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    March, 2007

    Teschio di cristallo

    Il Teschio di Cristallo

     

     

    Delle dimensioni di un cranio umano, un teschio "vivente".

    è stato ritrovato da Frederick Mike Mitchell-Hedges, durante una esplorazione in Belize, nella città maya di Labaanatum; nel 1964 il teschio passa nelle mani di Frank Dorland, esperto di cristalli, che esegue dei test presso i laboratori della Hewlett-Packard a Santa Clara in California.

    Cosa emerge: il teschio è stato scolpito lungo l'asse principale del cristallo. Si tratta di una tecnica estremamente avanzata, che utilizza l'asse di simmetria e che diminuisce notevolmente il rischio di frantumazione del pezzo. Il teschio cambia di colore, sensazioni di caldo e freddo si avvertono toccando il quarzo.

    Secondo Dorland "... il cristallo stimola una parte sconosciuta del cervello, aprendo una porta psichica sull'assoluto". In una dichiarazione alla stampa, lo studioso rivela: "... i cristalli emettono continuamente onde elettromagnetiche; dal momento che il cervello fa la stessa cosa, è naturale che vi sia interazione".

     

     

    Già nell'antichità al cristallo venivano riconosciute proprietà spirituali; questo stesso minerale affascinò anche le culture antiche: i greci lo chiamavano Crystallos, o “ghiaccio chiaro”. In Egitto, fin dal 4000 a.C., le fronti dei defunti venivano adornate con un “terzo occhio” di quarzo cristallino per permettere all’anima di vedere la strada per l’eternità.

    Tradizionalmente, il materiale preferito da veggenti e sensitivi per le loro sfere è il cristallo di rocca purissimo.

    L’oggetto più straordinario che si conosca, composto da questo materiale, è il cosiddetto Teschio di Cristallo scoperto da Mitchell-Hodges, la cui origine è variamente attribuita: Atzechi, Maya o addirittura ai mitici abitanti di Atlantide.

    Anche il suo rinvenimento fu molto controverso ed è stato al centro di diversi dibattiti: secondo certe fonti, fu trovato nel 1927 da una diciassettenne, Anna, figlia adottiva dell’avventuriero e vagabondo F.A. Mitchell-Hodges, mentre scavava fra le rovine di Lubaantun, la “Città delle pietre cadute”, nelle giungle dell’Honduras britannico.

     



    Dopo tre anni di scavi nell’antico sito archeologico Maya, Anna portò alla luce il teschio di cristallo di rocca, a grandezza naturale, che giaceva fra le macerie di un altare e di un muro attiguo; una mandibola appartenente allo stesso manufatto venne ritrovata a circa otto metri di distanza tre mesi dopo.

     

     

    La squadra di Mitchell-Hodges eseguì estesi scavi nella zona e diede un enorme contributo al nostro attuale patrimonio di reperti e conoscenze sulla civiltà precolombiana del Nuovo Mondo.

    Mitchell-Hodges era anche noto come un fervente assertore della veridicità della leggenda di Atlantide; fu anzi in primo luogo la convinzione che fosse possibile confermare l’esistenza di una connessione fra le civiltà di Atlantide e dei Maya a spingerlo a sfidare le giungle dell’America centrale.

    Il cristallo di rocca, purtroppo, non può essere datato con i sistemi convenzionali; tuttavia i laboratori Hewlett-Packard, che studiarono il misterioso cranio, hanno stimato che il suo completamento avrebbe richiesto un minimo di trecento anni di lavoro a una serie di artigiani dotati, inoltre, di enorme talento. In termini di durezza questo tipo di cristallo è solo leggermente inferiore al diamante.

    Perché questo pezzo di pietra, tra l’altro non originario del posto, era considerato di un tale valore che il popolo che lo lavorò - quale che fosse - impiegò più di tre secoli per levigarlo pazientemente?

    Il mistero del teschio di cristallo si infittì ancor di più quando fu ritrovata la parte inferiore e quando, unendo i due pezzi, si vide che la mandibola si articolava col resto del teschio, creando l’effetto di un cranio umano che apre e chiude la bocca.

    è possibile che il teschio fosse manovrato in tal modo dai sacerdoti del tempio e che fosse usato come oracolo e strumento di divinazione. Si racconta che il lobo frontale del teschio a volte si appanni, acquistando una tinta lattiginosa; altre volte esso emette un’aura spettrale simile all’alone della luna: queste manifestazioni potrebbero essere il frutto di una fantasia sovreccitata, oppure stimolata dal potere intrinseco del cranio stesso.

    Di fatto coloro che hanno avuto contatti prolungati nel tempo col teschio riferiscono di esperienze sensoriali inquietanti che comprendono suoni ed odori eterei, fino ad arrivare all’apparizione di spettri ...

    L’impatto visivo del teschio è, sicuramente, ipnotico anche per uno scettico.

    Quali che siano le sue proprietà, a ogni modo, non sembra proprio che chi lo possieda venga colpito da maledizioni, anzi: Mitchell-Hodges, che non si staccò dal teschio per più di trenta anni, è scampato a tre accoltellamenti e ad otto ferite d’arma da fuoco!

    Prima di morire, il 12 giugno 1949, lasciò scritto nel suo testamento che il teschio doveva essere assolutamente consegnato alla figlia adottiva, che lo aveva trovato.

