanti 500 kg. Fra i sostenitori della loro autenticità c'è chi si domanda : "Ve lo immaginate un falsario che falsifica una pietra di 500 kg per venderla ai turisti ?".

    Tra di esse vi è una serie di 205 pietre che secondo i sostenitori della tesi può essere identificata con una sequenza illustrativa del ciclo vitale dell’Agnathus, un pesce preistorico che visse sul pianeta 300 milioni di anni fa circa.

     Il caso è controverso

    A tutt'oggi il caso resta controverso, anche se secondo il giornalista Mauro Paoletti erano conosciute fin dal 1626, nelle cronache dello spagnolo Pedro Simon che "Noticias Historiales", conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi, fatto che dimostrerebbe l'autenticità di alcune di queste pietre. Comunque il Dr. Cabrera non ha mai rivelato da dove le pietre provengono con esattezza; ciononostante molti continuano a sostenere l'autenticità delle stesse. Altri esami sono in corso in varie parti del mondo, e forse si arriverà ad una soluzione in futuro.


    April, 2007

    Divinità Nordiche

    Divinità Nordiche

    ODINO

    Re di tutti gli Asi, è il dio della guerra la cui lancia Gungir colpisce infallibilmente il bersglio, dotato di una bellezza indescrivibile, il suo volto e i suoi capelli slendono così tanto che nessuno può guardarlo senza gioire., ma in battaglia diviene terrificante alla vista.

    I suoi guerrieri vengono chiamati Berserkir, rivestiti di pelli d’orso e di lupo, quando si lanciano all’attacco niente può fermarli finchè non hanno fatto a pezzi, distruggendo tutto quello che si trovavano davanti.

    Odino è molto saggio, e questa sua saggezza l’acquistò bevendo l’acqua della fonte di Mimir, ma che riuscì a raggiungere solo sacrificando il suo occhio.

    Padre della poesia, creatore dell’universo e del tempo, dio della magia e delle rune: rimase appeso nove giorni e nove notti al frassino Yggdrasill a testa in giù, con il petto trafitto da una lancia, così vide le rune e decise di donarle agli uomini per comunicare con gli dei.

    Ha la caratteristica di parlare sempre in versi e di cambiare sempre aspetto, a questo si deve la molteplicità dei suoi nomi: Wotan, Har, Lafnhàr, Tridhi, Herran, Herian, Nikarr, Hnikarr, Nikuz, Hnikudhr, Fiolnir, Ómi, Biflidhi, Svidharr, Svidhrir, Vidhrir, Ialg, Ialkr, Allfodhr, padre degli dei, Valfodrm, padre delle uccisioni, Sidfodr, padre di vittorie, Veratyr, signore degli uomini, Farmatyr, dio delle navi cariche, Bileyge e Baleygr, dallo sguardo sfuggente e dallo sguardo fiammeggiante, Glapsvidir, lesto all'inganno, Fjolsvidir, largo di senno e Oski, auspice.

    Viene sempre informato su tutto quello che accade dai due corvi Huggin e Munnin, spirito e memoria, e viene affiancato dai suoi lupi Geri e Freki, l’Affamato e il Divoratore.

    Quando non viaggia con Sleipnir, il suo cavallo ad otto zampe, velocissimo e di color grigio, sui suoi denti vi sono incise le rune, appare agli uomini come un viandante austero, avvolto con un mantello azzurro e con un cappello calato sulla fronte.

    Odino ebbe molti figli: con la dea della terra Jördr ebbe Thor; con la dea Frigg il dio Balder, Braga, dio della poesia e della saggezza e sposo di Iduna, dea della giovinezza, Hódhr, il dio cieco e Hermod, il messagero degli dei; con le Ondine, le ninfe delle acque, ebbe Heimdall; con la dea Rinda ebbe Wali, dio della vendetta.

    Al Crepuscolo degli Dei verrà divorato dal gigantesco lupo Fenrir.

     

    THOR

    Figlio primogenito di Odino e Jördr, dea della Terra, dio del tuono e delle tempeste, sposo della dea Sif, dea della fertilità dai capelli dorati.

    Una fluente barba d'un rosso cupo ed una lunga chioma rossiccia, incorniciano il volto del dio, e i suoi occhi hanno lo stesso colore della brace ardente.

    Si afferma che il tuono sia il suono delle ruote del suo carro trainato da due caproni, Tanngnjostr, che fa scricchiolare i denti, e Tanngrisnir, che fa stridere i denti.

    Thor è un guerriero formidabile, il più forte degli Asi, ha per arma il martello Mjolnir, il Maciullatore, che gli ritorna in mano dopo essere stato lanciato e con cui va a caccia di giganti, i guanti di ferro con cui impugna il martello e infine la cintura che aumenta la sua forza e raddoppia la sua altezza.

    Thor vive con la sposa nei Thrudvangar, sentieri della potenza, dove abita nell'immenso palazzo Bilskirnir, risplendente, uno dei più grandi di Asgardh, con le sue 540 sale riccamente arredate.

    Thor non ebbe solo una donna, ma numerose donne mortali e con gigantesse.

    Ma solo l’incontro con la gigantessa Jarnsaxa fu veramente importante per il dio, infatti, dall'unione con la gigantessa nacquero tre figli: Modhi, coraggio selvaggio, Magni, potenza colossale e la figlia, Thrudhr, forza.

     

    FRIGG

    Frigg, dea dell'amore e della fecondità, sposa di Odino.

    Protettrice dei matrimoni e dei parti, a lei veniva consacrato il venerdì, giorno dedicato alla celebrazione dei matrimoni e all'unione feconda e legale delle coppie.

    La signora degli dèi, avvolta nel suo mantello di penne di falco, può sfrecciare nel cielo, lasciandosi dietro di sé solo il fruscio impercettibile delle minuscole penne.

    accompagna Odino in guerra e in ogni battaglia spettano a lei le anime di una metà dei guerrieri uccisi. Viene raffigurata su di un carro trainato da due gatti e il suo simbolo è un mazzo di chiavi.

    Condivide con Odino il prestigioso seggio Hlindskialf, vetta, torre di guardia, ma la dea aveva anche a sua disposizione una dimora a Fensalir, sala della palude, una delle regioni di Asgardh.

    Ha ai suoi ordini due ancelle, Fulla e Hlin: a prima custodisce le magiche calzature della dea, e la seconda ancella è l'ambasciatrice dei desideri della dea sulla terra e soccorreva i guerrieri protetti da Frigg.

     

    BALDER

    Figlio di Odino e Frigg e sposo di Nanna, è il dio della bellezza e della luce.

     

    “Egli si distingue tra gli altri; ama tutte le cose grandi e piccole.

    E' così biondo e così bello d'aspetto che emana una forza di luce e esiste un certo tipo di erba così bianca che viene paragonata alla fonte di Baldr.

    E' la più bianca tra tutte le erbe e da ciò si può intuire la sua bellezza, sia dei capelli che del corpo.

    Egli è il più saggio degli dei, quello dalla favella più nobile e più aggraziata e fisicamente il più raffinato; ed è stato così ben dotato dalla natura che nessuno può contraddire i suoi giudizi.

    Vive nel luogo chiamato Breidhablik, che sta, naturalmente nel cielo, un luogo dove niente di impuro può giungere”

    Snorri (Gylf XXII)

     

    Balder, dio dal cuore nobile, è il dio più benigno fra gli Asi, immune da ogni malvagità ed estraneo da ogni malizia, nelle sue parole non si trovano mai espressioni di compiacimento di sé.

    Balder risiede insieme a Nanna nei territori di Breidhablick, che risplende lontano, dove nulla d’impuro vi poteva entrare.

    Dio dalla bellezza infinita associata alla sua bontà è il padre di Forseti, il dio protettore della pace tra gli uomini, l'appianatore d’ogni controversia, il dissipatore d'ogni malinteso.

    Balder rimarrà ucciso da un dardo di vischio lanciato dal fratello Hódhr, dio cieco che ingannato dal dio Loki lancerà la freccia mortale.

     

    TYR

    Figlio di Odino e di Frigga è il dio della sapienza, della forza e della guerra, intesa come estrema soluzione di una contesa tra due parti, e dio del diritto.

    Perse la mano destra, divorata dal lupo Fenrir figlio del dio Loki, permettendo così agli dei di incatenarlo con Gleipnir, un laccio apparentemente fragilissimo, soffice e liscio come seta.