     




     

    March, 2007

    Il cavaliere senza testa

     

    Il Cavaliere senza Testa

    C'è una classica novella scritta da Washington Irving che s'intitola La leggenda di Sleepy Hollow in cui il protagonista, un precettore, raggiunge un paesino abitato da coloni olandesi, situato in una remota regione americana. I coloni gli raccomandano di evitare di uscire da casa con l'oscurità, perché lo spettro di un mercenario morto durante la rivoluzione si aggira per le strade in groppa ad un possente stallone nero, ed essendo privo della testa, spiccherà tutte quelle che potrà trovare al suo passaggio!
    Ma il precettore, confidando nella razionalità, più che sul folclore popolare, non seguirà il consiglio, rimanendo vittima del misterioso cavaliere!
    Questo racconto, introduce a pennello la vicenda di cui parleremo in questo numero.
    Nel 1860, fu ritrovato da un passante il corpo privo di testa di Lakey, uno dei primi coloni che si erano stabiliti nella cittadina di McLeansboro, nell'Illinois (USA). Egli era stato decapitato con la propria scure, che giaceva ancora conficcata nel ceppo accanto al suo cadavere. Nessuno poté mai spiegare l'efferato delitto, né furono trovati i responsabili.
    Un giorno, due pescatori di passaggio, si trovarono a guadare il torrente proprio vicino alla strada lungo la quale era stato ucciso Lakey. Erano stati a pescare sul fiume Wabash, e già calava la notte: nel momento in cui giunsero sulla strada maestra, si accorsero di essere stati raggiunti da un terzo cavaliere, che montava un cavallo nero. Fu grande l'orrore che provarono quando si accorsero che tale cavaliere era…privo di testa!
    Ammutoliti dallo spavento, i due uomini spronarono i cavalli lungo la strada, ma si accorsero che il cavaliere, lungi dall'inseguirli, aveva piegato per il torrente, percorrendolo controcorrente. Rimasero a seguirlo con lo sguardo fino a quando, a causa dell'oscurità, lo persero di vista.
    Dapprima riluttanti a raccontare l'episodio, per paura di essere additati come visionari, i due pescatori non tardarono a scoprire che altre persone avevano avuto la medesima esperienza. Lo spettro a cavallo percorreva, infatti, sempre la solita pista: fu appurato, da numerose testimonianze, che esso si univa agli uomini a cavallo che percorrevano la strada maestra provenendo da est, poi, improvvisamente, svoltava verso il centro del torrente, scomparendo in un bacino d'acqua al di sotto dello sbarramento.
    Oggi, un ponte di cemento permette alle automobili di passare sopra lo stesso punto dove un tempo veniva guadato quello che fu presto denominato come il "Lakey's Creek", ma nessun automobilista ha sinora avvistato il fantasma di Lakey…ricomparirà prima o poi? Non lo sappiamo, ma forse è lecito pensare che l'avvento delle automobili abbia un po' sconvolto i suoi programmi!

    L'olandese Volante

    L'Olandese Volante


    Tra tutte le leggende marinare nessuna è più inquietante ed allo stesso tempo affascinante di quella dell'Olandese Volante.
    La leggenda si basa su una nave realmente esistita, capitanata da un vero lupo di mare, Hendrik Vanderdecker che nell'anno del Signore 1680 fece vela da Amsterdam diretto a Batavia, nelle Indie Olandesi.
    Per contratto, avrebbe dovuto riportare in patria un carico di merci per conto della compagnia che possedeva la nave, ma Vanderdecker, non senza malizia, aveva stimato di poter acquistare anche altre mercanzie per suo conto, in modo da rivenderle ed arricchirsi senza dover nulla dividere con la compagnia che gli dava lavoro.
    La nave, secondo la leggenda, fu investita durante la traversata da un formidabile uragano tropicale, ed il capitano tentò ogni possibile manovra per farla procedere.
    Contro ogni precauzione, il capitano affrontò la tempesta come se si trattasse di una sua sfida personale, anzi, davanti ai suoi ufficiali, giurò che avrebbe sfidato la sorte e doppiato il Capo di Buona Speranza.
    Ciò provocò il terrore tra i marinai, che ammonirono Vanderdecker per un comportamento che andava contro ogni regola, e che metteva in pericolo la vita di tutti e lo supplicarono, nel nome di Dio, di abbandonare i suoi folli propositi ed attendere il placarsi della tempesta.
    Nulla, però, poté fermarlo, e la nave, in preda alla furia del mare, fu presto sopraffatta, si spezzò in due tronconi e tutti i suoi occupanti perirono tra i marosi.
    Per punizione, Vanderdecker fu condannato ad espiare la grave responsabilità della morte di tutto il suo equipaggio governando la sua nave fino al giorno del Giudizio.
    La leggenda, come si vede, è suggestiva e romantica, ma molti testimoni la prendono davvero sul serio, e giurano che non si tratta, tutto sommato, di una pura e semplice storia da focolare.
    Nell'anno 1835 il comandante e l'equipaggio di una nave inglese avvistarono, durante un fortunale, un vascello che "…si avvicinava attraverso l'infuriare della tempesta, con tutte le vele spiegate". Il comandante ordinò immediatamente di segnalare la loro presenza, poiché il veliero, a velocità incredibile, si avvicinava alla fiancata, rischiando un rovinoso quanto mortale impatto. Poi, improvvisamente, quando ormai era giunto ad una distanza pericolosamente breve, scomparve nel nulla, lasciando sbigottiti tutti i presenti.
    Nel 1881, la nave inglese Baccante, un legno di classe mercantile, perse un uomo in mare. Il rapporto ufficiale che fu stilato in merito all'episodio ha dello sconcertante:
    "Meyers, marinaio, affogato tra i flutti nonostante fosse stato fatto ogni sforzo per porlo in salvo. Caduto in mare dopo aver avvistato un singolare vascello che, sebbene avesse le vele ridotte a brandelli, seguiva la nostra identica rotta fino a portarsi pericolosamente in poppavia."
    Un altro più "recente" avvistamento dell'Olandese Volante avvenne, a quanto si dice, nel marzo del 1939 sulla spiaggia di Glencairn, in Sudafrica. Il giorno dopo, un giornale locale, riportò la notizia che dozzine di bagnanti avevano osservato la nave e si soffermò sui particolari della visione facendo notare come il vascello avvistato aveva tutte le vele a brandelli e procedeva rapidamente nonostante la completa assenza di venti.
    Alcuni studiosi, hanno spiegato l'avvistamento collettivo di Glencairn come un miraggio. Ma tuttavia, questa spiegazione non ha suscitato molta convinzione, anche se rientra nel novero delle probabilità, perché sarebbe stato difficile per i bagnanti di Glencairn immaginarsi un veliero del diciassettesimo secolo in maniera così particolareggiata, dal momento che la maggior parte di loro non ne aveva mai visto uno!