    Tyr, al Crepuscolo degli Dei, già martoriato da un lupo, sarà vittima di Garmr, l'orrendo cane posto a guardia degli inferi.

     

    LOKI

    Divinità del male, invidiosa del benessere terreno e divino assicurato al mondo.

    Strettamente imparentato con i colossali abitanti dello Jótunbeim, fratello di Bylistr e Helblindi, i suoi genitori erano Farbauti, colpi di pericolo, e Laufey, isola frondosa, sposo di Sigyn.

    Loki è una divinità dalla “doppia personalità” in un certo senso schizofrenica, poiché aiuta e accompagna molto spesso il dio Thor nelle battaglie contro i giganti ma allo stesso tempo sarà lui a provocare il Ragnarök, la caduta degli Dei, traendo in inganno Hódhr, il dio cieco, che ucciderà il fratello Balder con una freccia di vischio.

    Loki conosce e possiede il principio del male, ma a volte è costretto a difendere e preservare il principio del bene per mantenere l'equilibrio degli opposti fino al giorno stabilito della fine del mondo.

    Menzognero, malvagio, abile nel doppio gioco, egli è la personificazione della sottile arte del raggiro, mago e maestro indiscusso del travestimento, può assumere diverse forme animali: una volta, ad esempio, trasformatosi in un'avvenente giumenta, partorì, dopo una peccaminosa relazione, Sieipnir, il destriero ottipede cavalcato da Odino.

    Ma altre mostruosità verrano partorite da Loki: l'orchessa Angrbodha, una gigantessa che fu condannata ad essere bruciata viva dalle fiamme purificatrici del rogo, ma quando le fiamme si attenuarono, Loki si avvicinò ai resti carbonizzati e raccolse il cuore ancora pulsante della gigantessa e lo ingoiò, provocando uno strano effetto fecondante, e dopo poco tempo, il ventre di Loki diede alla luce l’enorme serpente Jormumgadr, il lupo Fenrir ed Hel, signora degli inferi.

    Verrà incatenato, ad una roccia dagli altri dei arrabbiati per la morte di Balder, dove dalla bocca di un serpente cadranno delle goccie di veleno sul volto del dio, suo unico conforto gli verrà recato dalla moglie Sigyn, a cui sarà concesso di raccogliere ogni tanto in una coppa le gocce velenose.

    La corda che lega il dio è stata fabbricata con le viscere del figlio Narfi, sbranato dal fratello Vali trasformato, con una crudeltà indicibile, quasi superiore a quella di Loki, in un famelico lupo.

     

    NJÖRDHR

     

    " Il terzo dio è colui che si chiama Njordhr.

    Egli vive in cielo a Nòatùn;

    ha poteri sopra il vento, rende calmo il mare e spegne il fuoco.

    I marinai lo invocano nei loro viaggi e durante la pesca in alto mare,

     poiché è così ricco e ben fornito che puloro terreno o bottino,

     ed essi devono chiedergli queste cose.

     Snorri (Gylf. XXIII)

     

    Appartenente alla stirpe dei Vani è il Dio del mare, viveva a Noatun, il recinto delle navi, un’espressione che si usava per indicare l'immensa distesa oceanica o i porti.
    Dato che è
    costantemente immerso nelle acque marine, ha la carnagione interamente coperta di salsedine, solo il volto era scuro, abbronzato e solcato da profonde rughe.
    Njórdhr aveva avuto rapporti sessuali con sua sorella, come era consuetudine fra i Vani, e dalla loro unione erano nati Freyr e Freya, bellissime divinità dell’amore e della fertilità, ma dopo il trattato di pace stipulato fra gli Asi e i Vani, essendo andato a vivere ad Asgardh, per compiacere gli dèi, Njórdhr aveva poi sposato Skadhi, la gigantessa signora delle nevi, figlia di Thiazi.
    Ma non fu un matrimonio felice, infatti, alla sposa Skandhi piacevano le nevi e non poteva vivere lontano dalle sue montagne, mentre Njórdhr non poteva stare lontano dal mare, tuttavia, per non infrangere il legame, i due sposi erano pervenuti ad un compromesso: per nove giorni avrebbero soggiornato a Thrymheim, mentre per altri nove la loro residenza sarebbe stata Noatun.