    March, 2007

    Wicca

    Wicca

    La WICCA è la più popolare delle religioni neopagane.

    Il suo principale fondatore Gerald Gardner venne iniziato in una congrega di streghe, secondo quanto lui stesso affermava, nel 1939; nel 1946 fu autorizzato a rivelare alcune delle loro credenze e dei loro rituali, così nel 1949 vide la luce High Magic's Aid ("Compendio di Alta Magia"), dove per la prima volta alcuni elementi del culto delle streghe venivano svelati al pubblico nella forma di un romanzo. Solo nel 1954 con il suo libro Witchcraft Today ("stregoneria oggi") Gardner, presentandosi come un antropologo, affermò l'effettiva esistenza di un culto delle streghe, appoggiato dall'archeologa ed egittologa Margaret Murray che curò l'introduzione del testo. Fece seguito The Meaning of Witchcraft ("il significato della stregoneria") del 1959 (fino al 1951 in Inghilterra era in vigore una legge che vietava la stregoneria). Da quel momento diverse tradizioni si sono evolute a partire dal lavoro di Gardner, altre si sono sviluppate in parallelo, mentre chi è rimasto fedele agli scritti di Gardner viene oggi identificato come appartente alla tradizione gardneriana.

    Definizione

    Si crede comunemente che il termine Wicca derivi dalla radice indoeuropea wic o weik ("piegare, dar forma"), ma questa affermazione pare errata in base alle attuali conoscenze linguistiche. Sembra che per la parola Gardner usò inizialmente il termine "Wica", risalga all'inglese antico, ed appare unicamente nel Chambers Dictionary of Scots-English, dove le si attribuisce il significato di "saggio". La variazione successiva, da "Wica" a "Wicca", risulta dall'adattamento alla rispettiva antica parola anglosassone che ha il significato di "stregone" (al femminile "Wicce", cioè strega). Nonostante alcuni affermino che "Wicca" tragga origine dal termine witan ("consigliere" o "saggio" in inglese antico), gli studiosi rifiutano questa etimologia in modo unanime.

    Nell'inglese moderno, wicca e witchcraft ("stregoneria") sono usati in modo spesso intercambiabile, così come accade per i termini wiccan (colui che pratica la Wicca) e witch ("strega"). Questi termini in realtà indicano cose diverse e spesso i wiccan cercano di evitare questa confusione. Mentre "Wicca" indica la religione descritta in questo articolo, il termine witchcraft ("stregoneria") si riferisce invece a un insieme di pratiche occulte che coinvolgono la magia e gli incantesimi. Da questo punto di vista, la stregoneria è un insieme di tecniche che non dipendono da un contesto religioso e che possono essere apprese ed utilizzate da persone che aderiscono a fedi diverse. Quindi può accadere che alcuni wiccan, ma non tutti, pratichino la stregoneria e che qualcuno pratichi la stregoneria pur senza essere un wiccan. In italiano si richiede la stessa cautela quando si usano i termini "Wicca", "wiccan", "strega", etc.

    Storia

    La storia della Wicca è ancora oggi un argomento molto dibattuto. Gerald Brosseau Gardner (1884-1964), benché non da tutte le congreghe wiccan sia riconosciuto come l'unico, si presenta ad ogni modo come punto di origine e nascita di questa dottrina.

    Alcuni ritennero che il vero «iniziatore» di Gardner fosse Aleister Crowley, uno dei moderni e più importanti autori di magia rituale, legato all'ordine esoterico della Golden Dawn e successivamente all'Ordo Templi Orientis (OTO). L'affermazione secondo cui Crowley avrebbe scritto, addirittura a pagamento per Gardner, i primi rituali della Wicca, è stata smentita dalle ricerche storiche, in particolare dal Prof. Ronald Hutton, autore di un testo fondamentale di storia della stregoneria e della Wicca, "The Triumph of the Moon", da P. Heselton e infine da Lawrence Sutin, docente alla Hamline university e importante biografo di Crowley.

    L'unica cosa che sembra risultare fuor di dubbio è che Gardner era iniziato all'OTO (ma era iniziato anche alla massoneria e ad altri ordini esoterici) e che da Crowley per interposta persona ebbe in dono una copia della Clavicola Salomonis, un grimorio rinascimentale, nella traduzione di MacGregor Mathers. Per il resto, come tutti gli esoteristi del XX secolo, Gardner venne influenzato dal genio di Crowley, ma nulla di più. Fu poi Doreen Valiente a epurare molti dei rituali gardneriani dalle sue influenze, non ritenendole consone alla struttura e allo scopo dei rituali. Gardner sostenne con l'appoggio della Murray che la Wicca altro non era che ciò che rimaneva dei culti europei rurali della fertilità, che facevano riferimento ad una Dea Madre e ad un Dio bicorne, e che gli fosse stata insegnata all'interno di una congrega sopravvissuta ai roghi, nella regione della New Forest, guidata da una donna, "la vecchia Dorothy".

    Più volte l'autore fece riferimento alla “vecchia Dorothy” come se parlasse di una strega ereditaria; in realtà la “vecchia Dorothy” (nome reale Dorothy Clutterbuck Fordham) era in effetti chiamata in tale modo, ma si trattava di una dama colta e ricchissima, il cui coinvolgimento nella stregoneria dato inizialmente per impossibile, dopo le ricerche di Philip Heselton e il ritrovamento di parte dei suoi diari pubblici, è tornato ad essere quantomeno ipotetico. È certo che Gardner venne introdotto alla congrega della New Forest da un personaggio noto come Dafo che ha desiderato mantenere fino all'ultimo l'anonimato, ma che oggi sappiamo essere Edith Rose Wray, con cui Gardner era entrato in contatto attraverso il Teatro Rosacrociano. Sull’attendibilità di Gardner furono eseguite varie ricerche. Tra gli studiosi di allora vi furono: Margot Adler (Drawing Down the Moon, 1979, 1986) e Aidan A. Kelly, in realtà entrambi wiccan. Questi sostenettero che la storia di Gardner fosse totalmente fantastica. Kelly, in particolare, lavorò sui documenti personali di Gardner. Grazie a questi ultimi Aidan mostrò come elementi del “libro delle ombre” (book of shadows) e dei taccuini magici gardneriani, provenissero da opere di Aleister Crowley, della Golden Dawn, della società Teosofica e della Massoneria con derivazioni occasionali da classici della letteratura inglese e dalle opere di Leland e della Murray. L'unica aggiunta sembra fosse lo scourging, una blanda flagellazione rituale, che Kelly attribuisce più alle preferenze sessuali di Gardner che a una presunta tradizione antica.

    Dopo l'opera di Hutton e quella successiva di Heselton, ricerche minuziose che hanno analizzato tutte le numerosissime ispirazione e suggestioni che Gardner mise insieme. Il giudizio sulla Wicca come esclusiva invenzione di Gardner, è stato anch'esso ridimensionato e inserito in un contesto più critico e che mostra tutta la complessità, e anche la genialità, di un personaggio come Gardner. In sostanza l'ipotesi che risulta più plausibile è che Gardner ricevette davvero un'iniziazione nella Congrega della New Forest, ma che questa iniziazione, più che di una trasmissione di sapere, si trattò di una trasmissione "iniziatica" di potere e di alcune scarne conoscenze orali che Gardner tradusse nel Libro delle Ombre utilizzando le più disparate fonti.

    Sarebbe errato ritenere che la Wicca contemporanea sia prigioniera del dibattito sulle sue origini, soprattutto perché sono stati proprio gli wiccan i maggiori fautori di questo dibattitto che ancora oggi desta un incredibile interesse. Un esponente della Wicca gardneriana, Ed Fitch, dichiara: «Oggi naturalmente, abbiamo tutti capito che non è importante se la tua tradizione è antica di quarantamila anni o se è stata creata la settimana scorsa». Dal punto di vista dottrinale il valore del politeismo come fermento di libertà e di rifiuto delle gerarchie, si ricollega al carattere effimero della maggioranza dei gruppi wiccan.

    I paesi dove la Wicca è maggiormente presente sono gli Stati Uniti e l'Inghilterra. Superata una fase iniziale in cui il movimento si è definito soprattutto per le sue profonde distinzioni dal cristianesimo, nei paesi anglosassoni si sono avviate perfino caute esperienze di dialogo con altre religioni, denominazioni cristiane comprese. Si calcola che nell'area anglosassone partecipino al movimento circa centocinquantamila persone, meno di un terzo delle quali hanno ricevuto una formale iniziazione in una congrega o coven.

    La Wicca accetta in generale il principio del Rede («se non danneggia nessuno, fai ciò che vuoi»), una «legge» che, come riporta Hutton, più che essere di origine antica, è stata creata da Gardner sulla base della «Legge di Thelema (=Volontà)» di Crowley, con l'invito a non danneggiare nessuno; mentre la «Legge del tre» (secondo cui ciò che si fa, nel bene o nel male, per tre volte tornerà indietro), è condivisa solamente da alcune tradizioni, in particolare quelle gardneriane. Non vi è una dottrina unitaria. I rituali presentano importanti variazioni da gruppo a gruppo, anche se riferimenti all'originario Libro delle ombre di Gardner pervadono quasi tutto il movimento generale. Questo rimane essenzialmente fluido e poco organizzato, anche se ha trovato in Internet uno strumento di coordinamento particolarmente adatto ai suoi scopi

    D'altro canto, il documento del "Concilio delle streghe americane" (1974) dichiara: non ci sentiamo chiamate in causa dai dibattiti sulla storia della Magia o sulle origini e caratteristiche delle diverse tradizioni, ma semplicemente ci importa quale sia il nostro presente e il nostro futuro.