     

    FREYR

    Figlio del dio Njórdhr e della sorella di suo padre, appartenente alla stirpe dei Vani.

    Dio della pienezza, dispensatore di abbondanza, ritratto vivente della perfezione estetica, dio della pioggia, regola anche l'alternarsi delle stagioni.

    Sposo della dea Gerdh: il dio Freyr, affascinato dalla sua bellezza, la volle in sposa chiedendo al suo fedele servo Skirnir di conquistarne l'amore in cambio della sua spada d’oro, dal loro matrimonio nacque Fjölnir.

    Per i suoi spostamenti, Freyr si serviva di un magnifico cocchio trainato da Gullinbursti, il maiale selvatico dalle setole d'oro, inestimabile esemplare forgiato da espertissimi artigiani.

    Figlio del "signore delle navi", Freyr possiede la magica nave Skidhbladhnir: in qualsiasi momento ed in ogni tratto d'oceano le sue vele si erano gonfiate da potenti folate di vento che le imprimevano una velocità insuperabile e poteva diventare minuscola ed essere riposta in tasca.

    Freyr morirà nel duello con Sutr, il signore degli spiriti maligni, poiché aveva donato al suo servo la sua spada, il dio dovrà affrontare l’incontro disarmato.

     

    FREYA

    Figlia di Njòrdhr, sorella di Freyr e sposa di Odhr.

    Dea dell'amore, della fertilità e della bellezza, bionda, con occhi azzurri e bellissima, Freya nasconde sotto la sua bellezza un’innata malizia.

    Risiede nel regno celeste di Folkvang, campo dell'esercito, dove era suo privilegio ricevere metà di tutti i guerrieri uccisi in battaglia.

    Il misterioso Odhr abbandona spesso l'affascinante consorte per intraprendere lunghi viaggi nelle più desolate contrade, e la povera Freya, fremente d'amore, lo inseguiva invano, piangendo calde lacrime che, subito dopo, si trasformavano in gocce d'oro fuso.

    Dal matrimonio con Odhr nacquero Hnoss e Gersemi, i cui nomi rispettivamente significano gioiello e tesoro, la bellezza delle due fanciulle sfugge ad ogni descrizione o appellativo.

     

    HEIMDALLR

     

    “Vi è uno chiamato Heimdallr:

    il popolo lo chiama il Dio bianco ed egli è grande e santo.

    Nove damigelle tutte sorelle gli diedero vita insieme.

    Suoi altri nomi sono: Hallinskii (Ariete) e Gullintanni (Denti d'oro) perché i suoi denti sono di oro splendente; il suo cavallo si chiama Gulltopper.

    Vive al Bordo del Cielo vicino al Ponte Bifrost, dove fa da sentinella agli estremi del cielo, pronto a spiare l'assalto al ponte da parte dei Giganti della Montagna.

    Deve dormire come un uccello, con un occhio aperto.

    E, a proposito di occhi, sia di giorno che di notte vede perfettamente fino a cento leghe di distanza. E ancora, sente il rumore dei fili d'erba che crescono, o dei peli che si allungano sul dorso delle pecore e, naturalmente, sente tutto ciò che fa un rumore maggiore di queste cose.

    Ha una troma chiamata Gjallarhorn, i cui suoni acuti raggiungono ogni angolo più sperduto di tutti i mondi.

    La spada di Heimdallr si chiama Capo”

     Snorri (Gylf. XXVII)

     

    Heimdafir, il dio bianco, vive al limite del cielo, nella sua dimora detta Himinbjörg, monte del cielo, vicina al Bifrost.
    Dal suo palazzo celeste il dio bianco sorveglia il sentiero tremolante, il ponte Bifrost, l'arco multicolore teso tra il cielo e la terra che i comuni mortali scorgono solo dopo le tempeste e che collega Asgardr e Midgardr.
    Il dio bianco vigila giorno e notte, dormendo pochissimo e con un occhio aperto, pronto a destarsi al minimo rumore.
    Heimdallr ha vista e udito finissimi, capaci di captare ogni cosa nell'universo, può sentire l'erba crescere nei prati o la lana che ingrossa quotidianamente il vello delle pecore.