    Correnti

    La Wicca non è una "religione del libro" (una religione rivelata quali lo sono il cristianesimo, l'ebraismo o l'islam) e non possiede un'ortodossia, inoltre, non esistono chiese ufficiali che raccolgano i wiccan. Alcuni di loro formano gruppi, in inglese chiamati coven (termine che denota una congregazione sancita in modo solenne), ma molti (i "solitari") celebrano i loro riti in solitudine. Alcuni solitari, detti "ecclettici" possono partecipare in qualche comunità wiccan, anche senza far parte di una coven.

    All'interno della Wicca si distinguono varie correnti:

    • Wicca Gardneriana: i wiccan appartenenti a questa categoria operano con forte connotazioni ritualistiche. Costituiscono un gruppo iniziatico che osserva strettamente i principi dettati da Gardner. Nelle loro pratiche vi si trova una forte influenza derivante dalla magia cerimoniale.
    • Wicca Alexandriana: fondata da Alex Sanders (ex seguace di Gardner) e dalla moglie negli anni '60. I gruppi che seguono questa tradizione hanno solitamente una struttura gerarchica (Sanders faceva riferimento a sé stesso come ad un "re" delle "sue" streghe) e si riuniscono periodicamente.

    Sanders istituì uno stile cerimoniale simile a quello proposto da Gardner, ma con una variante operativa meno rigida e rigorosa. Con la corrente Alexandriana (unita all'opera dei coniugi Farrar) si conseguì alla pubblicazione della "Bibbia delle Streghe".

    • Wicca Dianica: le Dianiche sono congreghe aperte a sole donne, rappresentano l'unione della wicca al movimento femminista. I gruppi, come dice il nome, si rifanno al culto romano di Diana. Attualmente molto attive negli Stati Uniti.
    • Seax Wicca: fondata da Raymond Buckland, un allievo di Gardner attivo in America, nel 1963. Si distingue per il fatto che incoraggia la ricerca personale e non la stretta obbedienza a rituali preordinati.

    Molte altre si sono sviluppate in seguito e ora le tradizioni ufficiali arrivano ad otto più altre non ufficiali. Infine troviamo i Tradizionalisti. Con questi si identificano diverse correnti wicca. Di maggior rilievo è quella instituita da Robert Cochrane, che fonde culti antecedenti la civiltà celtica con varie connotazioni sciamaniche.


    March, 2007

    La Spada nella Roccia / Leggende

     

    LA SPADA NELLA ROCCIA

    Tra le tante leggende quella di Re Artù è sicuramente una delle più affascinanti. Tanti sono i personaggi e le storie che ruotano intorno al Re, nato, secondo la leggenda, grazie ad un incantesimo di Merlino. Il mago permise infatti a Uther Pendragon, re di Britannia, di giacere con la bella Igerna, trasformando i suoi lineamenti in quelli del marito di lei.

    La spada nella roccia di San Galgano

    Merlino pretese che, in cambio dell'incantesimo, Re Uther gli consegnasse il bambino non appena fosse nato. Al momento della nascita, Merlino reclamò il neonato e lo affidò ad una famiglia per allevarlo. Ma il mago aveva grandi progetti per il piccolo, che infatti, apparentemente per caso divenne Re di Britannia, dopo essere riuscito a estrarre la Spada nella Roccia. Fin qui la leggenda arturiana, ma la leggenda della spada nella roccia si intreccia in maniera decisamente affascinante con la realtà, e per l'esattezza con una realtà tutta italiana.

    Siamo nella Toscana del XII secolo, poco lontani da Siena, in un paesino chiamato Chiusdino. Qui, nel 1148, nasce Galgano Guidotti. La cavalleria lo affascina al punto che, dopo una prima visione di San Michele, decide di diventare egli stesso un cavaliere, e la sua vita viene segnata da un comportamento libertino e dissoluto. I suoi genitori avevano per lungo tempo atteso l'arrivo di un figlio, tanto da recarsi in pellegrinaggio verso la Basilica di San Michele sul Monte Gargano, in Puglia (da qui forse il nome del santo), ma si abbandonano allo sconforto davanti a tale comportamento. Il destino ha, però, riservato loro una sorpresa.

    Un'antica immagine raffigurante Galgano e la sua spada nella roccia


    Galgano, dopo una seconda visione di San Michele, si interroga sulla sua vita e decide di dedicare i suoi anni a venire a Dio e di vivere come un eremita.
    Impugnata la sua spada, la conficca in una roccia, e davanti all'elsa, che si erge come una croce, egli pregherà (una variante della storia narra che fu lo stesso San Michele a conficcare la spada).
    Era il 1180 e l'intero anno successivo viene segnato dai miracoli di Galgano, che muore di stenti nel 1181. La sua beatificazione avviene in soli 3 giorni e nel 1185 papa Urbano III lo proclama Santo.
    Di lui rimane solo il teschio, conservato nella chiesa di Chiusdino, da cui si racconta crescessero capelli biondi, tanto da nominare San Galgano protettore dei calvi. Il resto del corpo non è mai stato trovato, sebbene alcuni testi indichino come luogo di sepoltura l'area intorno alla spada.
    Sul luogo è stata poi costruita una chiesetta, con una particolare volta dipinta con cerchi concentrici bianchi e neri.

    Si potrebbe pensare ad una variazione della leggenda Arturiana, ma c'è una testimonianza incontestabile: la spada è ancora oggi conficcata nella roccia.
    E su questo mistero sono iniziate le indagini di alcuni ricercatori delle Università di Pavia, Milano, Padova e Siena.
    I risultati hanno confermato che l'elsa che emerge dalla roccia appartiene a una intera spada realmente conficcata nella roccia. Le ricerche hanno anche permesso di datare con precisione la chiesa e alcuni resti ossei trovati in una piccola scatola, anche se purtroppo i risultati non sono stati resi pubblici.

    La cronologia degli eventi, e delle diverse opere che hanno reso celebre Re Artù, testimoniano come in realtà si potrebbe vedere in Galgano un vero e proprio ispiratore del famoso ciclo Arturiano. Lo stesso nome Galgano pare sia stato mutato in Galvano, uno dei cavalieri della tavola rotonda. Il ciclo Arturiano inoltre risale alla fine del XII secolo, esattamente dopo la morte del santo senese.

    I resti dell'Abbazia di San Galgano


    Se ci si fa trasportare dalla leggenda non si può ignorare uno dei sogni fatti da Galgano, in cui egli incontrò Gesù e i dodici Apostoli seduti intorno ad una tavola rotonda e vide il Santo Graal. Coincidenze si potrebbe dire, ma è facile cedere al fascino dei miti celtici e ambientazioni medievali che fanno da sfondo alla storia e di Galgano. A poca distanza dalla collinetta su cui sorge la chiesetta, infatti, si trovano i resti di un'antica abbazia cistercense, ormai senza tetto, a causa del crollo del campanile, e con un prato al posto del pavimento:
    un paesaggio che sembra essere tratto dalle più antiche e famose leggende dei cavalieri medievali, un luogo quasi magico in cui circa 750 anni fa si svolsero eventi straordinari.

    March, 2007

    Il Chupacabra

    Il Chupacabra

    Il chupacabra o chupacabras (dallo spagnolo succhiatore di capre e da non confondersi con l'uccello chiamato succiacapre) è una ipotetica creatura che secondo gli abitanti del Messico è responsabile della morte misteriosa di animali, specialmente capre, dei quali si nutre ed a cui infligge delle particolari mutilazioni.

    Il primo avvistamento risalirebbe al 1975 a Porto Rico. Sono stati segnalati avvistamenti e aggressioni in Messico, Guatemala, Ecuador, Costa Rica e coste della Florida.

    L'esistenza dello chupacabra viene sostenuta nel contesto di diverse teorie del complotto. La posizione ufficiale della scienza è che si tratti di una leggenda o di un mito di origini recenti. Questo essere generalmente non è preso in considerazione dalla criptozoologia in quanto ritenuto più figura mitologica che animale in carne ed ossa.

    Fisionomia

    Questo essere sembrerebbe dotato di un'appendice in grado di penetrare nei tessuti e nelle ossa delle vittime iniettando una sostanza che impedisce il rigor mortis (rigidità cadaverica) nelle vittime.

    Praticando tre fori triangolari all'altezza della vena giugulare e servendosi di quest'ipotetica appendice il chupacabra dissangua la vittima cauterizzando la ferita all'istante, asportando anche organi interni e parti di materiale biologico. Il sangue delle vittime stranamente non coagula.

    La più frequente descrizione è quella di un essere che si muove con postura eretta ma leggermente curvo, che procede a balzi lasciando impronte a tre polpastrelli, con arti allungati terminanti in tre dita artigliate, viso appuntito e lungo con occhi rossi e allungati, due fori al posto delle narici, piccole orecchie appuntite e presenza di squame anch'esse appuntite come quelle dei coccodrilli sul dorso e sul capo oppure c'è chi dice sia invece ricoperto di peli ispidi e lunghi sul corpo. Queste squame sarebbero fatte vibrare dall'essere e produrrebbero un suono particolare, ascoltato dai testimoni in concomitanza con l'emissione di un odore sgradevole.

    I recenti ritrovamenti di carogne nell'America Latina (Messico e Cile soprattutto) e la cattura e uccisione in Texas del Caneratto pigmeo o Canerado, meglio noto come Chupacabras, dimostrerebbe l'esistenza di questo essere, che perciò non sarebbe, come finora ipotizzato, solo il frutto di miti, fantasie o leggende. La cosa più curiosa e che attrae maggiormente gli zoologi e i criptozoologi non è solo il suo aspetto, ma il fatto che non si è riusciti ancora a spiegare la rapida diffusione sull'intero suolo americano di questa specie. Ci si chiede se la curiosa creatura dall'aspetto di coyote-wallaby sia stato importato (ciò potrebbe condurrebbe all'istituto libico Bive tecnos), o se sia stato creato attraverso esperimenti di laboratori americani.