    Si narra che il dio bianco avesse ricevuto il suo portentoso udito rinunciando ad una delle sue orecchie, recidendola e seppellendola sotto il sacro frassino Yggdrasill.
    Possiede un corno magico chiamato Gjallarhorn, corno risuonante, il cui suono si ode in tutti i nove mondi.
    Durante il Crepuscolo dagli Dei, il suo corno risuonerà, grave e penetrante, in tutto il cosmo, chiamando allo scontro finale le forze del bene contro quelle del male.
    Assisterà al crollo di Bifröst, ma continuerà a soffiare nel corno, fornendo la colonna sonora di quell'ultimo spettacolo di morte e si batterà con Loki, i quali si uccideranno a vicenda.

    Urano

     

    Urano

    Nella mitologia greca, Urano (in greco Οὐρανός "Ouranós", «cielo stellato, firmamento») è una divinità primordiale, personificazione del cielo.

    Urano era figlio di Gea, con la quale si unì dando vita ai Titani, ai Ciclopi ed agli Ecatonchiri.

    Urano odiava gli ecatonchiri e li imprigionò nel Tartaro, lasciando gli altri figli in libertà. Gaia allora persuase il figlio Crono a prendere il posto del padre. Urano fu così evirato e dal suo sangue caduto sulla terra nacquero i Giganti e le Erinni. I genitali mutilati caddero in mare, generando la dea dell'amore, Afrodite.

    Urano è la personificazione del Cielo in quanto elemento fecondo. Nell'opera di Esiodo, Teogonia, egli è figlio di Gaia (la Terra). Altri poemi e racconti ne fanno il figlio di Etere (il Cielo superiore), senza che, in questa tradizione risalente alla Titanomachia, ci sia rivelato il nome della madre. Molto probabilmente quest'ultima era senz'altro Emera (la personificazione del Giorno). Secondo la teogonia orfica, Urano e Gea (o Gaia, come dir si voglia) sono due figli della Notte. Molte delle leggende che parlano di Urano sono quelle in cui egli interviene come sposo di Gea (difatti il Cielo, essendo l'unico della sua misura, copre interamente la Terra). Da Gaia ebbe molti figli. Da ella ebbe i sei Titani, le sei Titanidi, i tre Ciclopi e i tre Ecatonchiri (o Centamani, i giganti dalle cento mani). Ma Gea, scontenta di codesta fecondità e volendo sottrarsi al "controllo" dello sposo, chiese protezione ai figli, ma tutti rifiutarono. Solo uno di loro, Crono, volle aiutare la madre. Così, stando in agguato, con un falcetto datogli dalla madre, evirò il padre, gettando i genitali in mare. Ora, il luogo di questa mutilazione è stato situato in diverse parti del Mediterraneo: solitamente si identifica con Capo Drepano (difatti "drepanon" in greco significa "falce"); talvolta si colloca questo luogo nell'isola dei Feaci, che sarebbe stata il falcetto di Crono gettato in mare e radicatosi in quel luogo. E infatti si diceva che i Feaci fossero nati dal sangue del dio); ed infine alcuni lo collocavano in Sicilia, la quale, fecondata dal sangue del dio, sarebbe divenuta davvero fertile. Alcuni autori antichi sostenevano poi che dalla spuma del mare, dove erano stati gettati i genitali di Urano, fosse nata Afrodite. Una tradizione diversa è riferita da Diodoro Siculo riguardo a questo dio. Costui sarebbbe stato il primo re degli Atlanti, un popolo molto pio e giusto, che abitava sulle rive dell'Oceano. Egli avrebbe insegnato loro a coltivare la terra, a vivere civilmente ed inventò il calendario secondo il movimento degli astri. Alla sua morte gli sarebbero state rese grandi onori divini ed essendo stato un grande astronomo, col passare del tempo, fu identificato col Cielo. In questa tradizione si attribuiscono ad Urano 45 figli, 18 avuti da Tite (identificata poi con Gaia), e proprio per questo chiamati Titani. Le sue figlie furono Basileia ("La Regina"),più tardi Cibele, e Rea, soprannominata Pandora. La bellissima Basileia sucedette al trono del padre e sposò il fratello Iperione, dal quale ebbe Helios e Selene (ovvero il Sole e la Luna). Diodoro menziona come figli di Uranio anche Atlante e Crono. Platone vi mette anche Oceano e Teti. L'eterogeneità della genealogia di Urano è dovuta al fatto che essa sia una commistione di molte leggende e racconti, ma soprattutto un'interpretazione simbolica di cosmogonie dotte; così Urano non ha praticamente nessuna parte nei miti ellenici. Tuttavia, Esiodo conserva il ricordo di due profezie, attribuite congiuntamente, ad Urano e a Gaia: anzitutto, quella che aveva avvertito Crono che il suo regno sarebbe finito dopo che egli fosse stato vinto da uno dei suoi figli. Poi, la profezia fatta a Zeus che lo metteva in guardia contro il figlio che avrebbe avuto da Meti (la "Prudenza", o in senso negativo, "la Perfidia"). Proprio obbedendo a questa profezia egli inghiottì Meti, con la conseguenza che pii dalla testa di Zeus sarebbe nata Atena. Infine, Filone di Biblo ci riporta una leggenda siriana di Urano e Crono, che però non starò a riportare ora.