    March, 2007

    Leggende d'oriente

    La ragazza con la testa di cavallo

     


    Una volta,tanto tempo fa,c'era un vecchio che parti' per un viaggio.
    A casa non era rimasto nessuno se non la sua unica figlia u uno stallone bianco.
    Ogni giorno la ragazza dava da mangiare al cavallo.
    Nella sua solitudine,aveva una grande nostalgiadi suo padre.
    Cosi' un giorno disse per scherzo al suo cavallo:"Se mi riporti mio padre,ti sposo".
    Il cavallo,non appena ebbe udite queste parole,dette uno strattone alle redini e corse via.
    Corse senza mai fermarsi finche' non giunse nel luogo dove si trovava il padre della ragazza.
    Quando scorse il cavallo,il vecchio ne fu piacevolmente sorpreso, lo afferro' per le briglie e gli monto' in sella.
    Il cavallo scalpitava per riprendere la via di casa,nitrendo senza sosta.
    "Questo cavallo non mi convince"penso' il padre."A casa deve essere successo qualcosa".
    Mollo' dunque le redini e cavalco' verso casa.
    Il cavallo era stato tanto bravo che gli dette da mangiare in abbondanza.
    Ma lo stallone non tocco' cibo e,quando vide la ragazza,le si avvento' contro provando a morderla.
    Il padre,meravigliato,chiese spiegazioni alla figlia,che gli disse tutta la verita'.
    "Non devi parlarne ad anima viva"disse il padre,"altrimenti chissa' cosa direbbero di noi".
    Poi prese la sua balestra e sparo' al cavallo.La sua pelle,tuttavia,la mise a seccare nel cortile,poi riparti'.
    Un giorno la figlia ando' a passeggio con una vicina.
    Quando furono nel cortile inciampo' nella pelle del cavallo e disse:"Una bestia irragionevole come te...e volevi sposare una fanciulla!Ti sta proprio bene essere morto".
    Ma prima che avese finito di parlare la pelle del cavallo si mosse e si alzo'.Avviluppo' la fanciulla e corse via.
    Sconvolta,la vicina corse dal padre della ragazza e gli riferi' l'accaduto.
    La cercarono ovunque,ma era scomparsa.
    Finalmente dopo qualche giorno,la ragazza nella pelle di cavallo fu vista tra i rami di un albero.
    Pian piano si trasformo'in un baco da seta e divenne una crisalide.
    I fili in cui si avvolgeva erano forti e spessi.
    La vicina prese la crisalide e aspetto' che si aprisse;poi tesse' la seta,traendone buon profitto.
    I parenti della ragazza pero' ne sentivano la mancanza.Un giorno ella apparve tra le nubi in sella al suo cavallo,e disse:"Mi e' stato affidato un incarico in cielo,quello di presiedere alla coltura dei bachi da seta.Non dovete sentire la mia mancanza".
    Allora in patria le costruirono un tempio e ogni anno,nel tempo dei bachi da seta,le offrono sacrifici in cambio della sua protezione.
    E' detta la dea con la testa di cavallo.

    March, 2007

    Il quinto Sole


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    Il Quinto Sole


    Gli Atzechi dell'antico Messico, credevano che ci fossero quattro mondi, prima
    che il nostro  venisse creato, ognuno illuminato dal suo proprio sole. C'era il sole dei Giganti, il sole del Vento, il sole della Pioggia e il sole dell'Acqua, sotto il dominio del quale la terra fu distrutta da una grande inondazione. In seguito, gli dei crearono una nuova terra e la riempirono di persone, animali e piante. Gli dei si riunirono insieme nell'oscurità per decidere come creare un quinto e ultimo sole. Decisero che uno di loro avrebbe dovuto dare la sua vita per diventare quel sole, e chiesero se ci fossero volontari. Due tra gli dei si fecero avanti. Uno di loro era l'orgoglioso Tecuciztecatl, gonfio di vanto, e l'altro era il modesto Nanahuatzin, che soffriva per una malattia. Quando venne il giorno del sacrifico, Tecuciztecatl era splendidamente vestito di un abito d'oro, e indossava collane di giada e corallo. Nanahuatzin si era messo un vestito fatto di carta. Gli altri dei si riunirono intorno a un enorme fuoco, che era acceso da quattro giorni, ed esortarono Tecuciztecatl a saltarci dentro. Ma il dio vanitoso era tutto parole e niente fatti. Per quattro volte corse incontro alle fiamme e quattro volte si fermò proprio al limite del fuoco.
     
    Allora gli dei si arrabbiarono e chiamarono Nanahuatzin. Egli non esitò un secondo, anzi corse dritto nel cuore delle fiamme e venne subito carbonizzato. Pieno di vergogna nei confronti del suo rivale, alla fine Tecuciztecatl affrontò anche lui il fuoco, e anche lui morì. Tutti gli dei guardarono il cielo, che stava diventando di un colore rosso vivido. Alto sull'orizzonte da  oriente Nanahuatzin, non più figura semplice e malata, bensì splendido sole, bersagliava la terra coi i suoi raggi di luce. Gli dei gli diedero nome Tonatiuh e fu lui il quinto sole. Ma che stava succedendo? Un altro sole, brillante quanto Tonatiuh, stava levandosi a oriente. Era Tecuciztecatl, il dio orgoglioso, ma vigliacco. Gli altri pensarono che due soli avrebbero illuminato la terra troppo intensamente, perciò uno di loro scaraventò un coniglio sulla faccia di Tecuciztecatl. Questo lo rese più fioco, e  fu così che divenne la luna. Quando c'è la luna piena, si può ancora vedere il coniglio sulla sua faccia. Ora c'erano un sole e una luna, ma privi di moto. Bisognava che tutti gli altri dei morissero perché il sole si muovesse nel cielo. Ed è così che il quinto sole divenne quello che ancora oggi vediamo.