    Ade (Plutone)

    Ade (Plutone)

     
    Ade, figlio di Crono e di Rea, fratello di Zeus e Poseidone, ebbe la sovranità del mondo sotterraneo. I Greci immaginavono Ade maestoso come Zeus e Poseidone, ma cupo in volto e taciturno. Solo in rare occasioni egli usciva dal suo regno, non s’interessava molto di quello che succedeva sulla terra o sull’Olimpo. Fra tutti gli dei, Ade, fu il meno amato da tutti, era molto severo con i suoi sudditi e geloso delle sue ricchezze. Sua sposa e regina era Persefone, che sapeva avvolte essere benevola, attenuando le asprezze del marito. Tutte le pietre preziose e i metalli nascosti nel sottosuolo appartenevano a lui, e per questo motivo fu anche chiamato Pluto o Plutone, che significa ricco. Il regno dei morti, posto al centro della terra, era un immenso labirinto, accerchiato dallo Stige, un fiume dalle acque tetre e torbide, che delimitava i confini. Suoi immissari erano l’Acheronte, il Cocito e altri corsi minori d’acqua. Quando un uomo moriva, i parenti gli mettevano sotto la lingua una moneta, con cui il morto avrebbe pagato a Caronte, il nocchiere infernale, la traversata del fiume. Le anime che non erano in grado di pagare l’offerta erano costrette ad attendere sulla riva in eterno. Durante la traversata da una sponda all’altra, nello Stige risuonavano gemiti e sospiri, indicando così il distacco delle anime dal mondo dei vivi. S’altra sponda dello Stige, ad accogliere le anime, c’era Cerbero, il cane a teste. Il suo compito era di condurre le anime dei defunti all’entrata dell’Inferno, e di evitare che uscissero di nuovo. Varcata la soglia, le anime attraversavano la prateria degli Asfodeli e raggiungevano l’Erebo, al centro del quale si ergeva la reggia d’Ade cinta da possente mura sulle quali stavano le Furie. Le Furie o Erinni erano tre: Tisifone, Aletto e Megera, esse avevano il compito di torturare le anime che si erano macchiati di gravi colpe verso i familiari e gli dei. Ai lati della reggia sorgevano due cipressi bianchi dove sgorgavano due fontane: quella dell’Oblio e quella della Memoria. Le acque della prima cancellavano il ricordo della vita passata, quelle della seconda rinnovavano la memoria delle cose amate. Minosse, Radamento ed Eaco erano i giudici infernali, che stavano su un incrocio di tre strade, da qui loro giudicavano le anime e le indirizzavano verso una delle tre strade. La prima conduceva le anime alla silenziosa e malinconica prateria degli Asfodeli, dove si riunivano le anime di coloro che in vita non si erano macchiati di colpe gravi, ma nemmeno erano stati buoni e virtuosi. La seconda conduceva allo spaventoso Tartaro, luogo di pena e di dannazione per i malvagi. Esso era immerso nel buio ed ogni tanto era rischiarato dalle vampe di fuoco del fiume Flegetonte. La terza strada che costeggiava la reggia d’Ade portava ai Campi Elisi, un luogo di serenità e di delizie. Qui all’ombra d’alberi fioriti e sotto un cielo eternamente sereno sostavano gli eroi, i giusti, i virtuosi e i saggi. Ad allietare questo luogo ridente c’erano musiche, danze, canti e banchetti.