    March, 2007

    Pandora

     Il mito di Pandora

    Zeus, infuriato dal furto del fuoco divino commesso da Prometeo, decise di punire questi e la sua amata creazione: il genere umano. Prometeo venne incatenato ad una roccia ed ogni giorno un'aquila gli divorava il fegato: l'organo ricresceva durante la notte e così, la mattina successiva, il tormento riprendeva. Per punire gli uomini Zeus ordinò ad Efesto di creare una bellissima fanciulla, Pandora, alla quale gli dei donarono grazia e ogni sorta di virtù.

    Ermes, che aveva dotato la giovane di astuzia e curiosità, venne incaricato di condurre Pandora dal fratello di Prometeo, Epimeteo. Questi nonostante l'avvertimento del fratello di non accettare doni dagli dei, sposò Pandora. Ella aveva con sé un vaso regalatole da Zeus, il quale le aveva ordinato di lasciarlo sempre chiuso. Ma, spinta dalla curiosità, Pandora disobbedì: aprì il vaso e da esso uscirono tutti i mali del mondo che si abbatterono sull'umanità. Sul fondo del vaso rimase solo la speranza, l'ultima a morire.

    Il Vaso di Pandora

    Nella mitologia greca, il vaso di Pandora è il leggendario contenitore di tutti i mali che si riversarono nel mondo dopo la sua apertura.

    Secondo il racconto tramandato dal poeta Esiodo ne Le opere e i giorni, il vaso (pithos, πίθος in greco antico) era un dono fatto a Pandora da Zeus, il quale le aveva raccomandato di non aprirlo. Pandora, che aveva ricevuto dal dio Ermes il dono della curiosità, non tardò però a scoperchiarlo, liberando così tutti i mali del mondo. Sul fondo del vaso rimase soltanto la speranza (Elpis), che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso venisse chiuso di nuovo. Prima di questo momento l'umanità aveva vissuto libera da mali, fatiche o preoccupazioni di sorta, e gli uomini erano, così come gli dei, immortali. Dopo l'apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale finché Pandora lo aprì nuovamente per far uscire anche la speranza.

    Con il mito del vaso di Pandora la teodicea greca assegna alla curiosità femminile la responsabilità di aver reso dolorosa la vita dell'uomo: per questo motivo il personaggio di Pandora non è dissimile da quello di Eva nel mito biblico della Genesi.

    Oggi l'espressione vaso di Pandora viene usata metaforicamente per alludere all'improvvisa scoperta di un problema (o una serie di problemi) che per molto tempo erano rimasti nascosti.

    March, 2007

    Stonehenge

     

    Stonehenge

     

     

    Secondo la leggenda, fu il famosissimo mago Merlino ad erigere Stonehenge per servirsene come “osservatorio delle sette porte e delle sette finestre”. Sembra sia riuscito a trasportare fin lì pesanti massi, prelevati in Irlanda dal “posto dove ballano i giganti”, grazie all’aiuto di forze magiche. Oggi si sa che Stonehenge è molto più antico del mago Merlino: è stato realizzato in più fasi e la più antica risale al 2800 a.C. I suoi massi provengono da una cava sulla costa occidentale del Galles, a circa 380 chilometri di distanza di strada carrabile dal luogo in cui fu eretto Stonehenge. Nessuno, infatti, è ancora riuscito a spiegare come uomini dell’età della pietra abbiamo potuto trasportare un carico così grande.

    Esperti geomantici hanno definito questo posto “ombelico geomantico dell’Inghilterra”, poiché effettivamente sorgeva all’incrocio di tre antichissime “vie reali” inglesi: la Harroway, la South Down Ridgeway e la Icknield Way, strade esistenti da prima dell’arrivo dei Romani e che attraversano il paese da Nord a Sud e da Ovest a Est. Alcuni archeologi suppongono che Stonehenge fosse un luogo centrale di culto dove i fedeli affluivano in occasione delle feste durante le quali erano celebrati i misteri. Tali solennità erano presiedute da una dinastia di alti sacerdoti o di arcidruidi, di cui l’ultimo rappresentante pare sia stato appunto il mago Merlino.

    Quando l’astronomo Gerard Hawkins analizzò la costruzione dal punto di vista astronomico, scoprì che l’intero complesso non è altro che un gigantesco computer astronomico preistorico, che consentiva ai nostri antenati di fare complicati calcoli celesti (per sapere ad esempio dove si trovavano le stelle fisse, le date più importanti, nel corso dell’anno, della loro posizione rispetto allo Zenith, la posizione della Luna e del Sole); essi avevano escogitato perfino un sofisticato sistema di linee di collegamento fra sassi e tumuli funerari, che consentiva loro di prevedere le eclissi di Sole e Luna.

    A giudizio del filosofo e geomante John Mitchell Stonehenge non è solo un tempio del Sole e della Luna, ma è un “Modello dell’Universo”. Nel solstizio d’estate, effettivamente, mettendosi al centro del cerchio di pietre, il sole appare sopra lo “Heelstone” (la pietra del sole, dal celtico heol “sole”), un megalitico collocato fuori dalla costruzione che consente, avanzando lungo l’asse del tempio, di penetrare nel santuario interno. Con questo “ingresso”, forse inteso a quei tempi come “trizio femminile”, avvenivano le “nozze sacre” fra il Cielo e la Terra. Da questa unione nascevano energie che, irradiandosi lungo le ley lines, che sono le vie percorse dalle energie della Terra, giungevano in ogni parte del mondo, rinnovandone la fecondità.